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Venti di crisi addii al vetriolo nel Pd di Elly Schlein

Fuori tutto, ma non sono saldi

Fuga dal Pd, venti di crisi e porte che sbattono, il 2026 parte con Bartolo e Ruotolo che scaricano Schlein: basta “cacicchi” e inerzia

Tra esodi eccellenti e guerre intestine, il progetto di Elly appare sempre più fragile. Quando persino i simboli del "sentimentalismo" di sinistra scelgono l'addio per non restare intrappolati in «un partito di divisioni e giochi di potere», significa che la deriva è ormai strutturale

Politica - di Chiara Volpi - 2 Gennaio 2026 alle 13:52

Il 2026 del Pd si apre sotto i peggiori auspici. Non è solo questione di sondaggi, ma di una tenuta identitaria che sta letteralmente andando in frantumi. Il Pd di Elly Schlein inizia l’anno perdendo uno dei suoi volti più iconici, quel Pietro Bartolo che per anni è stato il vessillo dell’accoglienza e delle politiche migratorie dem. Mentre sul fronte campano scoppia il caso Ruotolo. Il tutto, sancendo l’amara realtà di un partito che, tra esodi eccellenti e guerre intestine, vede minato il progetto di Elly per il 2026: che appare sempre più fragile e lontano dai sogni di riscossa in cantiere.

E allora la domanda sorge spontanea: quale rivalsa possibile alle urne del 2027 sulle ceneri di stagioni di resa dei conti che minacciano una realtà che i vertici non vogliono o fingono di non vedere? E quando persino i simboli del “sentimentalismo” di sinistra scelgono la fuga da cacicchi e veti incrociati, per non restare intrappolati in «un partito di divisioni e giochi di potere»? La risposta intanto è una: la deriva è ormai strutturale…

Il Pd perde pezzi: Bartolo e Ruotolo mollano la Schlein (sbattendo la porta)

Ma procediamo con ordine, e partiamo dall’addio di Pietro Bartolo, non una semplice uscita di scena. Ma un vero e proprio atto di accusa contro il fulcro portante della gestione Schlein. Il medico che per decenni ha assistito i disperati a Lampedusa ha deciso di dire basta a un partito che definisce «autoreferenziale», e ormai lontano anni luce dai bisogni reali delle persone.

L’atto d’accusa del “medico di Lampedusa”

Bartolo, che ha rassegnato le dimissioni prima dal Pd siciliano e poi dal partito nazionale, non usa giri di parole: denuncia un sistema impegnato esclusivamente in «faide interne e giochi di potere». Per l’ex eurodeputato, la segretaria ha tradito le aspettative proprio sui temi che avrebbero dovuto essere centrali, come i migranti e la lotta ai “cacicchi”. Un fallimento politico e umano che lascia il Pd orfano di quel “paladino dei diritti” che era stato portato a Strasburgo come simbolo da esportare, e che ora se ne va sbattendo la porta in vista delle sfide elettorali del 2027.

Il j’accuse di Bartolo al Pd: «autoreferenziale» e lontano anni luce dai bisogni reali delle persone

E come riferisce Libero tra gli altri in queste ore, il messaggio d’addio con cui l’ex eurodeputato dem saluta i compagni di avventura è di quelli che puntano dritti al cuore pulsante del partito. «Il Pd affonda le sue radici in valori che ho sempre condiviso e che ho cercato di rispettare e promuovere nel corso della mia attività politica. Tuttavia, non posso non constatare come coloro che oggi lo guidano abbiano scelto di metterli da parte, perdendo progressivamente il contatto con la realtà delle comunità locali e con i bisogni concreti delle persone».

Il fallimento della lotta ai “cacicchi” (e non solo)

Per questo (ma forse non solo per questo) Bartolo prima si è dimesso dal Pd della sua regione, la Sicilia. Poi ha deciso che non era più il caso di restare all’interno di una realtà politica che, ha scritto, rappresenta «un partito sempre più autoreferenziale, impegnato ad alimentare faide interne e giochi di potere, a discapito del bene collettivo e delle reali esigenze dei territori». Tanto che, in un’ultima sferzata letale, Bartolo non manca di denunciare come nel Pd odierno prevalga un modo di fare politica «che ha contribuito ad accrescere la sfiducia di cittadine e cittadini, ormai disillusi» da una linea «che troppo spesso li ha lasciati soli».

Di più. Il post di commiato del medico di Lampedusa lascia trapelare (e non proprio tra le righe) un’amarezza che, mista alla delusione, crea la miscela esplosiva di un j’accuse potente quanto devastante indirizzato al Pd. Rispetto al quale, annuncia, continuerà a lavorare in solitaria, lontano dalle truppe cammellate guidate da Elly Schlein.

Caos in Campania: il cortocircuito di Ruotolo

Ma, come anticipato in apertura, Bartolo non è il solo a dissentire e fuoriuscire. Così, se in Sicilia il Pd perde pezzi, in Campania la situazione non è meno drammatica. Sandro Ruotolo, eurodeputato fedelissimo della Schlein, ha aperto una ferita profonda a Castellammare di Stabia. Dimettendosi dal consiglio comunale, Ruotolo ha attaccato frontalmente il sindaco dem del comune in provincia di Napoli, Luigi Vicinanza, accusandolo (a suo dire) di non fare abbastanza nel contrasto alla camorra.

E mentre il caos incombe sul Nazareno, Elly Schlein tace (ancora)…

Ma il primo cittadino non incassa e replica (anche in veste di collega di giornalismo di Ruotolo, oltre che di appartenente alla stessa area politica) e rispedisce le accuse al mittente, con la postilla aggiunta secondo cui le dimissioni sarebbero inutili. Il risultato? Un cortocircuito totale tra colleghi giornalisti e compagni di partito. E con il Pd locale spaccato – frammentato? – in un caos che le opposizioni osservano con comprensibile sgomento. Oltre che stilando l’immagine plastica di un Nazareno che si sgretola dal basso, tra sospetti incrociati e liti condominiali che la segretaria nazionale preferisce, paradossalmente, ignorare. E su cui, ancora una volta, sembra scegliere la linea di un silenzio, che però urla…

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di Chiara Volpi - 2 Gennaio 2026