Depistaggio via D’Amelio, il pentito Onorato: La Barbera vicino a Cosa nostra, piano per ucciderlo

9 Gen 2024 20:39 - di Roberto Frulli
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Chiamato a deporre al processo d’appello sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio dove venne ucciso il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta, ilpentito Francesco Onorato  assicura che “c’era un rapporto di vicinanza tra il dottor Arnaldo La Barbera”, l’ex-dirigente della Squadra mobile di Palermo, a capo della squadra investigativa ‘Falcone e Borsellino’ dopo le stragi del ’92 “e alcuni esponenti di Cosa Nostra”.

“La prima volta che ho sentito il nome di La Barbera – aggiunge il pentito – fu dopo una rapina a Palermo, nei primi anni ’90, quando aveva sparato a un rapinatore della zona Acquasanta uccidendolo. Siccome nelle regole di Cosa Nostra quelli che potevano sparare erano solo loro, Salvatore Biondino, con cui avevo buoni rapporti, mi aveva comunicato che bisognava uccidere Arnaldo La Barbera“.

Dopo l’omicidio dell’europarlamentare Salvo Lima, avvenuto nel marzo del 1992, il ‘picciotto’ di Cosa nostra “Salvatore Biondino portò una lista di persone che dovevano essere uccise, e nell’occasione mi disse che si doveva progettare di uccidere anche Arnaldo La Barbera – racconta Onorato. – Io mi recai a studiare l’abitudine e i movimenti di La Barbera all’hotel Perla del Golfo a Cinisi. Lì studiavo le abitudini di La Barbera. Mentre ero alla Perla del Golfo e con Giovanni Ferrante studiavamo come farlo saltare in aria, fu ucciso Borsellino e quel giorno io ero alla Perla del Golfo”.

“L’indomani della strage Borsellino – prosegue Onorato la sua deposizione al processo d’appello sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio – a La Barbera gli rinforzano la scorta che non se ne andava più – ha proseguito -Mentre ero alla Perla del Golfo mi chiamò mio cugino, che era vicedirettore alla Perla del Golfo, e mi avvisò che c’erano andati i carabinieri e gli avevano comunicato che li’ dormiva un mafioso, cioè Onorato. Poi andai latitante e l’omicidio di La Barbera non si fece più”.

Ex-pugile affiliato a Cosa nostra, Onorato ha confessato più di 50 omicidi, fra cui quello dell’eurodeputato della Democrazia Cristiana Salvo Lima, dell’agente di polizia Emanuele Piazza strangolato e sciolto nell’acido che, per conto del Sisde, il Servizio segreto civile, cercava latitanti, e dei fratelli Sceusa, misteriosamente scomparsi nel 1991.

Secondo Onorato, dunque, il boss mafioso Riina e i Madonia “tenevano tra le mani La Barbera”. Parlando davanti alla Corte d’appello di Caltanissetta dell’incarico che avrebbe avuto da Salvatore Biondino di uccidere l’ex-capo della Mobile, Arnaldo La Barbera, ha spiegato che aveva “molto sangue freddo” e che “inquadravo bene le attività criminose da fare”.

Quanto al finto pentito Vincenzo Scarantino che, per anni, ha depistato le indagini sulla strage di via  D’Amelio in cui morì Paolo Borsellino e la sua scorta, c’erano dei boss mafiosi che quando “seppero della collaborazione di Vincenzo Scarantino” con i magistrati “ridevano“, “perché accusava uomini d’onore che non c’entravano niente con la strage di via D’Amelio“.

In udienza si è parlato anche della famosa agenda rossa di Paolo Borsellino misteriosamente scomparsa dalla scenda della strage. E la Procura generale di Caltanissetta ha chiesto l’acquisizione dei verbali delle deposizioni di cinque poliziotti rese tra il 2006 e lo scorso novembre.

Tra i verbali spicca quello della funzionaria Gabriella Tommasello che fu sentita il 3 aprile 2006, quando disse di avere visto la borsa del giudice nella stanza del dirigente della Squadra Mobile Arnaldo La Barbera.
Chiesta anche l’acquisizione dei verbali di altri 4 poliziotti: Andrea Grassi, reso il 17 maggio 2006, Armando infantino il 12 marzo 2019, lo stesso Infantino nuovamente il 18 marzo 2019, poi il 26 marzo 2019 era stato sentito Giuseppe Lo Presti e il 20 maggio 2019 Nicolò Manzella. Il 21 novembre scorso è stato risentito Infantino, ma anche Lo Presti e Manzella. La Procura generale ha chiesto quindi di sentire i poliziotti. La Corte d’appello si è riservata.
Sempre oggi il pm Maurizio Bonaccorso, applicato alla Procura generale, ha chiesto anche l’acquisizione di un “album fotografico sottoposto a il 9 agosto 1990 a Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto Nino Agostino ucciso il 5 agosto del 1989 a Villagrazia di Carini con la moglie Ida Castelluccio.

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  • Maurizio Bacile 9 Gennaio 2024

    sono figlio di Siciliano.Mio padre mi ha cresciuto, con sani principi Etici e Morali, nel rispetto delle Istituzioni. Ma nel contempo ammettendo le profonde infiltrazioni della mafia ai suoi livelli piu’ alti. Quei pochi Eroi che si sono opposti alla malavita, sono stati barbaramente eliminati. Purtroppo mi disse che lo Stato non ce l’avtebbe mai fatta contro la mafia.