Il danno e la beffa
Flop dello sciopero generale: adesioni da prefisso telefonico. Ma l’effetto annuncio fa esplodere i disagi
Salvini valuta maggiori preavvisi, adesione preventiva e una cauzione per chi organizza: i cittadini non possono pagare su ogni fronte
I dati sono ancora quelli provvisori, ma le percentuali di adesione allo sciopero generale di ieri sono talmente bassi che si può serenamente parlare di flop. Stando alla rilevazione del “Cruscotto scioperi” del Dipartimento Funzione pubblica alla mobilitazione ha partecipato il 2,63% del personale in servizio, «al netto degli assenti per motivi diversi dallo sciopero».
Il flop nel report del “Cruscotto scioperi” della Funzione pubblica
Nell’intestazione del documento si legge che il monitoraggio fa riferimento allo «sciopero generale proclamato da Adl Cobas, Clap, Sial Cobas, Confederazione Cobas, Cub, Fi-Si, Flai Rs, Usb, Usi, Usi 1912 e Usi Cit»; a quello del comparto scuola, università e ricerca proclamato da Unicobas scuola & università; a quello del settore scuola proclamato da Cobas scuola Sardegna e dal sindacato sociale di base.
Il report, elaborato alle 20 sulla base dei dati inseriti in procedura Gepas, ovvero la procedura telematica obbligatoria per le pubbliche amministrazioni per comunicare i dati relativi agli scioperi del pubblico impiego, parlano di un’adesione delle funzioni centrali al 10,48%, ma si tratta dell’unica percentuale a due cifre, a fronte di numeri che per gli altri comparti non raggiungono quasi mai il 2% e spesso restano sotto l’1%.
Per quanto riguarda le funzioni locali l’adesione registrata si attesta all’1,83%, nel comparto istruzione e ricerca arriva all’1,98%, nelle Province autonome si è fermato allo 0,4%, nelle Regioni a statuto speciale è arrivato all’1,28%, nella sanità si parla dello 0,35%, per la Presidenza del consiglio all0 0,6%, nel corpo nazionale dei vigili del fuoco al 3,83%.
Pure i “duri” metalmeccanici danno forfait: adesioni sotto il 3%
Anche fuori dal pubblico impiego le adesioni risultano scarse. La Verità riferisce che, secondo le proprie informazioni, fra i metalmeccanici la partecipazione non ha superato il 3% sebbene le sigle coinvolte siano state Cobas, Usb, Ugl metalmeccanici, Confsal e altri. Prossima allo zero poi la partecipazione nell’edilizia. Percentuali più alte si sono registrate, invece, nel settore dei trasporti, dove l’adesione media riferita da alcuni sindacati sarebbe stata dell’11-12%, ma con differenze fortissime da città a città: a Roma, secondo quanto riferito da “Roma servizi per la Mobilità” l’adesione tra il personale Atac è arrivata al 25,9%; a Milano tra il personale Atm l’adesione è stata pari a zero. Per quanto riguarda i treni, l’Usb ha riferito di un 30% di cancellazioni.
L’effetto annuncio: per i cittadini il danno e la beffa
L’allarme, dunque, è stato certamente superiore alla resa, ma non ai disagi, visto che molti italiani hanno stravolti i piani della giornata per timore di ritrovarsi in un Paese bloccato che, invece, alla prova dei fatti non c’è stata. E, insomma, come sempre a pagare sono stati i cittadini, che oltre al danno hanno anche dovuto fronteggiare la beffa della sua inutilità.
Salvini: «Più preavviso, adesione preventiva e cauzione per i danni»
Un tema sul quale oggi si è soffermato il ministro Matteo Salvini, parlando di un’adesione al 6%, probabilmente riferita al solo settore dei trasporti. «Come penso di regolamentare il diritto allo sciopero? Penso a un maggior preavviso e a un’adesione preventiva per evitare l’effetto annuncio. Spesso e volentieri il caos non deriva dall’adesione effettiva, ieri intorno al 6%, ma dall’effetto annuncio», ha spiegato, sottolineando che sarebbero opportuni «quindi maggior preavviso, adesione preventiva e, per evitare incidenti come ieri quando teppisti hanno assaltato e distrutto la sede del giornale La Stampa a Torino, anche una cauzione di chi organizza cortei e manifestazioni, che si deve far carico anche dell’educato svolgimento, perché in caso di danni non deve essere l’intera cittadinanza a pagare, ma chi non ha esercitato il controllo sui suoi manifestanti». «Questi sono degli esempi», ha concluso Salvini, ricordando poi che «i giorni della settimana sono sette. Se gli scioperi cadono sempre di venerdì, sarà una sfortunata coincidenza».