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Ateneo o centro sociale?

L’Università di Bologna dice no al corso per 15 giovani ufficiali dell’esercito: teme la “militarizzazione”…

Il capo di Stato maggiore Masiello aveva proposto un corso di filosofia per «creare un pensiero laterale nell'esercito e uscire dallo stereotipo». Ma il dipartimento lo ha rifiutato. Bernini: «Una rinuncia alla missione formativa». Crosetto "rassicura" i professori: «Vi difenderanno ugualmente»

Politica - di Luciana Delli Colli - 29 Novembre 2025 - AGGIORNATO ALLE 22:31

Un corso di filosofia per i giovani ufficiali dell’esercito, per aiutare a «creare un pensiero laterale nell’esercito, per dare la possibilità di pensare in maniera differente e uscire dallo stereotipo». È quello che il generale Carmine Masiello, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, avrebbe voluto avviare all’Università di Bologna e rispetto al quale si è sentito opporre un netto rifiuto da parte dell’Ateneo.

Il generale Masiello: «L’università di Bologna ha detto no al corso di filosofia per i miei ufficiali»

«Ho chiesto all’Università di Bologna di avviare un corso di laurea per 10-15 dei miei ufficiali. Non hanno voluto avviare questo corso per timore di militarizzare la facoltà. Non posso giudicare le scelte che competono ad altre istituzioni, però rappresento che un’istituzione come l’esercito non è stata ammessa all’Università», ha raccontato il generale, nel suo intervento agli Stati Generali della Ripartenza a Bologna, parlando di una «cosa che mi ha sorpreso e deluso». «Questo – ha aggiunto Masiello – è sintomatico dei tempi che viviamo e di quanta strada c’è da percorrere, perché la nostra opinione pubblica, in generale, e i giovani, in particolare, capiscano quale è la funzione delle forze armate nel mondo che stiamo vivendo».

Bernini: «Non solo una decisione discutibile, ma una rinuncia alla missione formativa»

Sul caso sono intervenuti tanto il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini, quanto quello della Difesa, Guido Crosetto. Bernini ha sentito telefonicamente il rettore dell’Alma Mater di Bologna, Giovanni Molari, manifestando la sua condivisione della delusione di Masiello. Per il ministro la mancata attivazione del corso «non è soltanto una scelta discutibile, ma una rinuncia alla propria missione formativa». «Un dipartimento (quello di Filosofia, che ha assunto la decisione, ndr) che teme la “militarizzazione” davanti a un percorso di studi – ha sottolineato Bernini – rischia di compromettere la funzione stessa del sapere: aprire, non chiudere; includere, non escludere». «Non esiste libertà senza sicurezza, e non può esserci sicurezza senza una Difesa preparata e capace di leggere la complessità del nostro tempo. Una società che diffida dei propri servitori in uniforme – ha concluso il ministro – dovrebbe interrogarsi sulle proprie fragilità, non sul ruolo delle Forze Armate».

Crosetto: «I professori possono stare tranquilli: quegli ufficiali li difenderanno ugualmente»

Crosetto ha poi voluto “rassicurare” dai propri social «i professori dell’Ateneo di Bologna, che hanno rifiutato di avviare un corso di laurea per alcuni ufficiali dell’Esercito italiano, temendo (così dicono) la (presunta) “militarizzazione” della loro Università». «Possono stare tranquilli: quegli ufficiali che loro oggi rifiutano sdegnati, oggi, domani e sempre, saranno pronti a difenderli ugualmente, ove e in caso fosse necessario», ha scritto su X il ministro della Difesa. «Spero solo – ha aggiunto Crosetto – che, ove e se (Dio non voglia), ciò accadesse, questi professori saranno, almeno moralmente, a fianco delle forze armate che hanno giurato di difendere, sulla Costituzione, sempre e ovunque ogni cittadino italiano. Come fanno già tutti i giorni».

Una «decisione che amareggia»

Di «decisione che amareggia» ha parlato il capogruppo alla Camera di FdI e deputato bolognese, Galeazzo Bignami, mentre la deputata di Forza Italia, Cristina Rossello, si è chiesta «quale è la vera, profonda e più alta missione di una Università, se non quella dell’insegnare e del trasmettere il proprio sapere?». Anche Piero Fassino, forse dimenticando come la sinistra italiana alimenti certe contraddizioni, ha stigmatizzato l’accaduto, sottolineando che «la triste e desolante conferma della deriva del mondo accademico sempre più incline a battaglie ideologiche e manichee anziché essere luogo di formazione e creazione di sapere».

Azione universitaria presenta un’interrogazione al Senato accademico

Azione Universitaria Bologna, poi, ha fatto sapere di aver depositato un’interrogazione in Senato accademico per chiedere chiarimenti. «C’è purtroppo il solito pregiudizio antimilitarista da parte dei Centri sociali violenti, che tengono sotto scacco il Dipartimento – si legge in una nota dell’associazione studentesca – L’articolo 52 della Costituzione ricorda e afferma lo spirito democratico delle forze armate, mentre invece questi violenti si confermano anti democratici e totalitari. Vadano via loro dall’università non l’esercito».

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di Luciana Delli Colli - 29 Novembre 2025