I fischietti all'indice
Arbitri nel caos: Zappi rischia di perdere la presidenza Aia, Napoli furioso, poltrona di Rocchi a rischio
Il numero uno dell'associazione ha già una condanna sportiva. Polemiche dopo Inter-Napoli con l'espulsione del tecnico azzurro per il rigore ai padroni di casa
Gli arbitri italiani sono nel caos. Il presidente dell’Aia, l’associazione nazionale dei fischietti, Antonio Zappi, è a processo al tribunale federale nazionale e rischia di decadere, mentre non si placano le polemiche su Var e direzioni di gara dopo il big match Inter-Napoli. Con il designatore Gianluca Rocchi che vede a rischio la sua poltrona.
Il processo a Zappi
Iniziata alle 11.30 circa l’udienza del presidente dell’Aia, Antonio Zappi, davanti al Tribunale Federale Nazionale, presieduto da Carlo Sica. Al centro dell’indagine le contestazioni della Procura Figc, che lo ha deferito assieme al componente del Comitato Nazionale Emanuele Marchesi, per le presunte pressioni esercitate sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D, in particolare su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi che – secondo l’accusa – sarebbero stati spinti alle dimissioni per poi essere sostituiti da Daniele Orsato e Stefano Braschi.
Zappi ha già alle spalle due squalifiche per un totale di 10 mesi, in base all’articolo 29 comma 1 dello Statuto Figc e dall’articolo 15 del Regolamento Aia se si dovesse aggiungere un’inibizione superiore a due mesi decadrebbe.
Il Var e Inter-Napoli
Il big match fra Inter e Napoli conclusosi sul 2-2 ha fatto registrare altre polemiche, per la decisione dell’arbitro Doveri, dopo il richiamo del Var, di assegnare il penalty ai padroni di casa. Con un Antonio Conte infuriato ed espulso per le parole, “Vergognatevi!” rivolte al quarto uomo, Colombo. L’ennesima domenica no dei fischietti che ha suscitato un’altra scia di illazioni e di accuse.
Rocchi a rischio
La pessima annata degli arbitri vede finora Gianluca Rocchi, il capo dei designatori di serie A e B, in silenzio. Quando parla, per spiegare le dinamiche delle azioni e degli errori, in realtà scontenta tutti. Le interpretazioni mutevoli e soggettive, che cambiano da partita in partita, vedono la poltrona del designatore a forte rischio per fine stagione.
Le accuse di Capello
Fabio Capello in un’intervista a Marca aveva definito il sistema arbitrale in generale, “una mafia”. Un paragone metaforico sbagliato. Ma non era sbagliato l’appello a sostituire al Var i fischietti con gli ex calciatori ed allenatori, che conoscono molto meglio le dinamiche di gioco.
Ogni domenica assistiamo a novità interpretative, a falli giudicati in un modo o in un altro, a simulatori perdonati. A discrepanze che necessiterebbero di una regolamentazione più limpida. Il Var è diventato a tutti gli effetti il vero arbitro ma la tecnologia invece di risolvere i problemi li aumenta. Lasciando tutti scontenti.