L'attivista palestinese
Arresto di Hannoun, i legali presentano ricorso al Tribunale del Riesame: decisione entro il 20 gennaio
Secondo gli inquirenti, il denaro raccolto in Europa attraverso diverse organizzazioni benefiche, ufficialmente destinate a scopi umanitari, verrebbe in realtà stornato verso Hamas
Sono stati depositati i ricorsi al tribunale del Riesame contro le misure cautelari e i sequestri nei confronti di sette tra le nove persone nei confronti delle quali la gip di Genova Silvia Carpanini ha disposto il carcere nell’ambito dell’inchiesta della Dda sui fondi ad Hamas.
In carcere il portavoce dei palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, 63 anni, Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud, 52 anni, Raed Al Salahat, 48 anni, Yaser Mohamed Rmdan Elasaly, 51 anni, Riyad Adbelrahim Jaber Albustanjı, 60 anni, Khalil Abu Deiah, 62 anni e Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, 52 anni.
La decisione entro il 20 gennaio
Sono latitanti Mohammed Ismail Saleh Abdu e Osama Alisawi, per loro due è stata chiesta una rogatoria. “I ricorsi – spiega l’avvocato Emanuele Tambuscio all’Adnkronos- sono stati presentati senza motivazioni, con la richiesta di revoca delle misure cautelari e dei sequestri”. “Per quanto riguarda i tempi – prosegue -, il tribunale dovrebbe pronunciarsi entro il 20 gennaio“.
Le accuse a Hannoun di finanziare Hamas
Secondo gli inquirenti, il denaro raccolto in Europa attraverso diverse organizzazioni benefiche, ufficialmente destinate a scopi umanitari, verrebbe in realtà stornato verso il Movimento per le proprie esigenze strategico-militari.
L’inchiesta della Procura di Genova, che ha portato a nove ordinanze di custodia cautelare, delinea i contorni di una cellula italiana, l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (ABSPP), integrata in una più vasta “arena europea”.
Questa rete operativa sarebbe ramificata in Olanda, Francia e Regno Unito, con al vertice Majed Al Zeer, alto funzionario di Hamas. Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun farebbe parte di questo gruppo.
Il sistema si poggerebbe su tre pilastri: una rete operativa, una finanziaria composta dalle charity e una istituzionale. Quest’ultima, attraverso organizzazioni di copertura, avrebbe l’obiettivo di compattare i palestinesi all’estero sotto l’egida di Hamas, isolando l’Olp e l’Autorità palestinese.
I fondi
I numeri che emergono dall’ordinanza sono significativi: oltre il 70% dei fondi versati dall’ABSPP e dalle altre sigle coinvolte sarebbe finito nelle casse di Hamas o entità riconducibili al Movimento. Sebbene le campagne di raccolta fondi promosse dopo i fatti del 7 ottobre 2023 dichiarassero come obiettivo il sostegno alla popolazione della Striscia, per gli inquirenti si tratterebbe di una “destinazione di facciata”. A confermare il sospetto ci sono le intercettazioni: in una conversazione del gennaio 2024, Hijazi Suleiman, stretto collaboratore di Hannoun, ammette chiaramente alla moglie che il denaro raccolto dall’associazione è destinato ad Hamas. Tutte accuse che Hannoun, attraverso i suoi legali, respinge.
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