Meloni ricorda Adriano Olivetti: “Imprenditore visionario, ha lasciato un’impronta indelebile”

11 Apr 2024 10:51 - di Carlo Marini
Meloni, Olivetti

“Nel giorno della sua nascita celebriamo Adriano Olivetti, imprenditore visionario che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’industria italiana. Il suo approccio ha rivoluzionato il concetto di lavoro e di produzione, mettendo al centro il benessere dei lavoratori e l’innovazione tecnologica. Un grande protagonista della storia italiana che non vogliamo dimenticare”. Lo scrive su X il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Adriano Olivetti, imprenditore visionario: modello anche per Steve Jobs

Al nome di Adriano Olivetti, nato a Ivrea l’11 aprile 1911, è legata l’industria di macchine da scrivere realizzate nell’impianto di Ivrea, invidiate in tutto il mondo sia per il design sia per la meccanica, permettono di generare utili e proventi molto elevati. Ivrea diventa così la prima Silicon Valley italiana: Adriano Olivetti raccoglie intorno a sé gli scienziati, i designer e gli ingegneri più interessanti del Paese e immagina per l’azienda un futuro radioso.

A Pozzuoli la fabbrica modello a misura d’uomo

Nel 1953 decide di ampliare la produzione, aprendo una filiale nel Sud Italia (da poco era stata lanciata la Cassa del Mezzogiorno). Qui, per la prima volta, Adriano Olivetti può creare da zero un’azienda a propria immagine e somiglianza: offre salari superiori alla media nazionale e assistenza (non solo sanitaria) agli operai e alle loro famiglie, progetta e realizza un ambiente lavorativo salubre, nel quale gli operai possano esprimere al meglio la loro professionalità. Ciò permette allo stabilimento di Pozzuoli di registrare risultati di produzione migliori di quelli di Ivrea: l’intuizione di Adriano si è dunque rivelata esatta. Di lì a poco l’esperimento di Pozzuoli viene ripetuto nei dintorni di Ivrea e San Paolo del Brasile.

La fabbrica di macchine per scrivere simbolo del Made in Italy

La figura di Adriano Olivetti assume agli occhi di molti osservatori un ruolo paradigmatico: l’intellettuale e industriale è stato tra i maggiori innovatori del secolo e fonte di ispirazione per moltissime altre persone (Steve Jobs non ha mai negato la stima nei confronti di Adriano Olivetti) e capace di trasformare una piccola azienda della provincia torinese in uno dei colossi dell’informatica mondiale a cavallo tra gli anni ’50 e ’70 del XX secolo. Personaggio eclettico, come si evince dalla sua biografia, si è interessato anche di urbanistica, sociologia, filosofia e politica.

La morte di Adriano Olivetti a 59 anni in circostanze misteriose

La morte di Adriano Olivetti sopraggiunse, improvvisa e per alcuni biografi misteriosa, il 27 febbraio 1960. In quell’anno, come ricostruisce la Treccani, la Olivetti aveva 35.000 dipendenti, di cui la metà in Italia, undici fabbriche, di cui sei all’estero, diciotto consociate. Tra il 1948 e il 1960 la produzione era aumentata di dieci volte, le vendite sul mercato interno di sei volte e quelle all’estero di diciassette volte. Non calcolabile l’aumento dei primati e dei premi. Nel suo campo, la Olivetti era prima in Europa e seconda nel mondo, dietro soltanto a Big blue, la statunitense IBM (International Business Machines Corporation).

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