Crosetto: “Pronti a guidare la missione nel Mar Rosso, anche in Italia riavremo i riservisti”

26 Gen 2024 8:45 - di Leo Malaspima

“Se ci chiederanno di averlo lo prenderemo, ne abbiamo le capacità , se lo vogliono i francesi va benissimo, il problema è avere presto una missione efficace per tutelare la sicurezza delle navi commerciali e le nostre economie, oltre al diritto internazionale”. Sul “Corriere“, non usa mezzi termini, Guido Crosetto, ministro della Difesa, impegnato in queste ore ad organizzare, con i partner della Ue, la missione navale a tutela delle rotte dei mercantili e dei traffici commerciali nel Mar Rosso. C’è unità, specifica Crosetto, sia sul piano interno della maggioranza, in politica estera, che sul piano europeo, nonostante le fibrillazioni sul Medio Oriente: “L’Europa al momento è fatta così, è un dato di fatto: esistono 27 politiche estere diverse, ogni Paese ha una sua agenda non solo a Gaza, ma anche in Libano, in Niger, nel Nord Africa, in Kosovo. Per questo non abbiamo un ruolo rilevante nel mondo”, ammette il ministro, più ottimista invece sulla missione nel Mar Rosso, su cui l’Italia è in prima linea con Francia e Germania.

Crosetto e il Mar Rosso, verso una difesa unica europea

“Tutti stanno cambiando tutto, ma qui in Italia a me dicono che voglio togliere denaro agli asili o alle scuole. Molti fingono di non voler capire che senza la difesa non c’è né libera istruzione né libero commercio né democrazia. Noi non abbiamo un problema di numero, ma per esempio costruire una Riserva nazionale delle forze armate, come in Svizzera e in Israele, è un mio obiettivo, anche se da attivare, ovviamente, in casi gravissimi. Proporremo una legge, su questo, nelle prossime settimane, è una delle riforme necessarie all’Italia. Il mondo sta cambiando, si combattono sia guerre evidenti sia guerre ibride. Solo nel Mar Rosso ci sono più guerre, Cina e Russia stanno già combattendo una loro guerra ibrida: le loro navi commerciali, risparmiate dagli Houthi, hanno un vantaggio competitivo che rischia di far saltare la concorrenza. Ma questo è difficile spiegarlo. Abbiamo tolto — non noi, un altro governo — le armi all’ Arabia Saudita e agli Emirati quando combattevano contro gli Houthi, che hanno una capacità militare produttiva propria, e sono più pericolosi di Hamas ed Hezbollah. Ne paghiamo le conseguenze”, dice Crosetto.

La missione in Libano e il contingente italiano

Riguardo al contingente militare Unifil in Libano, Crosetto non esclude un potenziamento: “Chiaramente siamo pronti, ma ogni aumento va finanziato e autorizzato. È un dossier complesso, giocato su alcuni chilometri di striscia Blu che separano le due parti. Vedremo, ma, come sa Antonio, oggi è prematuro. Se dovessimo andare incontro ai desideri degli israeliani dovremmo cambiare le regole di ingaggio”. Infine, il progetto Gcap, su cui abbiamo un accordo con Tokyo e Londra. Chi comanderà? “La governance sarà paritaria, 33% ognuno, e sarebbe la prima volta che l’Italia partecipa a un programma militare di primissimo piano con un ruolo paritario. Abbiamo già fissato la rotazione dei vertici, partiremo guidando noi. Gli impianti produttivi, il ritorno industriale e occupazionale sarà tutto paritario. La sede principale del consorzio, per motivi di semplicità fiscale, legale, amministrativa (purtroppo!) sarà in Uk”.

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