Chico Forti, la sinistra spiazzata: i giornali del mainstream minimizzano. Supercazzola di Bonelli: elogia Draghi

3 Mar 2024 11:51 - di Chiara Volpi
Chico Forti sinistra

Inutile girarci intorno: il ritorno di Chico Forti in Italia, che la sua famiglia si augura di poter riabbracciare nel giro di breve, è un successo del governo Meloni, e dell’impegno profuso dalla premier in capo a tutto. Un dato sottolineato da chi, con onestà intellettuale, non può non riconoscere il punto messo a segno dall’esecutivo. E il risultato portato a casa da ministri e presidente del Consiglio, dopo i tentativi. Gli annunci. I proclami e gli spot firmati negli anni dai predecessori. Eppure, come rimarcato da Senaldi in tv e sulle pagine di Libero nelle scorse ore, e come rilevato con dovizia di approfondimenti da Il Giornale oggi, «sui giornali di opposizione il ruolo del governo italiano viene relegato in secondo piano. Il successo diplomatico diventa un fatto di cronaca. Appunto “l’ok al rimpatrio di Chico Forti”, come titola Repubblica, con un minimo accenno in prima pagina»…

Chico Forti, lo scivolone della sinistra che “rosica”

Insomma, sugli stessi giornaloni del mainstream mancano i rituali approfondimenti sui “retroscena” normalmente tanto cari. Sul lavoro dietro le quinte di funzionari e diplomatici su input puntuale della Meloni, da anni notoriamente impegnata personalmente per Forti. E la cosa non può non stupire, specie in considerazione che sono gli stessi giornali che, nei giorni in cui è esploso il caso Salis, non hanno certo esitato ad andarci giù duri, non lesinando affermazioni e commenti per utilizzare la vicenda dell’italiana detenuta in Ungheria per alzare un polverone contro il governo italiano. E in particolare contro il premier Giorgia Meloni. Nonostante l’esecutivo, attraverso la Farnesina, abbia mosso da subito i passi necessari per assistere la donna, e abbia formalmente protestato con Budapest per le condizioni in cui è stata portata in giudizio. Un argomento che la premier ha affrontato personalmente con Orban.

Chico Forti e Ilaria Salis, due pesi, due misure per lo stesso fine…

E allora vale la pena ricordare quanto sostenuto da Giorgia Meloni al termine di un Consiglio europeo, il primo febbraio scorso: «Quello di cui ho parlato con il primo ministro ungherese, come faccio per tutti gli italiani detenuti all’estero, è garantire che ai nostri connazionali venga riservato un trattamento di dignità, di rispetto, un giusto processo e anche veloce», ha detto in quella circostanza il premier a proposito del colloquio con Viktor Orban sulle condizioni in carcere di Ilaria Salis. Un impegno, quello del governo sulla Salis e quello che c’è dietro il rientro di Chico Forti, a cui la sinistra si approccia con modalità diametralmente opposte. Con i titoloni della stampa a lei vicina che ne riflettono schemi e finalità.

Chico Forti, la sinistra sforma e “rilegge” un successo del governo

Non a caso, per tornare al servizio citato in apertura, Il Giornale scrive: «Eppure l’impegno diretto del governo per trattare l’estradizione con le autorità straniere è proprio quello che si rimprovera di non fare per Ilaria Salis, l’anarchica detenuta a Budapest, «abbandonata dall’Italia», «lasciata sola». Per la vicenda non risolta della Salis l’esecutivo è sempre chiamato in causa come responsabile. Nel caso risolto di Forti invece Meloni e i ministri diventano comparse». Fino ad arrivare all’esempio più lampante: quello de Il Fatto. Dove, registra il quotidiano milanese, «il fatto di giornata non è neppure menzionato in prima pagina. Bisogna prendere una lente di ingrandimento e andare a cercare tre righe striminzite in un boxino a pagina 4 per leggere, così en passant, che “prima del bilaterale la Meloni ha annunciato che Chico Forti, in carcere da 24 anni, tornerà in Italia”. Una cosa da nulla. Fosse stato l’amato Conte chissà che fanfara»…

Conte tra doveri di rito e punzecchiata a Di Maio

Già, «l’amato Conte». Il politico sempre prolisso e coreografico nelle sue dichiarazioni, che sulla vicenda Forti si è limitato a un algido commento: «Complimenti al governo per Chico Forti, complimenti alla nostra filiera diplomatica, all’ambasciatrice Zappia in particolare, che a Washington hanno lavorato bene». Il minimo sindacale, dovuto forse più all’intento di voler sottolineare in rosso l’insuccesso siglato da Di Maio – con cui non corre più buon sangue – che al dovere di onestà intellettuale. Già, a proposito, e dal nostro inviato nel Golfo? No comment. Non una parola…

Il capolavoro oratorio di Bonelli che elogia Draghi

Al contrario, di parole Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato Avs, ne spende: ma quelle volutamente “divergenti”. «È una bella notizia quella annunciata dalla premier che Chico Forti sarà presto in Italia, è il frutto di anni e anni di pressioni che sono iniziate con il governo Draghi e oggi il governatore della Florida dà la sua autorizzazione, è una buona notizia», dichiara Bonelli con una supercazzola che punta ad attribuire successo e ringraziamenti al governo precedente quello Meloni. Il sottotesto, insomma, ma nemmeno troppo sotto, è che non è merito dell’attuale esecutivo, ma del lavoro fatto dai predecessori. Un capolavoro di oratoria “faziosa” con cui Bonelli si riscopre improvvisamente draghiano di ferro…

Chico Forti, la sinistra minimizza il ruolo della Meloni

A lui fa eco, tra i vari, la dem Lia Quartapelle che, trincerandosi dietro generiche dissertazioni, ringrazia «chi in questo governo e nei precedenti e tra il personale diplomatico ha lavorato per il suo trasferimento». Certo, si sa, che come ricorda sempre Il Giornale, «da vent’anni il dossier Forti si trascina inutilmente dai tavoli di ministri della Giustizia, degli Esteri, presidenti del Consiglio, sedi diplomatiche. Se ne sono occupati Frattini, Gentiloni, Mogherini, Di Maio, Cartabia, il governo Monti e quello Draghi». Ma un fatto è incontrovertibile, checché ci si giri intorno: il rientro di Chico Forti arriva oggi. Con questo governo. E con buona pace dei suoi detrattori…

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