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Riforma della Giustizia, i magistrati: tutti premiati in carriera e mai sanzionati. Ecco i numeri di un’inchiesta che fa riflettere

A cercar la "bella casta"

Carriera dei magistrati blindata, i dati svelano numeri bulgari: promozione garantita a quasi tutti e “l’incognita correnti”

I dati sugli avanzamenti e i meriti riconosciuti alle toghe e forniti dal ministro Nordio svelano un sistema di valutazione che premia in media il 98% degli iscritti, sollevando dubbi su riconoscimenti, discrezionalità delle valutazioni, responsabilità e potere

Politica - di Bianca Conte - 4 Novembre 2025 alle 15:07

Dato per assodato che la matematica (dunque neppure quella percentuale) non è un’opinione, la verità risiede spesso anche nei numeri. E quelli relativi alla progressione di carriera dei magistrati italiani raccontano una storia di una “perfezione” quasi statistica, che non trova eguali in altre analisi professionali. Allora, se il dibattito sulla Riforma della Giustizia infuria tra separazione delle carriere e alta corte disciplinare, i dati ufficiali forniti dal ministro Carlo Nordio in risposta a un’interrogazione del deputato Enrico Costa (Forza Italia) mettono a nudo un sistema di valutazione professionale che appare totalmente slegato da merito ed errore. E in questo, Vespa – e quanto da lui sostenuto ieri sera in tv a Quarta Repubblica – docet…

Giustizia, toghe: tutte premiate, lo dicono i numeri: con la media del 98% sono tutti “bravissimi”…

L’analisi copre un periodo di quasi cinque anni, dall’inizio del 2021 fino a ottobre 2025. E i risultati sono “bulgari”, per usare le parole di Costa: su 9.797 magistrati valutati ai fini della progressione in carriera, la media di giudizi positivi si attesta intorno al 98%. In particolare, nel 2021, le valutazioni positive hanno toccato il 99,47%. Mntre negli anni successivi (2022, 2023, 2024 e 2025), la percentuale si è mantenuta stabilmente sopra il 98%. I giudizi negativi o non positivi sono una rarità, oscillando tra lo 0,5% e l’1,3% del totale. Questo significa che, indipendentemente dall’esito della loro attività, i magistrati godono di una progressione di carriera virtualmente automatica.

Toghe e carriera, le valutazioni degli ultimi 4 anni. E se la matematica non è un’opinione…

Ma veniamo alle cifre del fenomeno che riporta oggi Il Giornale nel dettaglio. Eccole: «tra il 1 gennaio 2021 e il 21 ottobre 2025 sono stati complessivamente valutati, ai fini della progressione in carriera, 9797 magistrati con i seguenti risultati. Nel 2021, su 2103 valutazioni totali 2092 sono risultate positive (99,47%), 4 non positive (0,19%), 7 negative (0,34%). Nel 2022 su 2604 valutazioni totali, 2584 positive (99,23%), 9 non positive (0,34%), 11 negative (0,43%). Nel 2023 su 2210 valutazioni totali: 2197 positive (99,41%), 3 non positive (0,13%), 10 negative (0,46%). Nel 2024 su 1658 valutazioni totali: 1639 positive (98,85%), 6 non positive (0,36%), 13 negative (0,79%). Nel 2025, finora, su 1222 valutazioni totali: 1206 positive (98,69%), 6 non positive (0,49%), 10 negative (0,82%)».

Toghe e carriera, l’impunità (e il riconoscimento del merito) alimentano il potere delle correnti?

Dati i numeri, il commento di Enrico Costa non poteva che essere lapidario. E così è stato: «Numeri bulgari. Tutti bravissimi». E ancora: «Di fronte a questi numeri delle due l’una: o sono tutti dei fenomeni ed il nostro sistema giustizia è una macchina perfetta. Oppure il giudizio “positivo” non si nega a nessuno». Di più, testualmente – cita il quotidiano milanese menzionato: «Eppure nell’operare le valutazioni di professionalità il Csm dovrebbe valutare la capacità di ogni magistrato anche alla luce dell’esito della loro attività, come inchieste flop, arresti ingiusti, sentenze ribaltate».

Ecco come scompare l’elemento meritocratico

Oppure – e la domanda sorge spontanea – l’avanzamento si concede per anzianità, e non sulla base dell’attività svolta? Dunque, la tesi del deputato di Forza Italia è chiara, e si ricollega direttamente al dibattito in corso che verte soprattutto sulla vexata quaestio correnti. Se tutti i membri della magistratura vengono valutati come “bravissimi”, l’elemento meritocratico scompare. Lasciando campo libero alla discrezionalità politica delle fazioni interne. In quanto, se sono valutati tutti come eccellenze e operatori meritori e ineccepibili, «le correnti possono fare il bello e il cattivo tempo e scegliere “discrezionalmente” chi nominare ai vertici degli uffici giudiziari. E bravi e meno bravi sono sullo stesso livello»…

I richiamo a un sistema di responsabilità più rigoroso e a un organismo di valutazione che sia terzo

Pertanto, sembra di dedurne che, in un sistema dove non c’è differenza tra chi conduce indagini di successo e chi registra ripetuti flop. Tra chi arresta persone poi assolte, e chi vede le proprie sentenze costantemente ribaltate – come rileva nelle more Costa – l’unica leva per l’avanzamento diventa l'”appartenenza”? In ultima analisi, allora, questi numeri non fanno che rafforzare le ragioni di chi, come Bruno Vespa e Antonio Di Pietro (come detto in un altro nostro servizio), chiede a gran voce un sistema di responsabilità più rigoroso. E un organismo di valutazione e disciplina (come l’Alta Corte) che sia terzo, e slegato dalle logiche interne alla categoria.

 

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di Bianca Conte - 4 Novembre 2025