Un grido d'allarme
Famiglia nel bosco, lo sfogo di papà Nathan che denuncia ansia e traumi dei figli: chi si morde le dita fino a farle diventare rosse e chi è sempre agitato
Il papà dei tre bimbi lancia l'allarme sul disagio dei piccoli: «I miei figli sono distrutti dall'ansia, spesso arrabbiati l'uno con l'altro e litigano tra loro, cosa che prima non facevano». L'intervento di Giorgia Meloni in conferenza stampa: e allora i campi rom?
Non è un caso se alla premier Meloni in conferenza stampa di inizio anno è stato chiesto anche un punto di vista e un commento sulla vicenda della famiglia nel bosco: che per anni ha vissuto in una roulotte nel verde dell’Abruzzo in nome di un ritorno alla natura e alla libertà. Una situazione che si è trasformata nelle settimane in un calvario psicologico per i tre bambini (due gemelli e una bimba di 8 anni), che da quando lo scorso 20 novembre sono stati trasferiti in una casa famiglia a Vasto, sembra aver spezzato l’equilibrio della fratellanza e incrinato le dinamiche familiari (almeno per il momento).
Famiglia nel bosco, il grido d’allarme del papà: «I miei figli distrutti da ansia e litigiosi»
E nelle scorse ore è arrivato forte e alto il grido di papà Nathan: «I miei figli sono distrutti dall’ansia», asserisce l’uomo, descrivendo un quadro di profonda sofferenza emotiva. I bambini, un tempo abituati alla serenità dei boschi e alla vita a contatto con la natura e gli animali, manifestano oggi segni di grave disagio. «Sono in uno stato costante di agitazione. Litigano tra loro, cosa che prima non facevano», spiega il padre. «Sono spesso arrabbiati l’uno con l’altro. E quando per me arriva il momento di andare via, cercano di fare qualcos’altro… Come se volessero sfuggire a ciò che provano. In quei momenti avverto la grande tristezza che c’è in loro. È come se volessero dirmi di non capire perché il loro papà deve tornare a casa da solo e lasciarli lì».
Di più. Stando alla testimonianza dell’uomo, il distacco dai genitori starebbe generando reazioni psicosomatiche e comportamentali preoccupanti. Se uno dei piccoli arriva a rompere i propri oggetti preferiti per sfogare la rabbia, mentre la figlia maggiore «tende a contenere il dolore mordendosi le dita fino a farle diventare rosse», forse bisogna cominciare a prenderne atto…
Nel frattempo, nonostante le difficoltà e le divergenze che potrebbero essere in corso con la moglie Catherine – più ferma sulle sue posizioni –. E a quanto ricostruiscono media e social, forse meno incline ad aperture troppo forti, Nathan ribadisce la volontà di collaborare: «Siamo pronti a rispettare le regole di base per il bene dei bambini. Chiediamo solo di tornare a vivere in armonia con la natura, ma nel rispetto delle norme».
«Siamo pronti a rispettare le regole di base per il bene dei bambini»
E ancora. «Dico sempre loro di essere forti, di prendersi cura l’uno dell’altro – prosegue Nathan –. Gli ripeto di amarli moltissimo, che mi mancano ogni giorno, che tutti stanno lavorando duramente per riportare loro e la mamma a casa. Che non hanno fatto nulla di male e che non è colpa loro quello che sta accadendo. Sottolineando in calce: «Il sistema giudiziario farà il suo lavoro e la verità verrà a galla – puntualizza –. Noi genitori non abbiamo fatto nulla di male e speriamo di poter tornare a vivere felicemente con i nostri bambini, in piena armonia con la natura e la nostra libertà. Non chiediamo altro. E siamo pronti a rispettare le regole di base stabilite per la protezione dei bambini».
Famiglia nel bosco, le accuse dei servizi sociali a mamma Catherine
Di parere opposto sono le relazioni inviate al Tribunale per i minorenni de L’Aquila dagli assistenti sociali. Secondo gli ultimi aggiornamenti, la madre Catherine si starebbe dimostrando «diffidente e infastidita» nei confronti delle attività pedagogiche. La donna si opporrebbe all’istruzione formale il che, unitamente ad altri rilievi pratici, se confermati peserebbero come macigni sull’ipotesi di negligenza genitoriale e mancato rispetto degli obblighi scolastici. Allontanando la possibilità di un ricongiungimento immediato.
L’intervento di Giorgia Meloni: «Un problema di parità di trattamento»
La vicenda è approdata anche sul tavolo della presidenza del Consiglio. Non a caso, durante la conferenza stampa di inizio anno, Giorgia Meloni ha affrontato la vexata questio con una riflessione che va oltre il singolo nucleo familiare. Ponendo una questione di coerenza nell’applicazione delle leggi italiane.
«Se la questione è morale o legata allo stile di vita, allora mi chiedo: e i campi rom?»
Meloni alla platea di giornalisti ha sollevato un dubbio sulla disparità di trattamento: se lo Stato interviene con tale fermezza su una famiglia che sceglie la vita nei boschi per ragioni ideologiche o di “libertà”, dovrebbe agire con lo stesso rigore ovunque si riscontrino condizioni di degrado o mancata scolarizzazione. «Io penso che quando si tolgono dei bambini ai loro genitori si debba avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori. Penso che il caso degli affidi e dei bambini che vengono sottratti alle famiglie siano dei casi che dovrebbero essere nel nostro ordinamento molto estremi» che investano «casi di pericolo, casi di rischi per l’incolumità», precisa la presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di inizio anno rispondendo a una domanda sulla famiglia nel bosco.
E aggiungendo anche: «Se la questione diventa morale abbiamo un problema . Se la questione diventa ideologica, penso che abbiamo un problema. E se la questione diventa stabilire qual è il giusto contesto di educazione, allora qualcuno mi deve spiegare perché dei bambini non possono crescere in un bosco, ma possono crescere in un campo rom, in una baraccopoli, e possono essere mandati a chiedere l’elemosina».
Famiglie in difficoltà e figli separati dai genitori: le iniziative al vaglio del governo
«Il nostro ordinamento storicamente di fronte a una famiglia in difficoltà lavora per aiutare la famiglia in difficoltà, non per aggiungere anche il trauma della separazione. Questo fenomeno, a mio avviso, potrebbe essere un po’ sfuggito di mano. Ed questa è la ragione per cui ho chiesto a Nordio di mandare un’ispezione, così come di avere un quadro complessivo su quanti siano i minori sottratti alla famiglia in Italia. E la cosa incredibile è che non esiste un monitoraggio immediato. Tant’è che noi abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che sta in Parlamento… Credo che sia arrivato il momento di studiare questa questione un po’ più a fondo. Il governo ha messo in campo gli strumenti che sono propedeutici a farlo con il monitoraggio. Ma non escludo che su questo possa essere in futuro necessario un intervento di natura legislativa», ha quindi chiosato la premier sul tema.