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Le Figaro loda Meloni e irride Macron salvato dall’Italia

Dalla parte degli agricoltori

Le Figaro elogia la centralità di Meloni nel difficile accordo sul Mercosur e irride Macron “salvato” dall’Italia

Il quotidiano sottolinea che l'inquilino dell'Eliseo ha dovuto mettere da parte il macronismo in favore del «patriottismo esigente tipico della premier italiana». Una «conversione che non si può che accogliere con favore»

Politica - di Andrea Verde - 22 Dicembre 2025 alle 13:13

«Grazie Meloni! Che schiaffo in faccia che Emmanuel Macron debba il rinvio della firma dell’accordo di libero scambio con il Mercosur al sostegno del capo del governo italiano, il suo anti-modello europeo». Così scrive l’editorialista di Le Figaro, Guillaume Tabard, che rimarca la centralità di Giorgia Meloni che, con l’avvicinarsi del Natale, è riuscita ad evitare un affronto, da parte di Bruxelles, che avrebbe decuplicato la rabbia degli agricoltori francesi ed europei.

Il livello di tensione a Parigi è altissimo e, mentre il governo si sforza di affrontare la crisi della dermatosi nodulare e il trauma degli abbattimenti animali, l’ottenimento del rinvio a gennaio della firma dell’accordo sul Mercosur, contribuisce ad allentare la pressione sullo stesso Emmanuel Macron. Per Tabard «è un eufemismo dire che, dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, nel giugno 2024, l’occupante dell’Eliseo sembra aver perso il controllo delle politiche pubbliche».

Giovedì scorso Bruxelles è stata avvolta da una densa nube grigiastra, un misto di fumo proveniente da pallet e pneumatici in fiamme. L’aria, satura di gas e lacrimogeni, era diventata irrespirabile in alcune strade dove erano parcheggiati decine di trattori, molti dei quali provenienti dalla Francia. In Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento Europeo, erano scoppiati scontri tra attivisti, agricoltori e polizia belga. Oggetto della contestazione degli agricoltori, il Mercosur e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Secondo l’organizzatore, Copa-Sogeca, l’organismo di rappresentanza dei sindacati agricoli europei, questa manifestazione ha riunito oltre 10.000 agricoltori provenienti dai 27 paesi dell’Unione Europea: 7.300 persone e 950 trattori, secondo la polizia di Bruxelles. Tutti erano venuti per ribadire la loro opposizione al Mercosur, l’accordo di libero scambio tra l’Ue e quattro Paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay).

Nello stesso momento, a pochi passi di distanza, i Capi di Stato e di governo europei si riunivano e Ursula von der Leyen cercava di ottenere una maggioranza qualificata (almeno 15 Stati che rappresentassero il 65% della popolazione dell’Ue) dei Paesi membri a favore dell’accordo commerciale, prima di volare in Brasile per la firma. Ma, mentre il negoziato sembrava a buon punto, una settimana fa, le pressioni esercitate da Francia e Polonia per rinviare l’accordo hanno finalmente dato i loro frutti. Soprattutto perché, mercoledì scorso, hanno ricevuto il tempestivo sostegno dell’Italia.

Giorgia Meloni ha ritenuto che l’accordo non contenesse garanzie sufficienti per il settore agricolo. La Francia ha accolto con sollievo la posizione della premier italiana vista la pressione degli agricoltori francesi alle prese, tra l’altro, con l’epidemia di dermatite nodulare contagiosa, che sta comportando l’abbattimento di migliaia di capi. È stato chiesto un rinvio della revisione dell’accordo al 2026. Giovedì sera, il presidente brasiliano Lula ha annunciato che avrebbe sottoposto ai Paesi del Mercosur (Argentina, Paraguay e Uruguay) la richiesta del Primo Ministro italiano di rinviare la firma dell’accordo. Poche ore dopo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha informato i leader dei 27 Stati membri del rinvio a gennaio della firma del trattato, a causa della mancanza di approvazione da parte della maggioranza qualificata degli Stati membri.

Secondo la corrispondente da Roma di Le Figaro, Valerie Segond, Giorgia Meloni ha dato un significativo impulso affinché tutte le condizioni, a tutela degli agricoltori europei, vengano soddisfatte entro l’inizio del prossimo anno, prima della firma dell’accordo.
Carlo Fidanza, capogruppo di Fratelli d’Italia al Parlamento Europeo, ha ribadito quali siano le condizioni italiane. C’è particolare preoccupazione per quanto riguarda carne bovina, pollame, riso, mais e zucchero: l’Italia non vuole assolutamente che nulla di ciò che è vietato nell’Ue, possa entrare in Europa attraverso le importazioni. Roma chiede impegni scritti giuridicamente vincolanti ai Paesi sudamericani. Coldiretti, inoltre, protesta a Bruxelles contro la riduzione della Politica Agricola Comune nel bilancio UE 2028-2034. Giorgia Meloni, pur consapevole che il blocco sudamericano sia estremamente strategico per Roma e che, dopo un quarto di secolo di trattative, sia giunto il momento di giungere ad un accordo, vuole che gli agricoltori europei siano tutelati.

Meloni, secondo Le Figaro, si sta facendo carico delle preoccupazioni degli agricoltori che temono che il Mercosur possa consentire l’ingresso nel nostro continente di prodotti agricoli che non rispettino gli standard che applichiamo in Europa. Questo va dalla carne trattata con ormoni all’uso di pesticidi vietati in Europa. Tra le preoccupazioni ci sono anche la deregolamentazione del mercato europeo, ma anche il prossimo bilancio della Politica Agricola Comune (Pac), i cui sussidi potrebbero essere ridotti del 22%, la tassa sul carbonio con il conseguente aumento dei costi di produzione: l’apertura del mercato, inoltre, potrebbe minacciare le bioraffinerie europee che producono non solo carburante, ma anche mangimi e fertilizzanti.

«Accettare tutto questo significa accettare la perdita della nostra sovranità alimentare. Dimostrerebbe che l’Europa non sostiene più la sua agricoltura. Non possiamo essere noi i perdenti in uno scambio commerciale quando siamo considerati di interesse generale», protestano le principali organizzazioni agricole europee. «Il nostro problema principale – aggiungono – è la distorsione della concorrenza. In Sud America, il costo del lavoro è più basso e i loro prodotti sono più economici. Sono quindi più attrattivi per l’industria agroalimentare europea. Se inoltre tagliano il bilancio della Pac, sarà più difficile per noi essere competitivi. Se produrre ci costa di più, i consumatori non compreranno più i nostri prodotti, ma quelli importati».

Gli agricoltori vogliono essere ascoltati dalla Commissione Europea. Sostengono che l’agricoltura sia una risorsa fondamentale per le nostre nazioni e che non vada sacrificata. Gli agricoltori non vogliono che l’agricoltura sia usata come merce di scambio contro l’industria che si vuole esportare in Sud America. Guillaume Tabard conclude osservando che questa rinascita di Macron sia avvenuta a spese del macronismo: «Per il bene degli agricoltori – conclude l’editorialista di Le Figaronon si può che accogliere con favore la conversione di Macron ad un patriottismo esigente, tipico di Giorgia Meloni. Per evitare di aggiungere un ulteriore motivo di ostilità nei suoi confronti, questo aggiornamento della sua ortodossia europea era necessario».

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