Netanyahu dopo i primi cento giorni di guerra: “Nessuno ci fermerà, nè l’Aja nè l’asse del Male”

13 Gen 2024 20:46 - di Laura Ferrari
Netanyahu

“Nessuno ci fermerà, né l’Aja né l’Asse del Male”. Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una conferenza stampa, alla vigilia del centesimo giorno di guerra contro Hamas, ribadendo che il Paese continuerà a combattere “fino alla vittoria totale”.

Netanyahu: “Attacco ipocrita, livello più basso nella storia delle nazioni”

Parlando del procedimento contro Israele con l’accusa di genocidio che si è aperto nei giorni scorsi davanti alla Corte internazionale di giustizia all’Aja, Netanyahu ha denunciato “l’attacco ipocrita, che rappresenta il livello più basso nella storia delle nazioni”. Secondo Netanhayu, “i sostenitori dei nuovi nazisti osano accusarci di genocidio”, scagliandosi contro il Sudafrica, che ha intentato la causa, mentre Israele sta “combattendo una guerra morale e giusta senza precedenti contro i mostri di Hamas, i nuovi nazisti”. “L’antisemitismo è ancora vivo, ma lo status del popolo ebraico è cambiato: abbiamo uno Stato, un esercito e soldati eroici che proteggono il nostro popolo”, ha rivendicato Netanyahu.

“Quello che è accaduto il 7 ottobre non accadrà di nuovo”, ha assicurato il primo ministro, che poi, parlando della visita dei giorni scorsi del segretario di Stato americano Antony Blinken, ha detto di avergli fatto presente che “questa non è solo la nostra guerra, è anche la vostra guerra”.
Israele, annuncia il primo ministro, prevede un “enorme” aumento per il bilancio della difesa come parte di un piano volto a coprire le esigenze per gli anni a venire. Il premier israeliano ha aggiunto che un comitato interministeriale presenterà entro otto settimane i piani per “l’enorme finanziamento aggiuntivo, per creare l’indipendenza di forze e per garantire la nostra sicurezza nei prossimi anni”.

Il capo di stato maggiore israeliana: il tempo stringe per liberare gli ostaggi

In queste ore anche il capo di Stato maggiore israeliano, il generale Herzi Halevi ha ribadito le priorità dello Stato ebraico. “Il tempo stringe” per il ritorno a casa degli ostaggi, “no a tentativi di ricatto sul cessate il fuoco”.  “Domani – ha affermato – saranno cento giorni dall’inizio della guerra. Cento giorni in cui gli ostaggi sono ancora trattenuti a Gaza dai crudeli terroristi di Hamas. Stiamo lavorando con tutti i mezzi, per lo più coperti, per restituirli e continueremo a farlo finché non saranno tornati tutti. Questo compito non è ancora terminato. So che ogni minuto ha un significato cruciale e noi non siamo indifferenti. Il tempo stringe per la restituzione degli ostaggi e noi non lo dimentichiamo nemmeno per un momento”. Poi Halevi ha tenuto a riaffermare che per “ottenere risultati reali, dobbiamo continuare a operare nel territorio del nemico, senza permettere tentativi di ricatto su un cessate il fuoco che apparentemente non porterà a risultati reali”.

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