Addio al re del rosso
È morto Valentino, l’ultimo imperatore della moda che ci ha nobilitato nel mondo. Meloni: l’Italia perde una leggenda
Cala il sipario sulla vita e l'arte dell'ultimo sovrano delle passerelle che ha esportato l'eleganza e la creatività del made in Italy. Aveva 93 anni, ma la sua impronta geniale e unica, resta indelebile nel tempo e nel cuore di un Paese che ha contribuito ha rendere grande nel mondo
È morto Valentino, e il mondo dice addio al “re del rosso” che ha insegnato al mondo la sovranità della bellezza. Pensavamo che sarebbe stato eterno e invece, a poca distanza dalla dipartita di un altro gigante della moda come Giorgio Armani, a 93 anni ci ha lasciato anche lui. E la premier Meloni, tra i primi a esprimere dolore e sgomento per un addio che pensavamo di poter procrastinare ancora chissà quanto, non manca di rilevare sui social: «Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana. Oggi l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto».
«Con la scomparsa di Valentino l’Italia perde uno stilista di successo, capace di guardare oltre le tendenze e le convenzioni. Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni. Esprimo ai suoi familiari e ai collaboratori cordoglio e vicinanza», sono state le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
E ancora. «Una storia grandiosa di caratura internazionale, di ingegno, professionalità e dedizione al lavoro: Valentino Garavani è stato per oltre mezzo secolo un simbolo indiscusso della creatività italiana. Con quel “rosso” unico, divenuto cifra inconfondibile del suo stile, ha costruito un marchio inarrivabile. Non sarà mai dimenticato», ha dichiarato a sua volta il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Addio a Valentino, l’ultimo imperatore di moda, stile ed eleganza made in Italy
E allora, dopo di lui, il diluvio… Perché con Valentino Garavani che se ne va, non scompare soltanto un dominus dell’alta sartoria. Un artista sopraffino dell’haute couture, o un genio del disegno. Con lui cala il sipario sull’idea stessa di un’Italia capace di guardare il mondo dall’alto di un’eleganza aristocratica, inaccessibile eppure universale. L’ultimo Imperatore della moda si è spento a Roma a 93 anni, lasciando un vuoto che somiglia a quello di un regno rimasto senza eredi. Perché, come si diceva dei grandi monarchi, dopo di lui c’è solo il ricordo di un’era irripetibile.
L’estetica come missione nazionale
Proprio come lui: inimitabile. A partire da quel suo primo punto all’ordine del giorno di sempre: «Ho sempre desiderato rendere belle le donne», diceva con quella semplicità che solo i “grandi” possono permettersi. E ci è riuscito: perché Valentino è stato l’uomo che ha dato un colore a un’emozione: il “Rosso Valentino” non è una sfumatura cromatica. È un manifesto politico di splendore. Una sfida lanciata alla mediocrità del grigio quotidiano.
Non per niente la premier Giorgia Meloni lo ha salutato con parole che ne riconoscono il valore di pilastro dell’identità nazionale: «Maestro indiscusso di stile, l’Italia perde una leggenda». È la fotografia corretta di un uomo che, insieme a giganti come Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld, ha costruito l’architettura del lusso moderno, partendo da quella Sala Bianca di Firenze che nel 1962 lo consacrò al mondo.
Non esiste un Valentino dopo Valentino…
Dopo di lui il diluvio si diceva. Perché non esiste un Valentino dopo Valentino. Sua maestà, “il vittorioso”, come lo aveva ribattezzato Time, è morto oggi a Roma: e la moda non sarà più la stessa. Se Versace ha sdoganato la sensualità. E Armani ha riscritto i codici dell’eleganza. Il signor Valentino è stato il couturier par excellence. «Ho sempre desiderato rendere belle le donne» andava ripetendo. E con merito. Polvere di stelle e Dolce Vita, da apprendista ad artista e custode dei segreti dell’haute couture. Riduttivo, allora, definirlo stilista. Troppo poco parlare solo di “personaggio”. Valentino è stato unico nel suo genere. Una personalità «larger than life», direbbero gli americani: fuori dall’ordinario. E non a caso.
Eppure il suo non è stato un percorso facile. Ma di sicuro un viaggio segnato dal destino. Dagli esordi parigini, al ritorno nella città eterna, passando per l’incontro con Giancarlo Giammetti nel 1960 al Café de Paris, sono le tappe che hanno dato vita a un sodalizio che ha fuso amore, affari e visione. E nell’insieme hanno vestito il mito: da Jackie Kennedy – che scelse un suo pizzo per sposare Onassis –a Liz Taylor. Fino alle otto dive che hanno sollevato l’Oscar indossando una sua creazione.
Fuori controllo e oltre ogni etichetta per definizione: perché il genio non accetta briglie e restrizioni logistiche e di definizione. Era l’uomo dei castelli. Dei carlini inseparabili. Degli yacht e delle sfilate kolossal all’Ara Pacis. Ed era soprattutto l’uomo che pretendeva la perfezione: un abito che non cadeva bene era un tormento notturno. Una macchia sul doppiopetto della sua dignità professionale.
Valentino, un’eredità che non ammette tramonto, un regno su cui non tramonta mai il sole
E ancora, Roma, con i suoi atelier tra via Condotti e Piazza Mignanelli, è stata la sua culla. E il suo trono. Anche dopo il ritiro dalle scene nel 2007, la sua voce ha continuato a risuonare per le strade e nei palazzi nobili della capitale come un monito: la moda non è consumo. È cultura. E la capacità di sognare donne bellissime e sofisticate, proprio come faceva lui a 13 anni davanti ai maxischermi dei cinema di provincia.
Addio all’ultimo grande che ha reso grande l’Italia e il Made in Italy
Per tutto questo, e per mille e uno altri motivi che sarebbe pleonastico elencare, oggi Valentino entra di diritto nel pantheon della storia d’Italia. Accanto ai grandi che hanno reso il nostro “saper fare” un sinonimo di civiltà. Ci lascia il rosso, ci lascia il bianco, ci lascia la “V” che è diventata letteralmente uno stemma nobiliare. Ma soprattutto ci lascia l’insegnamento più prezioso: che la bellezza non è un vezzo. Ma una forma di rispetto verso se stessi e verso il mondo. e allora non possiamo che umilmente inchinarci per il tributo e l’addio a un re che ha amato e nobilitato nell’eleganza Italia e made in Italy. Un mondo che oggi sfila a lutto, ma orgoglioso di aver dato i natali all’ultimo, vero “imperatore del sogno”.