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Salvini assolto sul caso Open Arms

Difendere barriere non è reato

Open Arms, la Cassazione blinda i confini: l’assoluzione di Salvini umilia il teorema delle toghe rosse. Il centrodestra fa quadrato

La giustizia conferma che proteggere le frontiere è un dovere. E il centrodestra si stringe attorno all'ex ministro dell'Interno dopo la fine di un calvario giudiziario durato cinque anni

Politica - di Lorenza Mariani - 17 Dicembre 2025 alle 20:51

La decisione della VI sezione penale della Cassazione, che ha respinto il ricorso della procura di Palermo confermando l’assoluzione di Matteo Salvini, segna la fine di un calvario giudiziario durato cinque anni. Per il centrodestra e i suoi alleati internazionali, non si tratta solo di una vittoria legale, ma della conferma di un principio politico fondamentale: la protezione dei confini nazionali è un dovere istituzionale, non un reato.

Open Arms, Salvini: difendere l’Italia non è reato

A caldo, il vicepremier Matteo Salvini affida ai social un commento lapidario che riassume l’amarezza di un intero quinquennio: «Cinque anni di processo: difendere i confini non è reato». Un concetto ribadito dalla sua legale, l’avvocato Giulia Bongiorno, che definisce il ricorso della Procura «fuori dal mondo» e sottolinea come questo processo «non dovesse nemmeno iniziare», vista la palese correttezza dell’operato del ministro.

Salvini e il caso Open Arms, il governo fa quadrato, dalla premier Meloni a Piantedosi

Non solo. La premier Giorgia Meloni ha accolto con entusiasmo la notizia, postando una foto che la ritrae con il leader della Lega, con tanto di didascalia eloquente: «La definitiva assoluzione di Matteo Salvini è una buona notizia e conferma un principio semplice: un ministro che difende i confini dell’Italia svolge il proprio dovere. Forza Matteo». E sulla stessa linea si inserisce l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che all’epoca dei fatti era capo di gabinetto al Viminale, e che ha ricordato la collegialità di quelle scelte, mirate esclusivamente a «tutelare l’interesse pubblico». Salutando la sentenza come la fine di una «pagina lunga e dolorosa».

Il fronte istituzionale e internazionale dalla parte del vicepremier

Ma non è ancora tutto, perché le congratulazioni sono arrivate da ogni livello dello Stato e oltre i confini nazionali: Lorenzo Fontana (Presidente della Camera) ha espresso un «affettuoso abbraccio» a Salvini, sottolineando come la decisione restituisca serenità alle istituzioni. Elisabetta Casellati (Ministro delle Riforme), ha a sua volta rimarcato di non aver mai dubitato della correttezza di Salvini, che ha servito il Paese «nel pieno rispetto della legge». Mentre Giuseppe Valditara (Ministro dell’Istruzione e del Merito) ha evocato il concetto del «coraggio» nel proteggere l’interesse nazionale a testa alta.

Infine, non possiamo non segnalare l’intervento di Viktor Orbán (il premier dell’Ungheria), che sulla vicenda politico-giudiziaria ha usato toni durissimi contro l’impianto accusatorio, definendo i cinque anni di processo una «caccia alle streghe politica» contro un patriota, conclusasi con il trionfo della giustizia.

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di Lorenza Mariani - 17 Dicembre 2025