Negoziati a un punto morto, il Mossad lascia Doha. Il capo degli 007: Hamas non rispetta gli accordi
Il capo del Mossad, David Barnea, richiama all’ordine i negoziatori. La fragile tregua tra Israele e Hamas, con accordi raggiunti in extremis – e con tutto il corollario bellico di accuse reciproche – non ha retto. L’esercito israeliano ha ripreso le operazioni di attacco su Gaza, dopo aver accusato i miliziani palestinesi di aver sparato vari razzi dalla Striscia e non aver liberato tutte le donne ostaggio, come previsto invece dai negoziati. L’area di Khan Yunis nel sud di Gaza è stata intensamente bombardata, e il portavoce militare ha ordinato l’immediata evacuazione degli abitanti. E i mediatori di Qatar e Egitto sono a un punto morto: così, il capo del servizio segreto israeliano, richiamato dal premier Netanyahu, richiama il suo staff, esortandolo a «rientrare da Doha».
Il capo del Mossad richiama i negoziatori da Doha
Dunque, il capo del Mossad, David Barnea, ha richiamato il team di negoziatori impegnati a Doha nelle trattative sul cessate il fuoco e rilascio dei prigionieri a causa dello “stallo” nei colloqui. È quanto si legge in una nota dell’intelligence israeliana, diffusa dall’ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu. «A causa dello stallo nei negoziati e su istruzione del primo ministro Benjamin Netanyahu, il capo del Mossad David Barnea ha ordinato alla sua squadra a Doha di tornare in Israele. L’organizzazione terroristica Hamas non ha rispettato la sua parte dell’accordo, che prevedeva il rilascio di tutti i bambini e delle donne, secondo un elenco fornito a Hamas, e che Hamas ha approvato», si legge nel comunicato.
Stallo nei negoziati: Netanyahu richiama lo staff di Barnea
Pertanto, «il capo del Mossad – prosegue la nota – ringrazia il capo della Cia. Il ministro egiziano dell’Intelligence. E il primo ministro del Qatar per la loro collaborazione negli sforzi enormi di mediazione che hanno portato al rilascio di 84 minori e donne dalla Striscia di Gaza. Oltre a 24 cittadini stranieri». Ma, contestualmente, choude la porta su Doha. Intanto, Giorgia Meloni, alla Cop28 di Dubai, ha incontrato Erdogan e auspicato una «nuova pausa umanitaria». Sottolineando il ruolo della Turchia nell’evitare l’allargamento del conflitto». Mentre, dal fronte caldo di Israele, dopo la partenza da Doha e la ripresa dei combattimenti, il premier israeliano Netanyahu avverte: «Ora si vada avanti fino alla distruzione di Hamas».
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