Shoah, Mantovano: noi ci siamo. Di Segni: con altri a guidare l’Italia il ricordo sarebbe stato affievolito (video)

23 Gen 2024 14:20 - di Gloria Sabatini

Il Giorno della Memoria quest’anno si colloca in un momento particolare e il governo Meloni intende dargli un’attenzione speciale, per contrastare un antisemitismo diffuso, talvolta violento, esploso dopo l’attacco di Hamas e la risposta di Israele. “Non si può prescindere dalla data del 7 ottobre”, ha detto Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, presentando in un’affollata conferenza stampa a Palazzo Chigi le iniziative per il Giorno della Memoria patrocinate dalla presidenza del Consiglio. Al suo fianco la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche (Ucei), Noemi Di Segni. Presente anche il generale Pasquale Angelosanto, dal 1 gennaio coordinatore nazionale per la lotta antisemitismo.

Shoah: Mantovano presenta le iniziative del Giorno della Memoria

L’antisemitismo alligna su un terreno già fertile che confonde le critiche legittime al governo Netanyahu con le comunità ebraiche. “Questa sovrapposizione è intollerabile poiché identifica una sorta di causa-effetto. Poiché l’attuale governo israeliano colpisce la popolazione di Gaza sarebbe giustificabile colpire qualunque esponente dell’ebraismo”. Diventa legittimo, come è accaduto a Vicenza, impedire l’esposizione di uno stand orafo israeliano. Il governo  pensa che rappresenti “l’occasione utilizzata strumentalmente per far emergere un antisemitismo già presente, soprattutto nel web come ci segnalano i Servizi. Ma anche negli ambienti intellettuali e negli atenei”.

Quest’anno è necessario un impegno speciale

L’impegno di Palazzo Chigi è quello di non consentire una celebrazione del Giorno della Memoria dell’Olocausto sottovoce, quasi fosse qualcosa di pericoloso. “Più degli anni passati è necessario tenere  vivo il ricordo. L’odio non riguarda solo gli ebrei, sottolinea Mantovano, perché le comunità ebraiche non sono distinte dalle altre comunità, ma si rivolge anche all’Occidente. Tra le iniziative spicca il sostegno del governo ai viaggi della memoria (per i quali ha stanziato 6 milioni), per vedere, toccare con mano, capire. “Chi c’è stato e aveva qualche dubbio, ha  cambiato posizione. Le visite sono un anticorpo all’antisemitismo”.

Di Segni: sono giorni tormentati, monitoriamo quotidianamente

Di Segni, ringraziando il governo per l’impegno, ha acceso i riflettori su “questi giorni tormentati” seguiti al 7 ottobre, che necessitano di un continuo monitoraggio. “Il pensiero è stato, di fronte alle prese di posizione nette di Giorgia Meloni e del presidente Mattarella, se ci fossero stati altri ministri a guidare l’Italia, se ci fossero stati altri, tra professori, rettori universitari, esponenti politici, da cui abbiamo sentito parole distorte e uso di termini violenti sulla Shoah, che situazione avremmo? Avrebbero affievolito il dovere della memoria”. Il passaggio è pesante, Di Segni non fa nomi – neppure di fronte al pressing dei cronisti – ma il riferimento è chiaro. Allo squadrismo dei Centri sociali, alla libertà di fare il saluto romano in alcuni contesti, in riferimento alla Sentenza della Cassazione per i fatti di Milano. Ma anche ad alcune prese di posizione della Chiesa, con appelli che sminuiscono quanto è avvenuto il 7 ottobre.

Con altri governi avremmo dovuto celebrare sottovoce?

La presidente dell’Ucei ha riferito con amarezza il senso di isolamento, “al contrario di quanto avviene in Israele dove c’è  compattezza nel dolore e nella memoria”.  Vista la situazione emergenziale, ha aggiunto, “si poteva pensare di celebrare la memoria dei morti e dei 10 sopravvissuti da soli, in una stanza e in sinagoga”. Ma sarebbe stata una sconfitta, un cedimento all’oblio. “Il 27 gennaio è il giorno della memoria dedicato alla dramma shoah – ha voluto evidenziare Di Segni –  tutte le altre guerre, persecuzioni, ragioni meritano altra attenzione in un altro giorno. Non chiediamo di piangere, ma di considerare le responsabilità che ha avuto l’Italia con il fascismo a 80 anni dalla deportazione”.

La carta dei luoghi della Memoria

Gli eventi promossi dall’Ucei hanno lo scopo di evidenziare quello che è stato con serietà, “senza abusare di questo giorno con locandine che ne stravolgono il senso”. Ci saranno momenti di approfondimenti nelle università, un concerto “particolarmente struggente” in programma il 25 febbraio al parco della Musica a Roma, dedicato ai bambini, all’infanzia rubata. Niente maratona, invece, quest’anno per ragioni sicurezza. Una scelta delle comunità perché –  ha sottolineato Mantovano – il governo è in grado di tutelare la sicurezza in qualsiasi manifestazione pubblica. Infine la creazione della “Carta dei luoghi della memoria”, per certificare i posti  del massacro legato alla Shoah, “perché non si inventino luoghi o se ne abusi”.

Mantovano: sulla sicurezza c’è continuità tra i governi

Tornando su sicurezza e comportamenti in piazza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha voluto ribadire che il governo mantiene  un atteggiamento di continuità con i precedenti esecutivi. “Nel rispetto della libertà di manifestare si tiene conto del rispetto dell’ordine pubblico. Quando non accade si  interviene. Se si può si fa subito, come avvenuto a Vicenza dove gli agenti hanno avuto la peggio, impedendo le aggressioni. È una scelta che permette di evitare auto ghettizzazione da parte dei manifestanti che potrebbe essere più dannosa”.

Fascismo male assoluto? Denuncia di tutti i totalitarismi

Infine la domanda immancabile dell’inviato di Repubblica, quasi un’ossessione. Lei  condivide la definizione di fascismo come male assoluto? Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio non ha un attimo di esitazione, ricordando il suo impegno contro le persecuzioni di matrice religiosa. “La sensibilità nei confronti di ogni totalitarismo è forte”, dice Mantovano, che si sottrae alla classifica dei totalitarismi, come se ce ne fossero di cattivi e di meno cattivi. “Se vuole facciamo l’elenco di tutti totalitarismi, anche quelli attuali. Penso alla Corea del Nord o al Nicaragua”. Conclusione: ogni totalitarismo “merita condanna, repulsione e una presa di distanza vigorosa”. Chissà se al quotidiano diretto da Molinari può bastare.

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