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La sinistra ha rovinato anche la Groenlandia e Trump lo ha capito. Dagli scandali dei gamberetti al crollo dell’occupazione…

Le mire americane

La sinistra ha rovinato anche la Groenlandia e Trump lo ha capito. Dagli scandali dei gamberetti al crollo dell’occupazione…

Esteri - di Luca Maurelli - 7 Gennaio 2026 alle 13:59

C’è una frase di un famoso romanzo dello scrittore danese Peter Høeg, “Il senso di Smilla per la neve“, che spiega meglio di tutto perché le rivendicazioni americane sulla Groenlandia affondino in questioni più complesse di quelle militari, economiche e perfino narcisistiche del presidente Donald Trump. “L’inuit al giorno d’oggi in Groenlandia vive al di sotto del minimo necessario per la sopravvivenza, della morte per fame, o di una vita sulle spalle dei parenti“, dice Smilla, in un libro giallo che ha venduto milioni di copie anche perché, per la prima volta, nel 1992, denunciava lo sfruttamento coloniale danese dei groenlandesi: un tema centrale, espresso attraverso riflessioni di Smilla Jaspersen (figlia di una donna inuit-esquimese e di un famoso medico danese) su povertà, modernizzazione forzata e dipendenza economica. La sovranità della Danimarca, e l’indipendenza amministrativa della Groenlandia, non sono ovviamente in discussione, come sottolineato dai vari leader della Ue, Meloni compresa, ma di sicuro quando il presidente Trump parla di annessione, o acquisto, o perfino invasione della nazione artica, lo fa sapendo di affondare il coltello in questioni etniche secolari, malumori sociali, difficoltà di integrazione di realtà culturali e geografiche diversissime di cui la sinistra “ghiacciata” porta grandi responsabilità.

La Groenlandia, gli Inuit e la sinistra sconfitta

Oggi un po’ minaccia e un po’ strizza l’occhio agli “indigeni”, l’America, lusingandoli con la protezione degli “yankee” su tribù abituate a convivere con orsi e pinguini, ma dalla cultura profondissima, che ne ha strutturato identità e dignità sociale, La Groenlandia è un territorio che fa parte della Danimarca, ma è diviso in cinque comuni, con un’importante base aerea militare americana a Thule. Il capo di Stato della Groenlandia è il sovrano della Danimarca, ma l’isola ha una notevole autonomia, non aderisce all’Unione europea, ha un suo parlamento monocamerale  con due rappresentanti presso il parlamento danese e un capo del governo che è il primo ministro della Groenlandia.

Oggi governa la destra, con Jens-Frederik Nielsen primo ministro dal marzo 2025, leader del partito centro-destra Demokraatit e figura carismatica di soli 34 anni, ex campione di badminton e ministro delle miniere: ovviamente non ha nessuna intenzione di fare da sponda a Trump, ma incarna l’anima più “federalista” rispetto alla Danimarca, a dispetto della sinistra che negli anni scorsi aveva assunto una posizione troppo morbida che aveva creato grande disagio nella popolazione – che chiede più autonomia – facendo disastri economici memorabili che hanno favorito il riproporsi delle “mire” americane su quei territori, anche con le argomentazioni di una scarsa predisposizione alla “tutela” dalle potenze non occidentali e sul fronte della sicurezza Nato. Peraltro, va ricordato che anche altri  presidenti americani avevano proposto formalmente l’acquisto della Groenlandia dalla Danimarca, da Andrew Johnson nel 1867 e Truman nel 1946, entrambi democratici, anche se non assimilabili alla sinistra moderna a stelleastrisce.

La crisi economica degli ultimi anni e l’avvento del centrodestra

La sinistra-sinistra (Siumut e Inuit Ataqatigiit) ha governato in Groenlandia fino allo scorso anno, per poi cedere il passo al centro-destra e ai nazionalisti pro-indipendenza dalla Danimarca. Una vittoria arrivata sulla scìa di scandali e flop economici pesantissimi del partito dei post-comunisti.  Nel 2024 una legge governativa  aveva favorito le grandi compagnie straniere sui pescatori locali, scatenando la rivolta della base Inuit, che rappresenta il 90% della popolazione. Ma si veniva già da anni di politiche assistenzialiste che avevano aumentato la dipendenza da sussidi danesi e la colonizzazione straniera. La legge governativa sulla pesca aveva autorizzato le quote flessibili per il commercio dei gamberi (che rappresentano il 90% delle esportazioni e il 50% del Pil) favorendo le grandi compagnie straniere, soprattutto norvegesi, e riducendo le quote ai pescatori Inuit-esquimesi locali. Per non parlare del’ideologia “rossa” che ha imposto limiti allo sfruttamento delle miniere (terre rare/uranio). Ma anche gli indicatori macro-economici fanno segnare, negli ultimi anni, l’aumento dell’inflzione, il calo dell’occupazione, la riduzione del welfare. La destra moderata social-liberale di Nielsen ha promesso riforme, sviluppo economico privato e maggiore indipendenza dai danesi, in contrasto con la sinistra ambientalista e statalista. Legami con la destra italiana? Nessuno. Anzi, uno solo, non da poco. Ieri Meloni ha firmato una dichiarazione congiunta europea del gennaio 2026 contro le idee di “scalata” di Trump sulla Groenlandia, posizione non scontata e  accolta con favore da Nielsen, ma anche dalla premier danese Mette Frederiksen (social-democratica), come “sostegno alla sovranità”. Una posizione non “trumpiana” che ha messo d’accordo Groenlandia e Danimarca, forse ora più aperte anche al dialogo interno.

Del resto, la Smilla di Peter Høeg, che indaga sulla morte di un amichetto dietro la quale – guarda caso – si nasconde un traffico internazionale gestito da una multinazionale –  nel libro aveva colto il “senso” dell’integrazione culturale.  “C’è un solo modo per comprendere un’altra cultura: viverla. Trasferirsi in essa, pregare di essere sopportato come ospite, imparare la lingua. Così, forse, prima o poi, arriverà la comprensione”. Il senso di Smilla per la pace.

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di Luca Maurelli - 7 Gennaio 2026