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Alfredo Mantovano

Basta fake e demonizzazioni

Mantovano: “Il referendum non sarà il giorno dell’Apocalisse, il dibattito torni a essere civile”

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio richiama tutti a non eccedere e conferma che è necessario rispettare il confronto democratico

Politica - di Paolo Desideri - 31 Gennaio 2026 alle 13:46

Alfredo Mantovano interviene con autorevolezza nel dibattito sul referendum per la separazione delle carriere giudiziarie richiamando tutti a un senso di responsabilità.

La metafora dell’Apocalisse e il rispetto del popolo

 “La Sacra Scrittura ammonisce a stare vigili perché non conosciamo ‘ne’ il giorno né l’ora’. Dunque, non vi è alcuna certezza che il 24 di marzo dell’Anno Domini 2026 non si scateni l’Apocalisse. Quello di cui sono certo è che se ciò si dovesse verificare, non sarà a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia”. Lo ha affermato il sottosegretario Alfredo Mantovano, alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026 nel Distretto della Corte d’Appello di Napoli. “Il verdetto delle urne, qualunque sarà, andrà da tutti accolto con rispetto, e soprattutto con serenità – ha sottolineato -. Perché verrà da quel popolo italiano, in nome del quale in queste aule tutti voi assicurate la giustizia“.

“Basta fake news”

Secondo il sottosegretario, la demonizzazione si è tradotta nell’uso di “slogan che persino i social network, non sospettabili di vicinanza al governo, qualificano come fake e che in qualche caso sono arrivati ​​a rimuovere”, richiamando affermazioni secondo cui, sulla riforma, “i giudici – cito testualmente – dipenderanno dalla politica”, “la giustizia sarà controllata dal governo”, “il governo pretende l’impunità“, osservando che “sappiamo che non c’è un solo rigo del testo sottoposto al referendum che vada in tale direzione”. Il dibattito, ha incalzato Mantovano , ha persino evocato “il rischio che, una volta approvata la riforma, anche in Italia ci saranno innocenti uccisi dalle forze di polizia come accade a Minneapolis”, o a “lanciare allarmi su presunte attività di spionaggio ai danni dei magistrati italiani per un programma risalente a sette anni fa”, fino a sostenere, ha detto, “in modo incommentabile”, che la riforma “comprometterebbe il contrasto alla criminalità organizzata”. “

“Ritrovare la civiltà del confronto”

Di questa deriva – ha proseguito Mantovano – è sempre più consapevole una parte significativa della magistratura che in modo crescente e pubblico se ne sta dissociando, nonostante ostracismi e interdizioni”. Quindi Mantovano ha lanciato un appello, affinché dopo l’esito del voto “Parlamento, governo e magistratura dovranno riprendere o proseguire il lavoro di leale collaborazione tra istituzioni”.

“La riforma rispetterà le opposizioni”

 Nel caso di una vittoria del sì, ha aggiunto Mantovano, “si prospetta una complessa messa a terra che avrà un peso quantomeno pari al contenuto della riforma”, con la necessità di disciplinare “un organismo nuovo quale la Corte di giustizia disciplinare”, la riorganizzazione del Csm, “le modalità’ di accesso, i concorsi, la scuola di formazione, i consigli giudiziari e molto altro ancora”, assicurando che “il governo non ha la pretesa di proporre al Parlamento le norme attuative senza un confronto tecnico”, Mantovano ha ribadito che anche per la composizione delle liste da cui sorteggiare i componenti laici dei nuovi Csm “si dovrà tener conto delle opposizioni, come è’ sempre avvenuto”, perché “non farlo sarebbe contrario alla Costituzione”.

 

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di Paolo Desideri - 31 Gennaio 2026