Meloni: “In Europa la musica può cambiare”. E zittisce la sinistra su superbonus, salari e premierato

24 Mag 2024 17:45 - di Stefania Campitelli

Dal redditometro al superbonus, dal premierato alle europee, dai rapporti con Marine Le Pen alle ‘lezioni’ irricevibili della sinistra sui salari, dalle agenzie di rating all’accordo con Tirana. È un’intervista a tutto campo quella di Maria Latella alla premier Giorgia Meloni al Festival dell’economia di Trento. Sottotitolo del colloquio ‘i dilemmi di Giorgia’. Si parte dal redditometro e dalle speculazioni della sinistra di questo ore dopo il ritiro del decreto.

Meloni: sul redditometro non ho cambiato idea

La premier riavvolge il filo al governo Renzi che normò l’accertamento sintetico (redditometro), poi abolito da Conte provocando un vuoto legislativo. “Voglio vederci chiaro. Bisogna ragionare sulla norma migliore che sia efficace sulla grande evasione, sui fatti intollerabili, e garantisca il cittadino. Io non ho cambiato idea”, precisa Meloni. “Eravamo contrari e siamo contrari. Oggi l’Autorità può muoversi nell’ambito dell’accertamento sintetico con eccessiva discrezionalità, da questo parte il lavoro del viceministro Leo. Che dice: occorre fare una norma che, a garanzia dei contribuenti, non dia dei poteri illimitati rispetto a questo tipo di accertamenti. Una cosa è colpire chi gira col Ferrari e si dichiara nullatenente; altra cosa è infilare nell’ordinamento un’altra norma che vessa il cittadino comune”.

Superbonus, un’emorragia da fermare

I riflettori si spostano poi sul Superbonus. Abolirlo è stata una misura impopolare, forse, “ma quanto arrivi al costo dell’intero Pnrr per ristrutturare meno del 4% del patrimonio edilizio, per di più seconde case, devi dare una stretta”. Dovete fare cassa, suggerisce la giornalista. “Veramente”, sorride Meloni, “non ho bisogno di fare cassa sul Superbonus ma di fermare l’emorragia perché i nostri conti non la reggono. Io sono un persona seria e non mi assumo la responsabilità di mandare avanti una cosa del genere”.

Premierato, vale sempre la pena

Altro dilemma di Giorgia: il premierato. Visti i precedenti, ma chi glielo fa fare? “Ne vale sempre la pena, è una riforma necessaria all’Italia, una misura democratica ed economica. Modificando 7 articoli della Costituzione facciamo una piccola grande rivoluzione perché rimettiamo e il boccino delle decisioni nelle mani dei cittadini. E garantiamo stabilità al governo scelto dal popolo”. Poi c’è un motivo personale, aggiunge strappando un lungo applauso. “La mia vita oggi, quello che sto facendo, ha un senso perché quando hai finito puoi guardarti allo specchio e dire ‘ne valeva la pena’. La mia risposta è o la va o la spacca. Non sto qui a scaldare la sedia”.

Ci sono margini di cambiamento in Europa

Capitolo europee. Cambi di equilibri, spostamenti a destra, che succede? “Penso che ci siano margini di cambiamento in Europa”, dice Meloni guardando al voto dell’8 e 9 giugno. “Con gli choc post pandemia e post aggressione in Ucraina, l’Europa ha dovuto piano piano rivedere le sue strategie, perché le maggioranze arcobaleno non funzionano in Italia e non potevano funzionare in Europa. Non hanno una visione, non hanno una strategia”. Su Marine Le Pen, che ha preso le distanze dalla destra estrema tedesca di Adf, nessun equivoco. “Abbiamo dei punti in comune con Rassemblement national. Penso al contrasto all’immigrazione illegale, all’approccio alla transizione verde, alla difesa della identità culturale europea”. Su alcuni temi si può collaborare, è già capitato, dice la premier che esclude un’unificazione tra i conservatori di Ecr e Id. ”Le Pen è in Id e non credo che cambi gruppo. Non c’è in vista alcuna forma di unificazione fra il partito dei Conservatori e Id. Ciò non toglie che su alcuni temi si possa collaborare come già avviene. In Ue capita che partiti provenienti da famiglie politiche diverse si ritrovino votare insieme sugli stessi dossier”.

Sui salari non accetto lezioni dalla sinistra

“Non accetto lezioni da chi quando era al governo ha fatto scendere i salari dell’1,9%”, ha detto ancora Meloni rispondendo alle critiche di Elly Schlein. “La ringrazio per ricordarci i disastri della sinistra nei suoi 10 anni di governo. È vero che oggi i salari crescono meno di quanto crescano in Francia ma negli anni precedenti al Covid i salari diminuivano dell’1,5% mentre in Germania aumentavano del 16% e in Francia del 9%. Può chiedere questo alla segretaria del Pd, cosa pensa dei risultati portati sui salari dalla sinistra al governo”.

TeleMeloni? La sinistra piange la fine di TelePd

E ancora, il debito pubblico è un peso enorme ma le agenzie di rating ci hanno risparmiato perché? “Per la stabilità e la solidità della maggioranza, nessuno vuole investire in una nazione dove tutto cambia ogni anno, se non sei in bilico riesci a costruire una strategia. La novità  è che abbiamo un’idea di Paese, ma può piacere o no, ma l’abbiamo”. TeleMeloni? La sinistra mastica amaro perché non c’è più TelePd. “Il problema della sinistra è che ritiene di avere più diritti degli altri. Quel mondo è finito, finito”, scandisce la premier. Che racconta di essersi imbattuta nel post di una candidata 5stelle che ha pubblicato la foto di lei a cena con Sigfrido anucci invitando a votare 5Selle e a esprimere la preferenza per lei. “Nulla di male, per carità. Provate a immaginare, però, cosa sarebbe successo se avessi fatto una foto con il direttore del Tg1 Gianmarco Chioccicon sotto scritto  ‘vota Fdi e scrivi Giorgia’. Si sarebbero chieste le dimissioni di Chiocci. Io non chiedo le dimissioni di nessuno ma non tollero due pesi e due misure”.

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