Il cretino intelligente, rigorosamente progressista, ormai domina il discorso pubblico e va a caccia di “fascisti”

26 Apr 2024 9:33 - di Lamberto Laudisi

Ogni volta che qualcuno pronuncia la frase “orbanizzazione dell’Italia” uno studioso di scienze politiche serio muore. Proviamo a buttarla sul ridere, per salvarci dalla banalizzazione del discorso pubblico, quella sì deprimente. Un dibattito in mano ai cretini intelligenti, questo ci tocca vedere. Subire. Leggere. Niente a che vedere con il cretino fosforescente, epiteto con cui D’Annunzio apostrofava Filippo Tommaso Marinetti. Di fantasioso qui c’è ben poco.

Ma chi sono i cretini intelligenti? Lo spiega Leonardo Sciascia, che in Nero su nero – che non è il titolo di una puntata di un talk show de sinistra – scrive: “È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino. Ma di intelligenti c’è sempre stata penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini”.

Il cretino intelligente, rigorosamente progressista, ormai è il padrone del discorso pubblico, versione basica dell’intellettuale organico, espressione di un ur-comunismo culturale pop – che va dal pacifismo al comunismo buono di Berlinguer, passando per i dettami woke – che ha un vero unico comandamento: l’odio per l’avversario politico in nome dell’antifascismo militante. Dove fascista, di volta in volta, è colui che non si allinea. E così anche l’intelligente diventa cretino e il cretino viene venduto come intelligente. Con il suo armamentario di “non devi, non dire, non fare, non puoi”. Moniti, rimproveri – sempre con l’espressione preoccupata e corrucciata – da sbattere in faccia agli altri, a quelli di destra e ai disallineati. Ai non amici.

Il linguaggio è unico, appunto cretino, e trova il suo apice nella semplificazione “la destra attacca, la destra assalta”. Diritti, istituzioni, libera stampa, libertà varie. Più che politica, una olimpiade della distruzione democratica. E se non è la destra, eccole, sono le destre. Si moltiplicano, amplificando il senso di assedio, di pericolo. Ancora, è tutta un’ombra lunga, nera ovviamente, un ritorno del fascismo o, mal che vada, di tempi bui. Il cretino intelligente ha capito la lezione, perché è cretino ma non scemo.

Lo riconosci subito, il cretino intelligente, perché è il primo che nel corso del dibattito dice “deriva autoritaria”, e lo dice con soddisfazione, felice di aver compiuto il suo piccolo rituale di prostrazione al verbo costituito. Poi arricchisce pure la fesseria, infiocchettata d’autorevolezza, citando Matteotti, Gobetti, Eco, con parole gravi e con tono serio: destra a-fascista, destra a-costituzionale. Fino alla frase definitiva: orbanizzazione dell’Italia. Espressione che puzza non poco di razzismo, nei confronti degli ungheresi, perché li immagina rozzi, ignoranti, inferiori. In fondo, sono gli stessi ragazzi di Buda che si ribellano al Verbo.

Per il cretino intelligente la storia comincia con la Costituzione, non c’è passato e il futuro è un film messo in pausa su un eterno presente che si difende da immaginari fascismi. Il cretino intelligente gira i talk, scrive libri, vince premi, presenta. Sta ovunque, insieme agli altri cretini intelligenti. Discetta su tutto, perché a tutto si applica la sua elementare teoria del mondo, del ritorno del fascismo, passepartout intellettuale per aver credito, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. È la fine della complessità, perché è solo la sua parodia. Il cretino intelligente, insomma, odia il pluralismo, perché il pluralismo è uno specchio di verità, e riflesso vedrebbe solo quello che è: un cretino.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *