Coldiretti sulla direttiva Ue ammazza stalle: “Una batosta per gli allevatori italiani ed europei”

12 Mar 2024 20:00 - di Albertto Consoli
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Giornata infausta al Parlamento europeo: dopo l’ok alla direttiva sulle Case green a cui il centrodestra ha votato compattamente “no” è arrivata un’altra direttiva che penalizza gli allevatori. A Strasburgo si è dato  il via libera finale alla nuova direttiva sulle emissioni industriali, che fissa livelli più stringenti anche per gli allevamenti intensivi; responsabili della produzione di ossido di azoto, ammoniaca, mercurio, metano e biossido di carbonio. Con 393 voti a favore, 173 contrari e 49 astenuti, la nuova direttiva estende le sue norme anche agli allevamenti suini con più di 350 capi; e a quelli avicoli con più di 280 polli o più di 300 galline ovaiole. L’intesa politica ha escluso per ora gli allevamenti di bovini, che invece erano stati inclusi nella proposta della Commissione europea: l’ inclusione sarà valutata in un secondo momento, a partire dal 2026. La legge deve ora essere adottata anche dal Consiglio Ue, prima di essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale ed entrare in vigore 20 giorni dopo. Gli stati membri avranno poi 22 mesi per adeguarsi.

La nuova direttiva sulle emissioni industriali. L’ira di Coldiretti

Gli allevatori però non sono soddisfatti. «Con il voto sulla direttiva emissioni industriali – ha detto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – l’Unione europea ha perso l’ennesima occasione di invertire la rotta: abbandonando le follie di un estremismo green che rischia di far chiudere migliaia di allevamenti, stretti tra una burocrazia sempre più asfissiante e la concorrenza sleale dall’estero. Continuando quel processo di polarizzazione delle imprese agricole (molto grandi o molto piccole), contrario agli obiettivi della Commissione europea e non positivo per la tenuta del tessuto rurale italiano e, più in generale, europeo. Penalizzate tra l’altro le aziende suinicole coinvolte nelle produzioni a Denominazione di origine protetta (Dop) assoggettate ai nuovi oneri, mettendo a rischio un comparto chiave dell’economia agroalimentare, turistica e dell’export italiano».

Ue, Coldiretti: “Sulla direttiva Ue ammazza stalle un’occasione persa”

Ettore Prandini critica la decisione degli europarlamentari riuniti a Strasburgo di votare l’accordo di trilogo senza emendamenti: quindi confermando l’inutile inasprimento dei criteri per ottenere l’autorizzazione di impatto ambientale per le aziende avicole e suinicole. Una delegazione della Coldiretti era giunta nella cittadina francese in occasione del voto con gli agricoltori europei del Copa Cogeca. “Non ci fermeremo- aggiunge Prandini- e chiederemo di intervenire al nuovo Parlamento per correggere quelle scelte che penalizzano gli agricoltori italiani ed europei”. Entrando nel merito della direttiva cosiddetta ammazza stalle Coldiretti accusa: “Si tratta del risultato  di una valutazione d’impatto basata su dati imprecisi e vecchi, e di un approccio ideologico che va stigmatizzato. Anche perché potrebbe avere impatti negativi sull’ambiente, riducendo le aree a pascolo (perdita di biodiversità e paesaggi, minaccia alla vitalità delle aree rurali, ecc.). Ciò significa non riconoscere gli sforzi che gli allevatori stanno compiendo per aumentare la sostenibilità delle loro aziende che, su scala globale, sono già quelle che registrano le migliori performance in termini di impatto ambientale e mitigazione dei cambiamenti climatici”.

Con la direttiva ammazza stalle a rischio la sovranità alimentare

Ma in pericolo c’è anche la sovranità alimentare, “con il conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti animali da Paesi terzi, che hanno standard ambientali, di sicurezza alimentare e di benessere animale molto più bassi di quelli imposti agli allevatori dell’Unione. O, ancora peggio – aggiunge Coldiretti – di spingere verso lo sviluppo di cibi sintetici in provetta, dalla carne al latte cibi sintetici. L’allevamento italiano conclude la Coldiretti- è un importante comparto economico che rappresenta il 35 per cento dell’intera agricoltura nazionale, per una filiera che vale circa 55 miliardi di euro, con un impatto rilevante dal punto di vista occupazionale dove sono circa 800mila le persone al lavoro sull’intera filiera”.

Anche Confagricoltura contro il provvedimento

Per l’Italia, oltre alla delegazione della Coldiretti, c’era quella di Confagricoltura. Anch’essa fortemente contraria al provvedimento: «La misura – spiega Cristina Tinelli, direttrice delle relazioni Ue e internazionali di Confagricoltura – nasceva con l’intento di prevenire e ridurre le emissioni del settore industriale e di quello agricolo, il risultato è un ulteriore carico burocratico per le nostre imprese le quali, invece, chiedono da tempo uno snellimento degli impegni amministrativi che frenano la produttività»

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