Il libro della Mira finalista allo Strega? Si vuole valorizzare un neo-antifascismo. Ecco perché non lo leggerò

13 Apr 2024 16:58 - di Alfredo Antoniozzi*
libro Mira Strega

Non ho letto e non leggerò il libro di Valentina Mira su Acca Larentia e so perfettamente che anche questo mio articolo servirà a fare vendere copie all’autrice. È un classico che un testo che produca polemiche arrivi a vendere tantissimo a prescindere dalla qualità di ciò che contiene. Devo, però, intervenire su alcune cose avendo una sorta di terzietà, poiché all’epoca tragica della lotta armata e di Acca Larentia io ero un giovane democristiano e non un missino.

«Non leggerò il libro di Valentina Mira finalista allo Strega»

Onestamente noi giovani della Dc non concepivamo l’antifascismo come un problema. Per noi il fascismo era finito trent’anni prima mentre viveva, forte e crudelmente, il socialismo reale. Eravamo concentrati sull’anticomunismo, perché il comunismo internazionale era una minaccia reale e non un fantasma. Acca Larentia fu il massacro di due innocenti, morti semplicemente perché erano di destra. Ancora più tragico fu il rogo di Primavalle, per il quale la narrazione dei giornali di estrema sinistra fu addirittura derubricato a un incidente o, vergognosamente, a una sorte di autolesionismo finito male. Nonostante fossero stati bruciati due innocenti, uno dei quali appena bambino.

Incentivare un editorialismo antifascista svilisce le origini del Premio Strega

Dalle recensioni lette e soprattutto dalla scelta, non nuova, dei giurati del Premio Strega di inserire il libro tra i finalisti, mi pare che emerga la volontà, già registrata, di valorizzare un neo antifascismo. Probabilmente perché alla guida della Nazione c’è una giovane donna che proviene dalle radici della destra.
Il Premio Strega è stata una geniale intuizione, inaugurata premiando Ennio Flaiano. Certo, non sempre ha premiato il libro più bello (leggasi Il male oscuro) ma è stato per decenni un vanto della nostra cultura. Se diventa un pretesto per incentivare un editorialismo antifascista svilisce le sue origini.

Premio Strega, «la Mira ha raggiunto il suo scopo, ma il suo libro non può omettere la verità»

I libri, i film, vanno apprezzati bene oltre il politicamente corretto, ma questa non è una sorpresa. Kubrick non vinse mai un oscar e Céline non avrebbe mai vinto il Nobel. Nemmeno Mishima, nonostante la sua grandezza, evidentemente inferiore a quella di Dario Fo… La scrittrice Mira credo abbia raggiunto il suo scopo. Ma se un libro entra in un fatto storico non può omettere la verità. All’epoca essere fascisti era di per sé un reato, mentre “uccidere un fascista” non lo era. Giuliano Ferrara scrisse un meraviglioso articolo su Repubblica su Paolo Di Nella, per il quale arrivò a scomodarsi Pertini, e Berlinguer dovette scrivere una lettera alla famiglia, in cui disse in sostanza, «che anche se quel povero ragazzo fosse diventato fascista nessuno aveva il diritto di ucciderlo e di impedirgli di essere fascista».

Acca Larentia e non solo: il contesto storico e politico di quegli anni

In quegli anni a Roma soprattutto, bastava poco per trovarsi, «dalla parte sbagliata». E per finire nella morsa della lotta armata. Acca Larentia diede una sorte di legittimazione allo spontaneismo armato che poi compì crimini devastanti. Dipingere il mondo di destra come un insieme di anaffettivi senza scrupolo è un errore esiziale. Così come pensare che i macellai del Circeo (che peraltro erano stati cacciati dal Msi molto prima) rappresentassero in qualche modo la destra. Però c’è grazie a Dio la libertà di stampa che consente un “vannaccismo” capace di fare marketing vincente sulla scrittura.

Il libro della Mira finalista allo Strega: lontani dal Premio dei tempi migliori

Lo Strega che premiò grandi scrittori, dimenticandone altri, dovrebbe essere più severo. Altrimenti diventa un orientatore politico senza più autorevolezza. Non era quello che volevano Bellonci e la famiglia Alberti. Giuseppe Berto, che per Il Male oscuro vinse Campiello e Viareggio, fu ancora una volta ferito da quella esclusione. Il romanzo, insieme a La Coscienza di Zeno, più bello del nostro Novecento, ignorato dall’organizzazione. Ma erano tempi grami per i reazionari come Berto. Oggi sono tempi liquidi e basta disegnare una storia politica per avere successo. Che tristezza.

* Vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *