La vicenda paradossale
“Air Force Renzi”, lo scandalo del super-aereo venduto per un euro: si stima un danno erariale da 40 milioni, ma chi paga?
Il danno erariale si stima intorno ai 40 milioni di euro, la differenza tra i circa 54 milioni di euro pagati dallo Stato tra anticipo e canoni prima dello stop del 2018 per l’Airbus A340-500, il cosiddetto “Air Force Renzi”, e quanto sarebbe costato acquistarlo o noleggiarlo a valori di mercato, stimati tra 15 e 30 milioni di euro da una consulenza tecnica depositata alla Procura di Civitavecchia. Ma chi pagherà?
Nessuno, prevede oggi “La Verità“, che ha ricostruito dettagliatamente la vicenda del velivolo di cui l’allora premier, Matteo Renzi, tra il 2014 e il 2016, volle dotare l’Italia, per missioni imprenditoriale di prestigio, diceva: ma dopo anni di semi-inutilizzo, una ventina di voli di Stato, sugli ottanta totale, l’Air Force Renzi nel 2023 l’aereo fu ceduto alla Ethiad, a cui Renzi lo aveva chiesto, per la cifra simbolica di un euro, dopo un impegno complessivo da 168 milioni in otto anni e poche decine di missioni istituzionali.
L’Air Force Renzi e il possibile danno erariale
Chi paga? Certo non l’ex premier, visto che la Procura di Civitavecchia avrebbe archiviato il procedimento penale sull’Airbus perché senza ravvisare estremi della truffa ai danni dello Stato. E la Corte dei Conti che ha ottenuto una consulenza del perito Martinazzo, 117 pagine più quasi 1.900 di allegati, che ricostruisce nel dettaglio l’operazione. Nulla, per adesso. “L’operazione nasce tra il 2015 e il 2016, quando il governo Renzi decide di dotarsi di un aereo di Stato per le tratte intercontinentali. Alitalia Sai è già tecnicamente fallita, ma dal gennaio 2015 è partecipata al 49% da Etihad, che investe 387,5 milioni nel capitale e 172,5 milioni in asset. Per aggirare il divieto di contratti diretti con società extra-Ue, prende forma una triangolazione: Etihad noleggia l’A340-500 ad Alitalia, che lo sub-noleggia allo Stato, in una trattativa che, come emerge dalla relazione di Martinazzo, appare di fatto diretta tra Italia ed Emirati. Il cuore dello spreco sta nei numeri: l’aereo è valorizzato 58 milioni di dollari, contro stime di mercato tra 22 e 35 milioni; a ridosso della firma compare un anticipo di 25 milioni, assente nelle bozze iniziali, che consente a Etihad di rientrare in possesso del velivolo e riaffittarlo allo Stato. Il paradosso è che nel 2018 l’aereo vale poco più di 3 milioni di euro e nel 2023 viene ceduto per un euro simbolico, dopo che lo Stato ne ha anticipato i fondi per permetterne il noleggio. In sostanza, come osserva Martinazzo, lo Stato anticipa i fondi per permettere al locatore di entrare nel pieno possesso dell’aereo che successivamente noleggerà, pagando canoni calcolati su un valore iniziale gonfiato”, scrive La Verità. Prima della rescissione del 2018, lo Stato versa circa 54 milioni di euro ad Alitalia, una quota significativa dei quali finisce a Etihad. “Se l’aereo fosse stato acquistato o noleggiato a valori di mercato, o se il contratto non fosse stato appesantito dall’anticipo e da una valorizzazione fuori scala, la spesa sarebbe stata nettamente inferiore. Da qui la stima prudenziale di almeno 40 milioni di euro di danno”.
L’operazione, all’epoca, fu giustificata come urgente per il presidente del Consiglio e le alte cariche, ma l’aereo non volò quasi mai a causa di problemi burocratici su immatricolazione, piloti e assicurazione. Il sottosegretario Claudio De Vincenti lo definì “urgente e prioritario” per missioni come quelle in Iran o Sud America, inclusi imprenditori. Renzi negò un uso personale, insistendo sul supporto alle imprese internazionali. L’aereo arrivò a Fiumicino ma restò fermo: serviva pista lunga per decolli con pieno carico, piloti dell’Aeronautica non abilitati (addestrati solo sui simulatori), e immatricolazione bloccata (non militare per Etihad, né civile semplice). Costi operativi: 20-25mila euro/ora di volo, più leasing stratosferico (40mila euro/giorno stimati) e hangar. Fu usato pochissimo. Il contratto Alitalia-Difesa (2016) fu rescisso dal governo Conte; l’aereo tornò a Etihad o fu stoccato. Indagine Procura Civitavecchia (2020) per truffa aggravata su sovraprezzo (aereo valutato 5-7 milioni dollari, non 168 milioni), sospettando favore a Etihad (proprietaria parziale Alitalia). Venduto per 1 euro nel gennaio 2023, chiudendo la vicenda.