21 anni fa la morte di Emanuele Petri, vittima delle brigate rosse: la terrorista del blitz non si è mai pentita

2 Mar 2024 19:44 - di Vittorio Giovenale
Lioce, Petri

«Era il 2 marzo 2003 e le Nuove brigate rosse uccisero senza pietà il mio collega della Polizia ferroviaria Emanuele Petri, che insieme ad altri colleghi, durante un controllo documenti sul treno regionale Roma – Firenze, stava per scoprire le identità di due terroristi». Lo ricorda con un post “Agente Lisa”, la pagina Social della Polizia di Stato.

L’agente nel mirino di Nadia Lioce salvato dall’arma inceppata

«Ricordare Emanuele Petri – prosegue il post – è ricordare l’esempio di un grande poliziotto, rigoroso ed esperto, ma è anche ricordare la straordinaria persona che era fuori del servizio. Emanuele infatti, nel suo tempo libero, aveva stretto una forte amicizia con un ragazzo rimasto paralizzato e i due trascorrevano spesso del tempo insieme. Era “come il suo angelo custode”, ricorda chi lo conosceva. E adesso sei il nostro per sempre, generoso Lele».

Petri era in servizio con i colleghi Bruno Fortunato e Giovanni Di Fronzo sul treno regionale nella tratta Roma-Firenze. All’altezza della stazione di Cortona, Petri chiese i documenti a una coppia.
L’uomo e la donna (i terroristi Mario Galesi e Nadia Lioce) esibirono generalità false e quando capirono che Petri aveva intuito qualcosa, Galesi tirò fuori una pistola e gliela puntò al collo invitandondolo a gettare l’arma. Alla sua resistenza, Galesi sparò al collo di Petri e uccidendolo sul colpo per poi sparò anche all’agente Fortunato che riuscì a rispondere al fuoco uccidendo il terrorista. La Lioce provò invece a sparare all’altro poliziotto, Giovanni Di Fronzo, ma l’arma si inceppò. La donna tentò di resistere ai poliziotti ma alla fine venne bloccata ed ammanettata.

Emanuele Petri, 21 anni fa l’omicidio

La Polizia di Stato ha ricordato il Sovrintendente Capo della Polizia di Stato, Emanuele Petri, in occasione del XXI anniversario della sua morte in due toccanti momenti. A Castiglion Fiorentino (AR), si è svolta la cerimonia di commemorazione alla presenza di Alma Petri, vedova di Emanuele e del fratello Leopoldo Petri, di Nicola Molteni, Sottosegretario di Stato all’Interno, del Prefetto Renato Cortese e di altre autorità locali. Il Prefetto Cortese ha voluto sottolineare come il sacrificio di Emanuele sia stato determinante per porre fine al nuovo terrorismo di matrice brigatista iniziato con l’uccisione dei professori Massimo D’Antona e Marco Biagi. La memoria, ha ricordato il prefetto Cortese, costruisce identità e rappresenta il DNA della Polizia di Stato, che emerge quando si parla alle giovani generazioni con il linguaggio della democrazia, della giustizia e della verità.

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