Di Pietro: “Gli agricoltori hanno ragione, ma il governo non c’entra. La colpa è solo dell’Ue”

31 Gen 2024 8:52 - di Federica Parbuoni
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Regole che non tengono conto delle specificità dei territori e delle aziende, una burocrazia soffocante, vincoli che favoriscono solo le grandi imprese. Antonio Di Pietro spiega perché gli agricoltori “hanno ragione”, chiarendo che il governo italiano non ha alcuna responsabilità per la condizione in cui si trovano: è l’Europa e solo l’Europa a rendere insostenibile il lavoro nei campi, prima di tutto dal punto di vista economico. Un’analisi che arriva dal punto di vista dei protagonisti della protesta, ai quali sente di appartenere: l’ex magistrato ed ex ministro, infatti, oggi è a sua volta un coltivatore diretto della terra che gli lasciò il padre, nella sua Montenero di Bisaccia. “L’amore per la terra è ancora forte, il problema è che non dà più da vivere a nessuno”, ha sottolineato Di Pietro, prevedendo che la protesta dei trattori crescerà.

Antonio Di Pietro: “L’Europa non lascia lavorare gli agricoltori”

Intervistato da La Stampa, Di Pietro è molto netto nel sottolineare che tutte le responsabilità della situazione sono dell’Ue. Non alle multinazionali, che “fanno il loro interesse”, mentre “il problema è chi permette che realizzino maxi-profitti alle spalle del sistema produttivo diffuso”; non ai consumatori, che se acquistano prodotti a basso costo è perché sono pochi quelli che possono permettersi di non farlo. E nemmeno al governo che, a suo dire, è impotente contro Bruxelles e al quale, insieme alle associazioni di categoria, si chiede “di andare in battaglia armati di baionetta contro chi ha la bomba atomica”. Invece, “l’Europa sì che potrebbe fare qualcosa. Ma impone regole uguali per tutti, che siano grandi o piccole aziende, sulle colline molisane o nella sterminata pianura tedesca. Come se tutti potessero produrre le stesse cose, nello stesso modo e al medesimo costo. E poi non ti lascia lavorare”.

Regole, burocrazia, vincoli: così Bruxelles affossa i coltivatori

Tutto, nell’Ue, va contro i contadini. Le regole: “Siamo costretti a ruotare le coltivazioni. Ma chi ha 15 ettari cosa ruota? Chi ha i cinghiali che devastano tutto? E vogliamo parlare della burocrazia?”, ha spiegato Di Pietro, che di ettari ne coltiva 20. E, ancora: “Non si può seminare il grano raccolto, bisogna acquistare i semi che costano tre volte tanto. Uno ci prova, poi al porto di Brindisi, o Genova, arriva un’enorme nave piena di grano e ti abbatte ulteriormente il prezzo”. La burocrazia: “Ieri sera è venuto un vicino a portarmi due balle di fieno per le oche. Aveva il furgone pieno di scartoffie. Una volta dentro le auto dei contadini trovavi gli attrezzi. Ora ci sono montagne di carta: un’elefantiaca produzione di divieti e obblighi. Così i piccoli vengono fagocitati. O stai dentro il sistema della grande impresa o sei fuori dal mercato”

L’ex ministro: “L’Europa dovrebbe tutelare la specificità dei territori, invece favorisce le grandi imprese”

“L’Europa dovrebbe tutelare la specificità dei suoi territori. Invece con i suoi vincoli di fatto favorisce le grandi imprese: coltivazioni verticali e allevamenti intensivi, animali che muoiono senza aver mai fatto un passo”, ha aggiunto Di Pietro, parlando anche dei costi e delle difficoltà quotidiane della produzione: “I macchinari sono inavvicinabili. La manodopera non si trova: fatico a farmi potare gli ulivi e le viti. I cinghiali distruggono tutto. Poi, nel Centro-Sud non c’è irrigazione: guardiamo il cielo sperando che piova. Ho una vigna di due ettari, potrei fare 400 quintali d’uva l’anno: sa com’è andata lo scorso autunno?”. Valutazioni che non tengono conto né del lavoro fatto dal governo a Bruxelles né delle molte misure messe in campo a livello nazionale, fra le più recenti delle quali ci sono gli aiuti proprio per l’acquisto dei macchinari. Ma quello disegnato da di Pietro è comunque un quadro che spiega bene perché “i miei colleghi sono disperati” e “hanno ragione”.

Meloni? “Non ho pregiudizi, spero che faccia il bene dell’Italia”

“Nostalgia della politica?”, chiede infine Andrea Rossi che firma l’intervista. “No, sono orgoglioso di ciò che ho fatto, da magistrato e da politico. Ma è importante rendersi conto del tempo che passa e di quello che resta. Rincorrere il potere fino alla fine dei propri giorni non fa per me”, ha risposto Di Pietro, spiegando anche di non avere “pregiudizi” nei confronti del governo e di augurare a Giorgia Meloni di fare il bene del Paese. Un augurio esteso anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio, che “ha promesso di coprire gli organici in due anni. Spero che ci riesca, la situazione della Giustizia è drammatica”.

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