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Metal detector all’ingresso delle scuole e inasprimento delle pene: la maggioranza degli italiani dice sì

Sondaggio Only Numbers

Metal detector all’ingresso delle scuole e inasprimento delle pene: la maggioranza degli italiani dice sì

Secondo i dati pubblicati da La Stampa, quasi il 60% degli intervistati è d'accordo con i controlli fuori dagli istituti e il 55% si dice favorevole all'innalzamento delle sanzioni. Zecchi su La Verità: giovani più fragili anche a causa della cultura woke

Politica - di Eva De Alessandri - 26 Gennaio 2026 alle 11:01

Perché un ragazzo sente il bisogno di portare un coltello? Per rispondere a questa domanda Il quotidiano La Stampa ha pubblicato il sondaggio realizzato da Only Numbers: per il 37,5% degli intervistati le cause di questi episodi vanno ricercate in un mix di fattori sociali e culturali (20,0%), nella mancanza di regole e di controllo (17,9%), nei problemi legati alla famiglia di provenienza (12,2%), fino alle responsabilità individuali (4,0%) ed economiche (3,0%).

Inasprimento delle pene: contrari molti elettori Pd e Avs

Sulle risposte da adottare, il 55,0% dei cittadini intervistati ritiene che l’inasprimento delle pene possa essere uno strumento utile, mentre solo il 32,7% si dice contrario. Una contrarietà che riguarda soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni (55,2%) e da una parte consistente dell’elettorato delle opposizioni: il 58,2% tra gli elettori del Partito Democratico, il 71,6% tra quelli di Alleanza Verdi e Sinistra e il 70,5% tra i sostenitori di Azione.

Metal detector: proposta tornata di attualità

Sull’ipotesi dei metal detector all’ingresso degli istituti scolastici, tornata negli ultimi giorni di attualità grazie alla proposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Valditara, il 59,2% degli intervistati si è dichiarato favorevole, con un consenso molto alto tra gli elettori della maggioranza (77,7%). Più tiepido ma comunque molto numeroso il favore tra gli italiani che si dicono dell’opposizione (44%). Colpisce il dato dei giovani tra i 18 e 24 anni che si dice contrario per il 65,6%.
Resta forte, in ogni caso, la richiesta di un intervento su più livelli. Un cittadino su due (52,7%) infatti è convinto che le istituzioni debbano agire su più fronti, dal rafforzamento delle misure di controllo e sicurezza (22,4%) alla prevenzione e supporto psicologico (17,1%).

Zecchi: giovani più fragili? Cultura woke ha sue responsabilità

Intanto sul quotidiano “La Verità” il filosofo e scrittore, Stefano Zecchi, già docente di Estetica a Milano risponde a quella che si sta rivelando nelle ultime settimane la domanda delle domande: “le nuove generazioni sono più fragili?” E la risposta di Zecchi da avvio alla riflessione più profonda: «Ho sempre pensato che questa mancanza di solidità dipenda dall’assenza del padre, che oggi viene demonizzato in quanto simbolo patriarcale. La cultura “woke” ha le sue responsabilità. Nessuno vuol tornare alla famiglia ottocentesca, dominata dal padre padrone. Ma oggi fare il padre autorevole è diventato quasi un reato. E la figura del padre non è stata sostituita da nessun’altra. Senza questa figura, tutto diventa possibile. Una certa cultura di sinistra nega il problema, così non va nemmeno alla ricerca di soluzioni». E con “figura del padre”, Zecchi si riferisce in generale al rispetto dell’autorità, che «contiene i valori fondanti di una società, e diventa essenziale rispettarla».

Giovani e coltelli: problema di integrazione fallita

Zecchi ha comunque la sua posizione e la sua convinzione su quello che rappresentano i fatti di cronaca che vedono protagonisti i giovani e i coltelli e la racconta al quotidiano diretto dal Belprietro senza giri di parole: «Credo che anzitutto sia un problema di integrazione fallita. Nelle aule si fa sentire sempre di più la presenza di extracomunitari, di prima o seconda generazione» perché «La cultura del coltello non è italiana. Lo era ai tempi del “compare Turiddu”, oggi è superata». Quindi per Zecchi la violenza giovanile è una prima conseguenza di un problema migratorio sfuggito di mano: «Non esiste un criterio valido a priori che garantisca l’integrazione. Si naviga a vista».

In Italia il problema è solo all’inizio

E di fronte al crescente numero in Italia di ragazzi che detengono armi «improprie», coltelli, tirapugni, eccetera, che tuttavia è molto lontano dalle cifre di altri Paesi europei, Zecchi avverte «In Italia il problema è solo all’inizio, ma ci stiamo adeguando alle realtà europee che da decenni cercano di convivere con i problemi legati all’integrazione. Qualcuno dice che il problema si risolverà da solo? Io rispondo che le visioni ottimistiche non aiutano, e ci impediscono anche di comprendere il valore delle differenze». Infine per Zecchi l’altro grande fallimento è ‘la metropoli’: «La grande città è stato un mito novecentesco. E oggi è un’illusione pensare che possa essere un luogo di emancipazione e di progresso. Anzi, è il simbolo di un fallimento di sviluppo e integrazione. E Milano è un esempio drammatico di questa deriva».

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di Eva De Alessandri - 26 Gennaio 2026