Fidanza: “Portiamo il modello Meloni nell’Ue: serve una Commissione politica, che applichi le ricette del centrodestra”

11 Dic 2023 10:51 - di Luciana Delli Colli
fidanza

Nella complessa partita politica che si sta giocando in Europa, tanto sui dossier più scottanti quanto sulla fisionomia che prenderà la Commissione dopo il voto, c’è una certezza: “Qualunque sia lo schema di gioco, l’Italia sarà protagonista“. A sottolinearlo è stato il capodelegazione di FdI a Bruxelles, Carlo Fidanza, chiarendo che il nostro Paese non è disposto ad accettare diktat di alcuna natura, mentre è impegnato a giocare le sue carte per la costruzione di una Unione che, dal Mes al Patto di stabilità fino alle politiche green, abbandoni rigidità ideologiche e burocratiche e si faccia interprete delle ragionevoli istanze sollevate dai Paesi membri. Uno scenario nel quale è centrale la prospettiva di costruire una Commissione non solo “politica”, ma che “applichi la ricetta del centrodestra“.

Fidanza: “C’è un vento positivo per le forze di destra in Europa”

“C’è un vento positivo per le forze di destra in Europa, a prescindere dalle appartenenze ai diversi gruppi”, ha spiegato Fidanza, intervistato da La Verità. “Sul piano delle alleanze è presto per ragionare: bisogna prima vedere i numeri. Adesso per noi è importante dare un messaggio chiaro: vogliamo portare il ‘modello Meloni’ anche in Europa, con un centrodestra di governo in versione ampia”, ha proseguito, chiarendo che “piantare adesso paletti avrebbe poco senso: c’è la campagna elettorale di mezzo e nessuno può ipotizzare alleanze future oggi inconfessabili”. “Occorre prima prendere i voti”, ha aggiunto Fidanza, rispondendo a una domanda di Federico Novella che firma l’intervista sulla crescita nei sondaggi dei sovranisti di Identità e Democrazia. “Non voglio dare patenti di legittimità democratica, arrivando da un’esperienza politica a lungo esclusa dall’arco costituzionale. Io spero – ha poi chiarito l’europarlamentare di FdI – che il centrodestra italiano faccia prevalere il patrimonio che ci unisce, senza abbandonarsi troppo ai toni da campagna elettorale che inevitabilmente saliranno di volume. Detto questo, ci sono valori non negoziabili, per esempio in politica estera, su cui tutte le forze di governo hanno sempre votato compatte. Non abbiamo motivo di pensare che i nostri alleati si comporteranno diversamente in Europa”.

Le alleanze si definiranno dopo il voto, ma “noi siamo nati e moriremo alternativi alla sinistra”

In questo contesto di alleanze tutte da definire è certo, comunque, che “noi siamo nati e moriremo alternativi alla sinistra, in Italia e in Europa”. “Siamo impegnati ad allargare la famiglia dei Conservatori europei, mantenendo un dialogo con i Popolari, senza i quali sarà impossibile numericamente costruire uno schema alternativo alla sinistra”, ha chiarito il capodelegazione di FdI al Parlamento europeo, ricordando che “negli ultimi mesi abbiamo già registrato nell’Europarlamento maggioranze ampie, che hanno tenuto insieme vasti schieramenti, dai liberali fino ai sovranisti”. E sebbene si sia trattato di voti su singoli provvedimenti “tuttavia, è il segno di una tendenza che va verso destra e su cui dobbiamo lavorare”, ha commentato Fidanza, rivendicando che “l’impegno del centrodestra europeo, di cui Fratelli d’Italia sarà un motore fondamentale, è questo: con un vento che porta a destra, abbiamo il dovere di evitare una Commissione orientata a sinistra”.

Draghi? “Puoi anche chiamarti Mandrake, ma se hai maggioranze innaturali fallirai”

Quanto allo scenario per cui potrebbe configurarsi una nuova maggioranza Ursula, Fidanza ha ricordato che “ad oggi non sarebbe così agevole” e che “un conto è il voto sul presidente della Commissione, un altro la composizione della maggioranza che sostiene stabilmente il governo europeo”. “Oggi fare certi discorsi è prematuro”. Sulle indiscrezioni giornalistiche che vorrebbero Macron impegnato a sostenere Mario Draghi alla guida dell’esecutivo europeo, poi, l’esponente di FdI, ha ricordato che “non viviamo più nel tempo in cui Macron decide da solo chi comanda in Europa”. Poi, richiamando l’esempio italiano, Fidanza ha avvertito che “se hai maggioranze innaturali e programmi poco chiari, puoi chiamarti Mandrake ma fallirai. Il toto-nomi non serve, serve invece una Commissione vicina alle posizioni italiane su immigrazione, ambiente e regole di bilancio”. Serve, insomma, “una Commissione politica, che applichi la ricetta del centrodestra”. Comunque, “qualunque sia lo schema di gioco, l’Italia sarà protagonista. Se continueremo a fare bene, sono certo che le forze di governo, a partire da FdI, otterranno prevedibilmente risultati importanti: avremo quindi la conferma di una maggioranza nazionale stabile e di un governo di legislatura”.

Fidanza: “Serve una Commissione politica, con un progetto alternativo a quello attuale”

Fidanza, quindi, immagina una “Commissione sicuramente “politica”, con un progetto diverso rispetto all’attuale governo europeo, che ha avallato la deriva “ultragreen” di Timmermans”. “Dopo le elezioni verrà scritta la parola fine sulle politiche ambientaliste deleterie per le nostre imprese”, ha chiarito, ricordando che molti passi in avanti in questo senso sono già stati fatti, grazie proprio all’impegno dell’Italia e alla sua capacità di incidere sul dibattito europeo, facendo cambiare posizione per al Ppe: “Noi passavamo per gli eretici del clima: oggi finalmente se ne può discutere apertamente”. Questa capacità di affermare le proprie ragioni e visioni è la stessa che l’Italia sta mettendo in campo per altri dossier cruciali come il Patto di Stabilità o il Mes. Per la riforma del Patto “pretendiamo si tenga conto degli investimenti compiuti, in primo luogo quelli previsti dalle priorità europee: parlo della transizione green e digitale e delle spese per la difesa, stante il nostro impegno a fianco dell’Ucraina”, ha chiarito Fidanza, spiegando che “siamo ottimisti, ma non firmeremo un Patto che non risponderà alle nostre esigenze”.

Mes e Patto di stabilità sono “partite collegate”: l’Italia difenderà i suoi interessi

Quanto al Mes “sono due partite politicamente collegate”. “Introdurre ulteriori elementi di rigidità in questo frangente sarebbe insostenibile”, ha detto Fidanza, spiegando che “nel momento in cui i Paesi ‘frugali’ non intendono contrarre debito comune per sostenere investimenti sulla competitività, rimango personalmente convinto che i fondi del Mes andrebbero ridirezionati sulla crescita. Non devono restare bloccati”. “Penso che il Mes sia storicamente uno strumento datato: dobbiamo ripensarlo, alla luce delle nuove sfide che attendono l’Europa”, ha chiarito l’esponente di FdI, per il quale anche l’Unione bancaria, di cui ha parlato Tajani, è “un altro pezzo del puzzle”, poiché “il sistema dev’essere armonizzato nell’ambito di un accordo complessivo”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *