Dopo il sisma
L’Aquila vola, Castelli lancia un’altra sfida: combattere lo spopolamento. “Il valore aggiunto sul Pil può valere fino a 4 miliardi”
In una intervista al Giornale il Commissario straordinario alla ricostruzione, del governo Meloni, racconta i risultati ottenuti in questi anni a partire dai numeri importanti sul lavoro. E guarda alla designazione della Capitale della cultura europea 2033
Con l’Aquila capitale della cultura 2026 la ricostruzione non è più un simbolo astratto ma un esempio concreto di rinnovamento e rinascita. E il lavoro che in questi anni il governo sta portando avanti sul fronte della rigenerazione del Centro Italia e dei comuni del cratere è visibile nei fatti e non solo nelle parole. In una intervista al Giornale, Guido Castelli, Commissario straordinario alla ricostruzione, ha spiegato in una intervista al Giornale che «la grande scommessa di questa storia e l’obiettivo più ambizioso che mi sono dato» è diventare un modello contro lo spopolamento: «trasformare il sisma che può diventare un’opportunità per cambiare paradigma e invertire un trend negativo assai diffuso, purtroppo, nelle zone appenniniche e nelle aree interne del Paese».
Riportare gli abitanti nelle aree di origine e offrire l’opportunità di un lavoro
Insomma riportare gli abitanti nelle aree di origine e offrire loro la possibilità di un lavoro vicino casa è lo scopo, con Castelli che ha ricordato come «con il progetto Next Appennino abbiamo erogato 500 milioni, mobilitato risorse per un miliardo, scommesso su 1.500 progetti. Non si tratta di dare soldi a pioggia ma di accompagnare chi vuole ripartire. E decide di investire sulla propria terra. Le ricerche dicono che il valore aggiunto sul Pil del nostro intervento vale 4 miliardi di euro. Cifre che sono davanti agli occhi di tutti e confermano che abbiamo imboccato la strada giusta»
Ingranato la spesa e superati impigli burocratici
Castelli ha anche analizzato lo stato delle cose facendo il punto dei risultati ottenuti dal lavoro fino ad ora messo in campo: «Abbiamo ingranato e la spesa procede. Nel 2025 abbiamo liquidato, con cifre record mai toccate prima, le imprese private che concorrono alla ripartenza dei 138 comuni del Cratere. Questo vuol dire che veti, ritardi, impigli burocratici sono stati superati o sono in via di soluzione». L’area interessata è quella che si colloca a cavallo di quattro regioni: Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Si parla di «circa 4mila nuclei, pari a 10-11mila persone, negli ultimi trentasei mesi. E i cantieri sono finalmente partiti dove erano in ritardo, purtroppo ancora fermi quando sono arrivato qua nel 2023. Naturalmente, c’è ancora molto da fare, ma i segnali che arrivano un po’ da tutti i territori del Cratere sono incoraggianti».
I dati sul lavoro crescono: la notizia migliore
E il segnale che più di altri fa davvero sperare è quello che arriva dal mercato del lavoro, che secondo Castelli «tira. E questa è una notizia che conforta e premia il modello di rinascita e sviluppo a quasi dieci anni dalla prima terribile scossa». «I nuovi posti – ha ricordato il Commissario del governo Meloni – sono passati dai 25.100 del primo trimestre 2022 ai 27.400 del primo trimestre del 2025, con un più 9% e un picco di 30.800 nel terzo trimestre del 2023. Siamo sopra la media nazionale e questa performance sale ancora nei paesi maggiormente devastati dal sisma, nel cosiddetto Cratere ristretto».
Infine l’annuncio: «Stiamo per presentare con il Censis un rapporto sui beni culturali del Cratere. All’orizzonte c’è la candidatura della Civitas appenninica a capitale della cultura europea per il 2033». Insomma la sfida è stata raccolta e il Centro Italia è pronto a vincerla.