Senza pietà (per nessuno)
Migranti, a Prato il business del traffico di clandestini finisce nel sangue: pakistano strangolato per soldi da un “collega” e abbandonato in autostrada
Dietro la narrazione buonista dell’integrazione a ogni costo, emerge ancora una volta il volto feroce di una criminalità straniera che non conosce confini, né pietà. Le indagini della Procura di Prato sull’omicidio di Ijaz Ashraf, il 26enne pakistano strangolato con un cavo elettrico e “scaricato” in un fossato lungo un’autostrada ungherese, squarciano il velo su una realtà inquietante. Una realtà che prolifera all’ombra delle nostre città: quella dei trafficanti di uomini.
E non si tratta solo di una “disperazione” astratta. Ma di un business spietato gestito da bande criminali che si contendono il bottino del traffico di migranti tra Ungheria, Austria e Germania. Tra ricatti. Estorsioni. E Mercedes “da battaglia” acquistate per trasportare i clandestini, il caso Ashraf è l’ultima conferma di come il permissivismo sulle frontiere – e l’accoglienza coatta professata da buona parte delle sinistre d’opposizione –. E spinta alle sue estreme conseguenze, abbia trasformato l’Europa in una terra di nessuno. Un terreno d’elezione in cui i “nuovi schiavisti” regolano i conti tra Prato e Budapest. Con una violenza senza tetto, né legge.
Prato, omicidio nel traffico di migranti: la Procura indaga sullo strangolamento di un pakistano
E allora veniamo alla vicenda che arriva da Prato, dove la Procura cittadina procede per i delitti di estorsione e di omicidio ai danni di Ijaz Ashraf, cittadino pakistano nato il 10 ottobre 1996. Ucciso per strangolamento con l’utilizzo di un cavo elettrico di plastica. Le indagini sono state avviate a seguito della denuncia per scomparsa presentata da due cittadini pakistani, indicati come Alfa e Beta, nel comunicato diffuso dal procuratore Luca Tescaroli. I quali, il 6 settembre 2023, si sono presentati spontaneamente agli inquirenti. I due hanno riferito che dalla sera del 4 settembre 2023 non avevano più notizie del loro amico Ijaz Ashraf. Manifestando persino timori per la sua incolumità…
La vicenda del pakistano ucciso e del suo corpo abbandonato in Ungheria nel 2023
Secondo quanto dichiarato, Ashraf era coinvolto, insieme a un altro connazionale pakistano, nel trasporto di migranti clandestini dall’Ungheria verso l’Austria e la Germania. L’attività illecita – riferisce sul punto l’Adnkronos – veniva svolta utilizzando un’«autovettura Mercedes Classe C. Un’auto acquistata da Ashraf e dal suo complice. Negli ultimi giorni, tra i due erano insorti forti contrasti economici legati al traffico. Diverbi culminati in ripetute minacce di morte rivolte ad Ashraf, anche tramite comunicazioni telefoniche su WhatsApp. Alcune delle quali ascoltate in diretta dagli stessi Alfa e Beta».
Le testimonianze a verbale e i sospetti e i dubbi degli inquirenti
Di più. Alfa avrebbe riferito di aver visto per l’ultima volta la vittima la sera del 4 settembre 2023, quando Ashraf gli aveva confidato di essere molto arrabbiato con il connazionale per aver ricevuto meno soldi del previsto. E verbalizzando di fatto il timore di essere stato truffato. Beta, a sua volta, avrebbe confermato il traffico illegale di migranti, precisando che la Mercedes, definita «vecchia», era stata acquistata proprio per esercitare tale attività. Non solo. Avrebbe inoltre aggiunto che, circa una settimana prima, i due avevano avuto una violenta discussione perché Ashraf voleva rivendere l’autovettura, incontrando l’opposizione dell’altro, che lo aveva minacciato di morte.
Omicidio nel traffico di migranti, l’analisi dei tabulati telefonici
Dall’analisi dei tabulati telefonici è emerso che il telefono in uso a Ijaz Ashraf è stato localizzato per l’ultima volta la mattina del 5 settembre 2023 nei pressi della città di Bologna, in prossimità dell’autostrada A1 nel tratto Firenze-Bologna, per poi risultare spento. È stato inoltre accertato che la vittima, intimorita, si era trattenuta presso un amico a Ferrara.
E ancora. Gli accertamenti sulle utenze telefoniche dei due denuncianti hanno fatto emergere ulteriori elementi, spiega la Procura. Il telefono in uso a uno di loro, tra il 4, il 5 e il 6 settembre 2023, si è spostato da Prato in direzione Nord-Est fino al confine con la Slovenia, uscendo dall’Italia e agganciando prima la rete telefonica slovena. Poi quella ungherese nella notte tra il 5 e il 6 settembre. Per rientrare infine in Italia la mattina del 6 settembre 2023, e fare ritorno a Prato. Dall’esame dei tabulati dell’altro denunciante è emerso invece che, dalle ore 17.30.18 del 5 settembre 2023 alle ore 23.24.44 dell’8 settembre 2023, la sua utenza ha effettuato in modo costante chiamate senza risposta della durata di zero secondi verso il telefono intestato alla vittima. Come se fosse stato attivato un servizio automatico di chiamata…
