Tra slam e bleah...
Australian Open o Isola dei famosi? Tra mal di pancia, “Trump dance” e i soliti deliri di Kyrgios, solo Sinner riporta ordine in campo
Chi era convinto che gli Australian Open 2026 fossero solo una questione di dritti incrociati e rovesci lungolinea, si sbagliava di grosso. Quello che sta andando in scena a Melbourne Park somiglia infatti più a un incrocio tra una puntata di Er-Medici in prima linea, e un reality show di terzo ordine. Tra termometri che esplodono, apparati digerenti in rivolta, e il solito contorno (social) di follia tennistica, lo Slam australiano si sta trasformando in un bollettino medico-psicologico che farebbe impallidire un luminare della medicina sportiva. E che sta creando qualche grattacapo non da poco ai commentatori sportivi inviati all’altro capo del mondo…
Australian Open, Paolini e i malesseri azzurri
Il vero protagonista di questa edizione sembra quasi non essere Sinner (che, per fortuna sua, sembra l’unico immune ai virus vaganti). Ma il tratto gastrointestinale. Il caldo infernale di Melbourne sta letteralmente “cuocendo” gli atleti, trasformando i match in una lotta per la sopravvivenza biologica. Prendete Jasmine Paolini: eliminata, sì, ma più dal menù che dall’avversaria. «Sento il cibo qui da quando ho pranzato, non riesco a muovermi», ha confessato la nostra campionessa chiedendo l’intervento del medico. Una scena che abbiamo già visto con Flavio Cobolli e Luciano Darderi, quest’ultimo costretto a una “fuga tattica” negli spogliatoi per motivi fisiologici prima di riuscire a portare a casa il match.
Il dottor Pino Capua è intervenuto dall’Italia con consigli che per quanto possa avere un retrogusto da “dieta della nonna” versione high-tech, in realtà centrano il punto: anguria, cetrioli e niente fritti. Il messaggio è chiaro: se mangi una parmigiana prima di scendere in campo contro Alcaraz a 40 gradi, il risultato non è un ace, ma una chiamata al 118. In un torneo dove si perdono litri di sali minerali, la linea tra la gloria e il tracollo gastrico è sottile come una fetta di avocado.
Moutet: il “Top Gun” (senza occhiali) della danza ruspante
Così, mentre gli italiani combattono con la digestione, il francese Corentin Moutet decide che, se non può vincere contro Carlos Alcaraz, può almeno candidarsi per Ballando con le Stelle(qualsiasi edizione sia al di qua o al di là dell’oceano). Nella sfida persa contro l’imbattibile spagnolo, infatti, Moutet ha messo in scena tutto il suo repertorio di genio e sregolatezza.
Dopo una demi-volée da antologia, il francese ha deciso di staccare la spina della logica: nel secondo set, anziché chiudere uno smash elementare, ha tentato un’improponibile palla corta al volo finita mestamente in rete. Ma il capolavoro è arrivato nel terzo set. Dopo aver vinto uno scambio estenuante, Moutet ha rispolverato una salvifica (ma solo per lui) “Trump dance”, muovendo i pugni avanti e indietro davanti a una Rod Laver Arena tra l’allibito e il risentito, per poi chiudere con un inchino teatrale. Uno showman prestato al tennis? O magari un tennista che esplora altre strade?
Australian Open, Kyrgios e il solito “rosicamento” h24
E poi c’è lui, l’immancabile Nick Kyrgios. L’australiano, che ha rinunciato al singolare per concentrarsi sul doppio con l’amico Kokkinakis (e probabilmente per avere più tempo per twittare contro Sinner), è stato eliminato al primo turno. La sua reazione? Un classico del repertorio: «Le regole sono stupide, non hanno senso, c***o!». Il solito sbotto che, invece che rivolgersi contro se stesso, addita qualunque altra cosa. Un classico del suo repertorio social e contestatario a caso…
Sì, perché l’ormai tramontato Nick non accetta di aver perso al super tie-break contro Kubler e Polmans e punta il dito contro il giudice di sedia e la tecnologia (sai che novità)… «Si può rivedere una palla oltre la rete ma non un servizio? Qui si gioca per milioni di dollari!», ha urlato in conferenza stampa. Il solito paradosso di Kyrgios: un atleta baciato dal talento che passa più tempo a lamentarsi delle “regole ambigue” che a cercare di colpire la palla dentro le righe.
