Le prove
Crans-Montana, indagini e polemiche: un video del 2020 chiama in causa Moretti. Un altro la ritrae in fuga con la cassa
«Un ragazzo ancora vivo ma completamente bruciato, seduto sul marciapiede, senza vestiti, con lo sguardo fisso nel vuoto. Il viso sembrava ridotto a uno scheletro. Sembrava un inferno»
«Faites gaffe à la mousse». «Fate attenzione al pannello di schiuma». La frase si sentirebbe con chiarezza in un video amatoriale girato a Capodanno del 2020 all’interno del bar Le Constellation di Crans-Montana. Un filmato che, secondo quanto emerge, è stato acquisito dagli inquirenti che indagano sulla strage del primo gennaio in quel seminterrato di montagna.
Crans-Montana, la strage si poteva evitare
Nel video si vedrebbero bottiglie con bengala sollevate verso il soffitto e si udirebbe la voce di un membro dello staff che avverte per due volte di fare attenzione al pannello fonoassorbente. Proprio quel controsoffitto che, secondo la ricostruzione, avrebbe preso fuoco all’1.30, innescando il rogo che ha causato 40 morti e 116 feriti. E tra loro, anche i nostri sei ragazzi che già dalle prime ore vennero dati come dispersi.
Moretti in fuga con la cassa
I titolari del locale, Jacques e Jessica Moretti, hanno sempre negato di essere stati consapevoli di una situazione di pericolo strutturale. L’esistenza di un filmato come questo potrebbe tuttavia essere valutata dalla Procura per accertare se vi fosse una conoscenza pregressa dei rischi legati all’uso di quei materiali e di effetti pirotecnici in un ambiente basso e chiuso. Si tratta, allo stato, di un elemento sottoposto a verifica, non di una prova definitiva.
Ulteriori valutazioni riguardano altri video acquisiti, comprese le riprese delle telecamere esterne al locale. Secondo alcune testimonianze, una di queste immagini mostrerebbe Jessica Moretti uscire dal bar con un’ustione a un braccio e la caCrans-Montana video Morettissa col denaro. Qualora tali immagini fossero confermate e ritenute attendibili, gli inquirenti potrebbero prendere in considerazione anche l’ipotesi di omissione di soccorso.
Le immagini dopo l’incendio
A decine, poi, i video realizzati dai ragazzi scomparsi o rimasti feriti. In strada, davanti all’ingresso del locale, compaiono corpi ustionati: giovani seduti o distesi sull’asfalto, molti senza più vestiti, la pelle arrossata o annerita dal fuoco. Alcuni sono immobili, altri ancora vivi ma incapaci di muoversi, con ustioni estese al volto e alle mani. «Un ragazzo ancora vivo ma completamente bruciato, seduto sul marciapiede, senza vestiti, con lo sguardo fisso nel vuoto. Il viso sembrava ridotto a uno scheletro», racconta un testimone oggi alla Stampa.
Le immagini interne, invece, mostrano ragazzi accasciati contro i muri, altri a terra, respirare a fatica, mentre dal seminterrato continua a uscire fumo denso. «Sembrava un inferno». I filmati consentono anche di fissare con precisione i tempi: i minuti e i secondi trascorsi tra l’innesco delle fiamme e il flashover che ha saturato l’ambiente di calore e gas incandescenti. Dati fondamentali per valutare se, e quante, vite avrebbero potuto essere salvate.
Secondo alcune fonti, in nessuno dei video finora esaminati si vedrebbero dipendenti del locale intervenire per spegnere le fiamme, interrompere la musica, accendere le luci o guidare l’evacuazione dei presenti.
Controlli e responsabilità istituzionali
Sul piano istituzionale, crescono le polemiche. Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, ha ammesso che da cinque anni non si effettuavano controlli approfonditi sul locale, salvo due interventi legati a un maniglione antipanico. Nel Vallese i controlli antincendio sono di competenza dei Comuni e Crans-Montana li avrebbe delegati a una ditta privata che avrebbe effettuato poche verifiche rispetto al numero complessivo di esercizi.