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Dazi e spread giù, economia su: così il governo ha addomesticato le “bestie nere” del commercio e della finanza

La serietà paga

Dazi e spread giù, economia su: così il governo ha addomesticato le “bestie nere” del commercio e della finanza

Politica - di Sveva Ferri - 2 Gennaio 2026 alle 17:05

L’anno economico e finanziario italiano parte con due buone notizie: la drastica riduzione dei dazi Usa sulla pasta e i dati di Unimpresa sul “tesoretto” stimato per il 2026 dal calo dello spread, pari a 7-8 miliardi di euro.

Il taglio dei dazi Usa sulla pasta: una vittoria del governo e del sistema Paese

L’abbattimento dei dazi sulla pasta è stato comunicato dal Dipartimento del Commercio Usa e reso noto dalla Farnesina. Si tratta di un taglio drastico delle aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati. «La rideterminazione dei dazi – ha sottolineato il ministero degli Esteri – è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi» ed «è anche un segno dell’efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive».

Ma c’è anche un altro aspetto, squisitamente politico, della vicenda: la netta sforbiciata è l’ennesima conferma della linea vincente scelta dal governo, e dalla premier Giorgia Meloni per prima, di mantenere sempre una costruttiva linea di dialogo con gli Usa, tanto biasimata dall’opposizione che in questi mesi ha ripetutamente parlato di asservimento.

Lollobrigida: «Il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo»

«La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti», ha commentato il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, sottolineando che «oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo».

FdI: «Il dialogo transatlantico, quando è serio e orientato all’interesse nazionale, produce risultati concreti»

«La forte riduzione dei dazi statunitensi sulla pasta italiana è un risultato che tutela le imprese, il lavoro e le filiere strategiche della nostra Nazione. È la dimostrazione che il dialogo transatlantico, quando è serio e orientato all’interesse nazionale, produce risultati concreti. L’Italia torna protagonista e difende con determinazione il valore del suo Made in Italy», si legge sulle pagine social di FdI.

La soddisfazione dell’Unione italiana food

Soddisfazione per l’esito della trattativa è stata espressa, oltre che dai partiti del centrodestra, dagli stessi produttori di pasta. «Quando il sistema Paese fa squadra i risultati arrivano. Decisiva la collaborazione del ministro Lollobrigida, del ministro Tajani e del commissario europeo Sefkovic», ha commentato l’Unione italiana food, aggiungendo che «la decisione delle autorità statunitensi conferma inoltre che gli Stati Uniti sono un Paese attento all’Italia e alle sorti della nostra economia». Da sinistra, invece, “stranamente”, solo silenzio.

Il calo dello spread: un tesoretto che solo per il 2026 vale tra i 7 e gli 8 miliardi

Anche per quanto riguarda il calo dello spread, ciò che si legge oltre i numeri è che «l’Italia ha ritrovato una traiettoria di credibilità nella gestione della finanza pubblica». A sottolinearlo è stato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, presentando le stime su quanto il nostro Paese risparmierà grazie al fatto che il differenziale tra Bpt e Bund si sia attestato stabilmente intorno a quota 70 punti, molto al di sotto degli anni passati. «La riduzione dello spread e la fiducia degli investitori non sono frutto del caso, ma di un approccio prudente e responsabile», ha aggiunto Longobardi, per il quale «i risparmi ottenuti sul fronte degli interessi dovranno essere destinati in via prioritaria alla riduzione della pressione fiscale, per dare ossigeno a famiglie e imprese e sostenere la crescita».

Unimprese: «Un risultato frutto di un approccio responsabile e prudente»

La riduzione dello spread, ha sottolineato l’Unione nazionale delle imprese, è il segnale «di una maggiore fiducia dei mercati nella solidità dei conti pubblici e nella credibilità della politica economica italiana». Una maggiore fiducia che si traduce in un dato molto concreto: risparmi per miliardi sul debito pubblico. «La riduzione del differenziale e dei rendimenti sui titoli di Stato – si legge in una nota di Unimpresa – sta già alleggerendo il costo medio del debito e potrebbe tradursi, solo nel 2026, in un risparmio cumulato sulla spesa per interessi stimato tra i 7 e gli 8 miliardi di euro».

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di Sveva Ferri - 2 Gennaio 2026