Censura russa, arrestato un giornalista di Forbes. L’accusa: ha diffuso fake sugli orrori di Bucha

26 Apr 2024 14:15 - di Redazione

Nuovo bavaglio di Mosca alla libertà di stampa. Il giornalista russo di Forbes  Sergei Mingazov è stato arrestato nella città russa di Khabarovsk con l’accusa di aver rilanciato su Telegram un post sugli abusi commessi a Bucha dalle forze russa. L’accusa del Cremlino è quella di aver diffuso notizie false sulle forze militari, con le aggravanti dell’odio e dell’inimicizia.

Russia, arrestato un giornalista di Forbes

La notizia-denuncia arriva dall’avvocato del giornalista,  Kostantin Bubon, citato da Rbk. Mingazov lavora per Forbes ma in precedenza aveva lavorato per il quotidiano economico Vedomosti e anche per la Tass. Sono già numerose le condanne ‘fotocopia’ in Russia per la diffusione delle notizie su Bucha. Il giornalista russo, in manette con l’accusa di aver diffuso “fake” sull’esercito russo,  si trova nel centro di detenzione temporanea di Khabarovsk, secondo quanto ha reso noto su Facebook il suo avvocato.

Perquisita l’abitazione, sequestrati i computer e cell

Il legale ha detto all’agenzia Rbc che l’abitazione di Mingazov è stata perquisita, dopo di che è stato portato al comitato investigativo dove gli sono state comunicate le accuse formalmente. “Hanno confiscato computer, telefoni, sia suoi che di sua moglie, e telefoni e computer dei bambini”, ha detto Bubon. Domani, i giudici decideranno se tramutare o meno il fermo in arresto.

L’accusa: diffusione di fake sui militari russi a Bucha

L’articolo del codice penale sulle “fake news” sull’esercito, così come l’articolo sul ripetuto “discredito” delle forze armate, sono stati varati dopo l’invasione dell’Ucraina. La pena massima prevista è la reclusione da cinque a dieci anni, la privazione del diritto di ricoprire determinate posizioni o di impegnarsi in alcune attività per lo stesso lasso di tempo e una multa da tre a cinque milioni di rubli. Secondo le stime di vari media internazionali, ad oggi sono 132 le persone condannate per “falsi” e “discredito” delle forze armate.

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