L'editoriale
Garofani appassiti dalla realtà: la destra al governo fa paura solo agli ultrà dello status quo
La clamorosa “non smentita” sul «provvidenziale scossone» per abbattere il governo Meloni da parte dell’incauto consigliere del Colle Francesco Saverio Garofani – frutto dello scoop de La Verità – è la rivelazione di ciò che raccontiamo fin dalla vigilia della vittoria di Giorgia Meloni alle Politiche: esiste una parte di Stato, di nomenclatura, di “apparato”, che non accetterà mai l’avvento di un governo pienamente e orgogliosamente a destra. Così è stato, così è e così sarà.
Costoro, i quali narcisisticamente amano farsi definire come i grand commis, i civil servant (quando spesso e volentieri si tratta esclusivamente di ceto politico riposizionato), speravano in realtà in una crisi lampo: «I sovranisti si schianteranno presto…», si davano di gomito. Evidente e plateale la sottovalutazione nei confronti di Meloni (da quelle parti hanno il difetto di leggere troppi retroscena, credendoci pure) che ha dimostrato di saper innestare l’Italia sui binari giusti: politica estera con la bussola dell’interesse nazionale, capacità di tenere i conti in ordine, tutelando le fasce più deboli e rilanciando l’occupazione. L’esatto contrario dei disastri ottenuti dai super-tecnici, tanto amati dai burocrati di Palazzo, catapultati al governo senza vincere alcuna elezione.
Preso atto che la premier e la sua compagine hanno prospettive di lunga legislatura con la legittima ambizione del “bis”, che cosa possono fare e fanno allora i nostri anti-eroi? Rallentare, sabotare, scardinare l’attività dell’esecutivo. Nella speranza che possa montare in qualche modo l’insoddisfazione e la delusione nell’elettorato. E se non basta nemmeno questo? Come dimostrano, del resto, tutti i sondaggi e la letteratura delle elezioni di ogni ordine e grado? Non resta, come ha ammesso lo stesso Garofani, che «consigliare». Nella speranza di dotare il campo largo a guida Schlein del “quid” che evidentemente non ha: una formula per battere la destra. O in assenza anche di questa – lo vedete Ernesto Maria Ruffini a guidare la riscossa? Non quella delle tasse… – sperare o lavorare a uno «scossone provvidenziale»: una crisi finanziaria, un’altra guerra, uno scandalo, qualcosa…
Tutto questo non perché hanno paura di una fantomatica «deriva illiberale» da parte dei tipi del destra-centro. Questa è la favoletta ripetuta dai gazzettieri di riferimento. Il punto è che questi “apparati” sentono, molto più prosaicamente, che il terreno gli sta crollando sotto i piedi. Per questo perdono pubblicamente e goffamente il contegno: e ciò vale per i “corazzieri” politici del Quirinale (che hanno rischiato, con irresponsabilità, di creare tensioni fra il Quirinale e Palazzo Chigi), per ampi settori delle magistrature, per i burocrati di stanza nei gangli delle istituzioni, per tanti accademici. Parliamo di quella cinghia di trasmissione che ha garantito – insieme al centrosinistra con cui hanno stretto la santa alleanza – il peggior status quo: “nonostante” il voto democratico del popolo.
È chiaro allora che un governo di destra che convince – come abbiamo ribadito sul Secolo d’Italia – mercati finanziari e mercati rionali per loro è una pessima notizia. Così come lo è una premier perfettamente innestata fra i protagonisti della scena internazionale nonché nello spirito del tempo che vede il ritorno della politica al centro del “grande gioco”. Figuriamoci, infine, se questa premier è alla guida di una compagine che dimostra di avere un’idea moderna e dinamica delle istituzioni e ha come «riforma delle riforme» l’obiettivo di una democrazia «decidente».
Per certi “apparati” è decisamente troppo. Perché significa che quella «circolazione delle élite» di cui parlava Pareto non solo si è rimessa finalmente in moto ma non conosce baronati e consorterie a cui inchinarsi. E indovinate un po’ a scapito di chi? Esatto: proprio di quel ceto burocratico e politico che ha introiettato i tratti gattopardeschi del “tutto cambi affinché nulla cambi”. I guardiani dell’immobilismo. I corpi scelti della peggiore sinistra del globo terracqueo.
Contro il disfattismo occorre coesione in entrambi i duenrami del parlamento conta la coesione della maggioramza. Ancora credo occorre pazientare, ma col tempo dovranno caccicarsi tutti i rami improduttivi.
Questi saprofiti della politica si sono sbracciati a proclamare Mattarella il più grande Presidente che l’Italia abbia mai avuto, a ogni scarafone è bella a mamma soia. Ma la domanda delle domande dobbiamo pur deciderci a farcela: ” Perchè il Pd, anche se non vince mai elezioni, è sempre al governo ed esprime sempre il Presidente della Repubblica?” Non solo è sempre al governo ma organizza scientificamente la caduta del governo in carica, anche con metodi che sfiorano il golpe. Fecero cadere il governo Berlusconi giocando sullo spread e cinque minuti dopo la caduta lo spread scomparve dai radar della politica. Scalfaro e Napolitano non hanno mai avuto un ruolo nella caduta dei governi dell’epoca? In Italia la democrazia è gestita come una sceneggiata napoletana ,o come il teatro dei Pupi, da un Pd che è diventato il nemico numero uno della democrazia ( e chiamano fascisti gli altri). L’esempio più recente: questo Garofani ( il crisantemo dela nostra democrazia), riesumazione velenosa della peggior Democrazia cristiana, sedeva tra i banchi del Pd in Parlamento, poi una sapiente manina l’ha portato a sedere sulla poltrona di consigliere del Presidente , in una posizione strategica dove siede insieme alle più alte autorità civili e militari. Insomma, nisciuno è fesso, e abbiamo capito tutti la finalità di quella manina intelligente e anche perchè questi comunisti ,che tutto sono fuorchè democratici, stanno sempre al governo pur perdendo le elezioni. Insomma, stanno sempre in Paradiso anche a dispetto dei Santi.
Si ci sarà lo scossone nel 2927 quando vedranno la destra al 60% dei voti e sta volta e per la prima volta voteremo un presidente che guarda finalmente a destra!!!!!!!!!!!!!!!!!