Censura rossa all’università, c’è chi dice no: Orsina, Capezzone e Panebianco contro la “polizia del pensiero”

30 Mar 2024 13:54 - di Sveva Ferri
censura università

Non tanto quello che sta accadendo nelle nostre università, quanto quello che può accadere se non si interviene rapidamente e con decisione contro la deriva di censura e boicottaggio che hanno preso. All’indomani del no al bando del ministero degli Esteri per la collaborazione con Israele giunto anche dalla Normale di Pisa, il tema è oggetto di riflessione da parte di diversi editorialisti, che parlano di “polizia del pensiero”, “moralismo”, “prepotenza e criminalizzazione di ogni idea non gradita”.

Panebianco avverte sulla necessità di “difendere la civiltà liberale”

Su Corriere della Sera è Angelo Panebianco ad avvertire sulla necessità di “difendere la civiltà liberale”. Per il politologo, che per altro già anni fa sperimentò la contestazione dai toni violentissimi dei collettivi nel corso di una sua lezione a Bologna, esiste una assoluta continuità ideale tra le censure a Shakespeare, sperimentate negli Usa, e i boicottaggi di Israele, che prendono piede da noi. “Il legame – scrive – è dato dalla esistenza di minoranze portatrici di una controcultura satura di umori anti-occidentali”. Si tratta di un “dramma”, nel quale “le università sono uno snodo strategico perché stanno al vertice dei sistemi educativi e dispongono della capacità di influenzare ogni altra istituzione culturale (centri di ricerca, scuole, case editrici, mezzi di comunicazione). Con inevitabili ripercussioni su tutta la vita sociale, politica inclusa”.

Quei gruppi di minoranza che si assumono il ruolo di “polizie etiche”

Per Panebianco “gruppi di minoranza (di docenti e studenti), ma molto combattivi e determinati, sono impegnati nel tentativo di mettere in rotta di collisione le istituzioni culturali e la civiltà liberale che le ha generate”, dando vita e tollerando “la formazione di «polizie etiche», di guardiani del pensiero, censori/sbirri che decidono cosa è consentito e cosa non è consentito leggere, chi far parlare e chi no”. Sebbene per Panebianco in Italia il fenomeno sia ancora in una fase non del tutto strutturata “molti ritengono che sia solo questione di tempo” perché si arrivi, per esempio, agli elenchi di libri e personaggi “proibiti”. Avvertendo poi sul fenomeno dell’antisemitismo crescente negli atenei, il politologo sottolinea che “il presente e il futuro delle università, anche se non è chiaro a tutti, influenzeranno la sorte delle nostre democrazie”. “Alle università – è dunque la conclusione – servono leader culturali energici, consapevoli di cosa abbia significato e significhi nella storia dell’Occidente disporre di luoghi di cultura dediti liberamente, senza subire ricatti e imposizioni, al sapere, leader consapevoli del legame che c’è fra la libertà dell’insegnamento e della ricerca e le libertà di tutti”.

Orsina: “Le università lascino perdere la morale tornino al dibattito intellettuale”

Su La Stampa è Giovanni Orsina ad affrontare “Il paradosso delle università: se la morale supera il pluralismo”. Secondo il politologo “le università sono il luogo sul quale, forse più che su qualsiasi altro, si scaricano le contraddizioni della nostra epoca” e sono anche il luogo cui, “in una società aperta, viene chiesto di svolgere simultaneamente due funzioni incompatibili l’una con l’altra”: quella di “istituzioni neutrali e pluralistiche entro le quali il dibattito intellettuale deve potersi svolgere col massimo rigore metodologico e formale ma non può porsi alcun limite di contenuto” e quella di “uno dei luoghi privilegiati, se non il luogo privilegiato, nel quale i cittadini, e in particolare le future élite, vengono moralizzati così che la società aperta possa funzionare”. “Ma quanto più svolgono questa funzione, tanto meno potranno svolgere l’altra”, sottolinea Orsina, avvertendo che “ossessionate dalla moralità, infine, rischiano di abdicare al proprio compito formativo primario”. Dunque, prosegue, “le università qualcosa dovrebbero pur fare per difendersi, anche perché in fondo alla china attuale rischiano di sbattere forte e farsi molto male. Ad esempio, potrebbero cominciare a chiedersi se tocchi davvero a loro, e fino a che punto, farsi veicolo di moralità”.

Censura e boicottaggi all’università: la “criminalizzazione” di ogni idea non gradita

Il tema della censura nelle nostre università e dei rischi che comporta è stato al centro anche della riflessione di Daniele Capezzone in un commento su “I prof ideologizzati che avvelenano il clima”. Il direttore editoriale di Libero, in particolare, si è concentrato sullo specifico italiano, in cui non si può tener conto anche della chiave antigovernativa del fenomeno. Anche per Capezzone, come per Panebianco, quello che accade è frutto degli “eccessi” di una minoranza, incarnata tanto dai “collettivi di sinistra” quando da “professori in cerca di protagonismo mediatico”, instaurando “un clima di prepotenza e criminalizzazione di ogni idea non gradita” che, avverte, ha stancato.

Capezzone: “Un attacco costante contro la maggioranza degli italiani. Hanno stufato”

Capezzone, quindi, ricorda che “esiste un’Italia maggioritaria e silenziata, ben più che silenziosa, che è semplicemente stufa di questi eccessi, peraltro lontanissimi dal vibrante e aperto dibattito culturale di cui il nostro paese avrebbe massimamente bisogno” e spiega che “mi pare che siamo al centro di un esperimento di particolare aggressività”. “Il centrodestra ha stravinto ogni tipo di elezione, eppure i suoi elettori sono trattati da stranieri in patria: offesi al Festival di Sanremo, provocati quotidianamente in tv, ostracizzati nelle manifestazioni culturali a sovvenzione statale. Come si fa a non vedere questo attacco concentrico contro la maggioranza degli italiani, ‘colpevoli’ di pensare ciò che pensano e di essere ciò che sono?”, si chiede, avvertendo che “sarà bene che anche il centrodestra acquisisca la consapevolezza del livello della sfida, e che le teste più lucide della sinistra comprendano che non è mai una buona idea provocare la maggioranza degli elettori”.

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