Il Pil sale, il superbonus “vampiro” di Conte si succhia la crescita. L’Istat non è (purtroppo) un’opinione

2 Mar 2024 14:18 - di Lucio Meo

Il titolo del “Sole 24 Ore” di oggi è qualcosa in più di una sentenza, anche perché non si tratta dell‘house organ di Fratelli d’Italia o di un sito di pettegolezzi italiani. Il giornale di Confindustria, che rappresenta anche tutti quegli imprenditori che hanno beneficiato del superbonus 110% elargito a tutti, industria delle costruzioni in primis, con conseguente, onerosissima spesa per le casse dello Stato, ha le idee molto più chiare di Conte: “Il superbonus sfonda i conti pubblici”. Sfonda, non gonfia, non alimenta, non sostiene, non aiuta. Sfonda. Del resto, si tratta di leggere le cifre date ieri dall’Istat – anche qui non il pallottoliere della sora Lella – per comprendere come negli ultimi anni la zavorra dei sussidi sconsiderati ideati dal premier Conte per risollevare l’economia italiana dopo il Covid, ha creato una voragine di deficit annuale che ha di fatto vanificato la crescita del Pil, che nell’ultima rilevazione dell’Istat, con il governo Meloni, ha fatto registrare un + 0,2% in più rispetto alle previsioni. E Conte, ieri, aveva la faccia tosta di commentare che “il bluff della Meloni è stato scoperto, il deficit aumenta!”. Anche il suo, di deficit politico, non dà segni di rallentamento, purtroppo.

Il Pil che cresce, il superbonus che lo tira giù

“Nel 2023 l’economia italiana ha registrato una crescita dello 0,9% (la stima diffusa il 30 gennaio scorso in base alle rilevazioni trimestrali indicava invece un aumento del Pil dello 0,7%). Il dato è superiore alle previsioni della Nadef che fissavano la crescita del Pil 2023 allo 0,8%. Nel 2023 il rapporto deficit-Pil si è attestato al 7,2%, a fronte dell’8,6% nel 2022. Le previsioni della Nadef erano di un deficit al 5,3% del Pil. Nel 2023 il debito pubblico è sceso al 137,3% del Pil dal 140,5% del 2022.

La lettura è fin troppo semplice e la fa il ministro Giorgetti: “I numeri ci dicono che l’emorragia dell’irresponsabile stagione del Superbonus ha avuto un effetto pesante sul 2023, andando purtroppo oltre le già pessimistiche prospettive. Con la non semplice chiusura di quella stagione, la finanza pubblica dal 2024 intraprende  un sentiero di ragionevole sostenibilità”.

La corsa a chiudere i cantieri prima dello stop al 110% ha portato a un importo di spesa superiore alle attese nel 2023, causando un’impennata dell’indebitamento. Di conseguenza, la premier Giorgia Meloni ha recentemente lanciato l’allarme, affermando che il costo del Superbonus potrebbe arrivare a 160 miliardi di euro, un aumento rispetto alle stime precedenti della Ragioneria. Nel frattempo, nel 2024 i conti dovranno comunque essere aggiornati nel Def, sempre grazie a Conte. Se ci sarà una manovra correttiva, prima delle Europee, bisognerà chiamarla manovra-Giusepppi.

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