Scritte che trasudano violenza
«Meloni appesa»: la minaccia che gronda odio e delirio anarchico sui muri di Massa, la firma dei “soliti ignoti” estremisti rossi
Minacce di morte e farneticazioni ideologiche tornano a imbrattare le città della Toscana: la denuncia di Alessandro Amorese, la risposta di Fratelli d’Italia che punta sul coraggio della democrazia
«Meloni appesa»: questo il macabro auspicio firmato col simbolo dell’anarchia, tornato a fare la sua comparsa sui muri di una delle nostre città. Siamo a Massa dove, dalle strade della Toscana, arriva l’ennesimo, inquietante e virulento segnale di quanto sia profondo il solco scavato dall’odio ideologico. Una ostilità e un livore che grondano da un muro del centro cittadino sfregiato da scritte farneticanti che non possono essere banalmente etichettate con la generica dicitura di “atto vandalico”, bensì come l’ennesima incursione dei soliti estremisti “ignoti” che a colpi di vernice tornano a vergare un delirante quanto minaccioso richiamo all’astio e alla violenza. Non solo: nel mirino, per l’occasione, anche il premier Netanyahu insultato e definito «boia».
«Meloni appesa», la scritta che gronda odio estremista sui muri di Massa
Ma non è ancora tutto. Il campionario dell’intolleranza rossa non si ferma qui. Accanto alle minacce alla presidente del Consiglio, compaiono scritte inneggianti alla “resistenza armata” e messaggi di solidarietà per Anan Yaeesh, recentemente condannato per terrorismo. Insomma, sembra proprio il copione già letto del consueto mix esplosivo di un radicalismo rosso extraparlamentare: odio anti-italiano, antisemitismo feroce, e un’allergia patologica per la democrazia.
La scritta, le minacce e le farneticazioni: la denuncia di Amorese
A denunciare l’accaduto è il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, che parla di «minacce al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e farneticazioni ad imbrattare muri e vetrine». E che punta il dito contro le modalità vigliacche di chi preferisce la bomboletta spray al confronto civile. Secondo il parlamentare l’area di provenienza del gesto è quella della «sinistra radicale che si “confronta” attraverso modalità il cui risultato è soltanto quello di offendere e sporcare una zona della città», ha dichiarato l’esponente apuano, ricordando come questi episodi seguano gli attacchi reiterati alla sede locale del partito.
La firma del radicalismo cieco
Non solo. Come noto il caso di Massa non è isolato. Solo poche settimane fa, a Marina di Pietrasanta, era apparso un sinistro «Spara a Giorgia». Tutti “frutti avvelenati” di una narrazione che, a sinistra, continua a dipingere il governo come un nemico da abbattere con ogni mezzo, alimentando le frange più estreme. Perché quando la politica abdica al rispetto dell’avversario, il risultato è anche un muro imbrattato di sangue evocato e minacce di morte.
«Meloni appesa», un clima arroventato, alimentato dai “cattivi maestri”
Tanto che, di contro, in una nota Amorese sottolinea: «Condannando questi atti vigliacchi, ai quali quella sinistra ci ha abituati negli anni, dato che seguono a quelli reiterati e anche molto recenti alla sede di Fratelli d’Italia, ribadiamo con forza che alcuna minaccia od offesa violenta fermeranno il nostro modo di fare politica in modo sano e democratico a Massa».
Concludendo lapidariamente: «È chiaro che non sia accettabile per qualcuno che Fratelli d’Italia sia presente tra e per la gente», chiosa l’esponente di FdI. Aggiungendo in calce: «Se ne faccia una ragione. Perché continueremo a esserlo con sempre maggior convinzione e radicamento». Perché, davanti ai professionisti dell’odio, la risposta resta la politica del fare. Sana e democratica, che non si lascia intimidire da chi vive ancora nel mito degli anni di piombo.