Scala, grida “viva l’Italia antifascista” e viene identificato dalla Digos. Il Pd strepita, la Questura lo sbugiarda

8 Dic 2023 18:34 - di Alberto Consoli

Il pugnace animo antifascista del Pd e della sinistra si mette in moto grazie al “loggionista” solitario della Scala di Milano – Marco Vizzardelli-. Che dopo l’Inno di Mameli ha gridato: “Viva l’Italia antifascista”, un attimo, pochi secondi prima dell’inizio del “Don Carlo”.  E’ intervenuta la Digos che ha subito identificato l’uomo,  appassionato di lirica, loggionista e giornalista esperto di equitazione. Quest’ultimo, contattato dall’Ansa, ha  commentato: “L’ho buttata sul ridere, ho detto agli agenti che avrebbero dovuto legarmi e arrestarmi se avessi detto il contrario, ‘viva l’Italia fascista’, ma così no”.  “Si sono messi a ridere anche loro, ma mi hanno detto che dovevano fare così. E quindi mi hanno fotografato la carta d’identità”.

Scala, la campagna socia del Pd, “Identificateci tutti” cade nel ridicolo

Ma la procedura di identificazione dell’uomo ha scatenato la solita sceneggiata grottesca della sinistra. A suonare la grancassa per primo è stato il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Mi auguro che il motivo che ha portato agenti della Digos ad identificare chi ha gridato ‘Viva l’Italia Antifascista’ alla Scala ieri sera, sia perché il questore e il prefetto di Milano intendono ringraziare quel cittadino per aver reso omaggio alla Costituzione”. “Se così non fosse, e sarebbe scandaloso, il ministro dell’Interno dovrà spiegarlo in Parlamento”. Addirittura. E’ seguita la ridicola  campagna social del Pd, “Identificateci tutti”. Il partito di Elly Schlein arriva addirittura a condividere un post sui social in cui chiede di “identificarci tutti”. E invita a rilanciare l’urlo “viva l’Italia antifascista”. “Continueremo a gridarlo, ovunque”. Ci manca solo la candidatura di Vizzardelli alle Europee.

La Questura: l’identificazione non per la frase ma per la sicurezza

Ma il Pd e sinistra steccano clamorosamente. E’ stata la Questura a fargli fare una figura barbina. In una nota spiega che “l’identificazione dei due spettatori presenti in galleria”- due quindi non solo Vizzardelli –  è stata effettuata “quale ordinaria modalità di controllo preventivo. Per garantire la sicurezza della rappresentazione”. Non c’entra niente la natura della frase gridata: si calmino i bollenti spiriti della sinistra. “L’iniziativa non è stata assolutamente determinata dal contenuto della frase pronunciata – specifica la Questura – ma dalle particolari circostanze; considerate le manifestazioni di dissenso poste in essere nel pomeriggio in città e la diretta televisiva dell’evento. Che avrebbe potuto essere di stimolo per iniziative finalizzate a turbarne il regolare svolgimento. La conoscenza dell’identità delle persone ha consentito, infatti, di poter ritenere con certezza l’assenza di alcun rischio per l’evento”.

La nota della Questura e il Pd con le pive nel sacco

Così la nota spegne la polemica spavaldamente cavalcata dal Pd. Quella campagna social –Identificateci tutti” – non ha ragione d’essere. Ci si erano fiondati diversi esponenti dem, da Debora Serracchiani ad Arturo Scotto, passando per Marco Furfaro e Laura Boldrini, twittando “Viva l’Italia antifascista” con nome, cognome, luogo e data di nascita. Sono alla frutta. E non si arrendono. Le parole della Questura li irrita: “Per essere chiari. Nella Repubblica italiana bisognerebbe identificare chi fa il saluto romano non chi grida ‘viva l’Italia antifascista'”, strilla Zingaretti. E l’ex ministro Andrea Orlando trova da ridire e definisce l’intervento delle forze dell’ordina per moptivi di sicurezza “alquanto ingolare”. Lo smacco è forte.

 

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