Affari e politica
Meloni in Oman ha toccato con mano il boom del “Made in Italy”. L’imprenditrice Carannante: “Qui si vince con la qualità”
Il “Made in Italy” piace, la qualità si fa largo in sintonia con il brand tricolore, che anche in Oman è garanzia di investimenti e business. La conferma del legame commerciale saldissimo tra i due Paesi è arrivata anche dai colloqui ufficiali tenuti a Mascate il 14 gennaio scorso tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Sultano Haitham bin Tariq Al Said: entrambi hanno rilanciato con forza la volontà di rafforzare la cooperazione bilaterale nei settori chiave di investimenti, industria e commercio, valorizzando il ruolo delle commissioni miste come strumento operativo per intensificare gli scambi tra i due Paesi.
Il “Made in Italy” che conquista l’Oman
Gli accordi firmati dovranno ora tradursi in iniziative concrete attraverso il Piano di Azione 2026-2030, pensato per dare piena attuazione ai memorandum d’intesa e favorire partenariati strutturati tra settore pubblico e privato. Un passaggio decisivo che segna il salto dalla diplomazia alla progettualità. L’Oman resta un paese spesso lontano dai riflettori mediatici, ma centrale negli equilibri mediorientali ed internazionali: il posizionamento geopolitico, la stabilità politica e la capacità di dialogo ne fanno un interlocutore chiave. Con una superficie poco superiore a quella italiana e una popolazione di circa 5,4 milioni di abitanti, di cui circa il 43% stranieri, il Sultanato ha avviato un percorso di crescita fondato su un ponte tra tradizione e innovazione, sostenibilità e apertura commerciale.
Il sistema economico omanita poggia su un tessuto imprenditoriale dominato da micro e piccole imprese, che – secondo il Centro Nazionale di Statistica e Informazione (NCSI) – rappresentano circa il 90% delle aziende attive. Una struttura diffusa che costituisce la spina dorsale del settore privato e che si inserisce pienamente nella Vision Oman 2040, la strategia di lungo periodo con cui il Paese mira a diversificare l’economia e ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, attirando investimenti esteri qualificati, capaci di portare tecnologia, know-how e competenze, e non solo capitali.
In questo scenario, il Made in Italy si conferma un partner naturale. Il modello produttivo italiano, basato su PMI ad alta specializzazione, flessibilità e qualità, dialoga facilmente con il sistema omanita. Dall’energia alle infrastrutture, dalla meccanica all’agroindustria, dal design al turismo, le imprese italiane sono in grado di offrire soluzioni concrete e competitive.
Non a caso il presidente del Consiglio di Amministrazione della Camera di Commercio e Industria dell’Oman (OCCI), Faisal Abdullah Al Rawas, a margine della visita della premier Meloni, in un’intervista sui media omaniti ha invitato ad un ulteriore sviluppo qualitativo delle relazioni economiche tra Italia e Oman, puntando su investimenti congiunti e partnership di lungo periodo nei settori produttivi e dei servizi.
Il volume di affari tra i due Paesi
L’Italia è già presente in Oman in comparti strategici come energia, telecomunicazioni, infrastrutture, costruzioni e difesa, mentre il commercio resta un pilastro della relazione bilaterale.
Secondo i dati NCSI, a ottobre 2025 il volume degli scambi Italia-Oman ha raggiunto 163 milioni di riali omaniti, circa 366 milioni di euro, di cui circa 339 milioni di euro come valore delle importazioni dall’Italia: un dato in crescita del 17% rispetto all’anno precedente. Metalli e in particolare alluminio, materie plastiche, combustibili minerali e prodotti dell’acquacoltura guidano l’export omanita verso l’Italia, mentre dal nostro Paese arrivano in Oman soprattutto macchinari industriali, veicoli, apparecchiature elettriche ed elettroniche, prodotti chimici e farmaceutici, alimentari e beni di lusso.
In questo contesto si inserisce l’esperienza di Tricolore, il primo Atelier del Made in Italy per prodotti di interior design, fondato nel 2011 da Caterina Carannante. “Siamo orgogliosi di aver portato in Oman oltre mezzo milione di metri quadrati di superfici ceramiche italiane, contribuendo a progetti iconici nel Sultanato come il Mandarin Oriental Hotel, Nikki Beach Resort e Yiti Sustainable City, Diar Ras Al Hadd, l’aeroporto di Mascate, oltre a complessi residenziali di alto profilo come Al Mouj, Barr Al Jissah e numerose ville private”.
«Il prezzo resta un fattore rilevante», aggiunge Carannante, «ma nel tempo abbiamo lavorato per far comprendere il valore della qualità, della sostenibilità e della cultura industriale italiana come volano della trasformazione urbana del Sultanato. Oggi Tricolore è un punto di riferimento per developer, architetti e clienti privati che cercano il Made in Italy”.
La missione di Giorgia Meloni conferma dunque una rotta precisa: difendere e promuovere il Made in Italy come asset strategico nazionale, rafforzando la presenza italiana in mercati chiave e sostenendo le imprese che esportano eccellenza, lavoro e valore. L’Oman è una scommessa concreta, e l’Italia, oggi più che mai, è pronta a giocarla da protagonista.