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La Russa replica a Trump: “Dai comandanti Usa solo elogi per i nostri militari in Afghanistan”

"Coraggiosi e ben preparati"

La Russa replica a Trump: “Dai comandanti Usa solo elogi per i nostri militari in Afghanistan”

Politica - di Marcello Di Vito - 27 Gennaio 2026 alle 10:22

«È un’enorme bugia che qualcuno possa solo immaginare che gli italiani rimasero lontano dal fronte. Conosco bene il modo con cui i nostri soldati si sono impegnati in Afghanistan. I nostri lavoravano in stretta sinergia con gli americani, tutto quello che hanno fatto loro lo abbiamo fatto noi. E i comandanti americani mi hanno sempre fatto i complimenti per come si impegnavano». Ignazio La Russa interviene con una intervista a Repubblica, sulle dichiarazioni di Donald Trump sui soldati alleati in Afghanistan rispetto alle quali il governo italiano non è rimasto in silenzio.

Altro che imboscati, facevano di più del richiesto

«Il concetto che sta dietro» le parole di Trump, «per come l’abbiamo interpretato, è che erano degli imboscati. Invece il loro desiderio era di fare persino di più di quello che veniva loro richiesto» dice La Russa, secondo cui gli Usa conoscevano le difficoltà della missione e l’impegno del contingente italiano, tanto che «la riprova di quello che ti dico, obiettiva, viene da una fonte americana, rivelata da Wikileaks. In un cablo riservato, indirizzato al segretario alla Difesa, si legge che “la missione ISAF rimane una priorità italiana di massimo livello”».

E quando si parla di missioni all’estero il presidente del Senato sa bene di cosa sta parlando, visto che ha rivestito i panni di Ministro della Difesa del governo di centrodestra dal 2008 al 2011 e in Afghanistan a trovare i militari italiani c’è stato. Non parla per testimonianze di altri ma per ricordo personale. E ha negli occhi il coraggio e l’impegno dei militari italiani che operavano in condizioni di pericolo evidenti: «Era una missione militare, che comportava l’uso della forza in continuazione, sia pure in funzione difensiva, per debellare il pericolo in un contesto difficilissimo. E loro non si sono mai tirati indietro, mai, da nessuna missione».

L’unica richiesta erano elicotteri per svolgere meglio il loro lavoro

Italiani coraggiosi e orgogliosi, preparati e pronti a combattere il terrorismo per farsi portatori di pace: «Una volta andai a trovare il contingente in un avamposto a Bala Murghab. C’era un gabbiotto di cemento armato dove dovevano infilarsi, perché dalle montagne continuavano a piovere razzi: quel gabbiotto era l’unico posto sicuro finché non cessava l’allarme. Era talmente pericoloso che lì stavano solo 2 o 3 settimane e poi ruotavano». Giovani uomini che forse talvolta avevano paura ma che come ricorda La Russa «non lo davano a vedere. La prima volta che andai a Farah, un altro avamposto pericoloso, chiesi ai comandanti di lasciarmi solo coi soldati e chiesi loro: come vi posso essere d’aiuto? Di cosa avete bisogno? Mi dissero: abbiamo una sola richiesta, vogliamo più elicotteri per svolgere meglio il nostro lavoro».

Sulle mie spalle trenta bare di soldati. Un dolore immenso

«Sulle mie spalle sono passate più di trenta bare di soldati, che sono andato uno a uno a prendere agli aeroporti quando tornavano. È stato un peso non indifferente, le devo dire, la cosa più dolorosa di tutto il periodo in cui ho fatto il ministro della Difesa» conclude la seconda carica dello Stato.

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di Marcello Di Vito - 27 Gennaio 2026