Il caso Decaro-Emiliano è il metaverso del Pd: la narrazione che confonde il reale…

25 Mar 2024 8:31 - di Lamberto Laudisi

Ci sono cascati tutti. Dire una cosa e poi pentirsene: di casi ne è piena la storia della comunicazione politica. E così, “sono stato frainteso” per anni è stato il porto rifugio della politica, la exit strategy per la dichiarazione che suscita polemica, fatta nei tempi e nei modi sbagliati. Ci sono cascati tutti, compreso Romano Prodi, il professore: correva l’anno 2005 e si parlava di Pacs, ve li ricordate i pacs? Insomma, all’epoca l’apertura di Prodi alle unioni civili il salsa dem irritò le stanze vaticane, lontani i tempi in cui proprio i diritti lgbtq+ sarebbero diventati la vera religione di partito. Prodi disse “sono stato frainteso”, aggiungendo pure il carico emotivo: “Ne sto soffrendo tantissimo”.

Nel 2023 fu frainteso il presidente emiliano Stefano Bonaccini, sul fermare gli sbarchi: bestemmia nella chiesa Pd. Ma la marcia indietro non ha colore né confini. Persino Silvio Berlusconi e Matteo Salvini recentemente hanno invocato la formula “sono stato frainteso”, entrambi per delle frasi su Putin. È stato frainteso anche il Papa, per quella “bandiera bianca” evocata rispetto al conflitto ucraino. Eppure, in tutti i casi, c’erano dei video e le parole pronunciate le avevano sentite tutti.

Il caso Bari – dalla vicenda sul possibile commissariamento per mafia del Comune al racconto sui rapporti con la mafia fatti di Michele Emiliano – supera però ogni immaginazione: siamo alla costruzione di più versioni, alla narrazione che confonde il reale. È la foto di Kate, reale e falsa allo stesso tempo, con il racconto di un fatto e il suo doppio, verosimile, rassicurante per quegli organi di stampa che a differenza della BBC – che si rifiuta di diffondere l’immagine artefatta della principessa britannica – accoglie ogni notizia, ogni dichiarazione. Confondendo il piano del vero e del non vero, creando così il regno della fake news che assurge a notizia ufficiale. Impallidisce “l’errore di comunicazione” della Ferragni, come il buffo “ti faccio nero” di Acerbi.

I fatti: a Bari il governatore Emiliano, dal palco, con il sindaco Antonio Decaro al suo fianco, racconta di aver incontrato la sorella del boss di un quartiere della città vecchia proprio con Decaro (dopo le minacce ricevute da quest’ultimo): “Te lo affido”, le parole del governatore. Parole limpide. La pietra che affonda ogni difesa dem sulla vicenda delle infiltrazioni mafiose. Un harakiri incredibile. “Sono stato frainteso” no, non basta. Serve di più. “Leggo agenzie nelle quali si fraintende una frase che ventimila persone presenti oggi in piazza hanno perfettamente compreso”, scrive Emiliano sul suo profilo Facebook. “Andai di persona – scrive ancora il governatore – dalla sorella incensurata del boss Antonio Capriati, che avevo arrestato e fatto rinviare a giudizio e poi condannare per omicidio, per farle capire che le cose erano cambiate, quegli atteggiamenti non erano più tollerati, che potevano rivolgersi all’assessore solo con modi civili ed educati (e qui l’iperbole “te lo affido se ha bisogno di bere, di assistenza”) visto che si trovava lì per svolgere il suo lavoro”.

Ancora più paradossali le parole di Decaro: “Emiliano non ricorda bene, non sono mai andato in nessuna casa di nessuna sorella”. Sorella che evidentemente però conosce, come testimonia la foto pubblicata da vari quotidiani. E così si ritorna alla casella di partenza. Un racconto che ricomincia ogni volta, in loop, con una versione diversa: il metaverso della comunicazione Pd, dove tutto è possibile. La fantasia al potere, chissà se era così che la immaginava la sinistra. Basta crederci.

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