Forteto, intervista agli autori de La Setta: “Bene la Commissione d’inchiesta, serve la verità”

9 Set 2023 14:47 - di Redazione

La Camera ha approvato nei giorni scorsi l’istituzione della commissione di inchiesta sui fatti di Forteto, la comunità degli orrori denunciata da Giovanni Donzelli, all’epoca in cui era consigliere regionale della Toscana, e da Carmine Gazzanni e Flavia Piccinni nel bellissimo libro “Nella setta”(edito da Fandango). Abbiamo intervistato i due giornalisti, da sempre impegnati nelle inchieste giornalistiche sul mondo sotterraneo delle sette in Italia.

La commissione di inchiesta sul Forteto può aiutare a scoprire altre verità nascoste?


Assolutamente sì. Le sentenze hanno contribuito a raccontare solo una parte di quanto accaduto per decenni e decenni al Forteto. Tutte le violenze, i maltrattamenti, i soprusi, le manipolazioni sono evidentemente avvenute perché c’era chi lo consentiva. Bisogna far luce, ad esempio e innanzitutto, sui tanti e drammatici affidi che sono stati autorizzati. Come mai per anni e anni decine di minori provenienti molto spesso da situazioni complesse, da violenze e da contesti fragili, sono stati mandati in una cooperativa che non aveva alcun titolo ad accogliere bambini e sui cui fondatori pendeva già una sentenza, risalente al 1985, di condanna proprio per abusi? Servono delle risposte, insomma, anche sulle potenziali coperture politiche, giudiziarie ed economiche di cui il Forteto avrebbe goduto. Perché non bisogna dimenticare che, grazie al lavoro gratuito dei tanti soci, la cooperativa è negli anni diventata una potenza economica non indifferente, con un giro d’affari da decine di milioni di euro. E anche su questo, probabilmente, è stato detto troppo poco, anche in sede penale.

C’è la sensazione che sulla vicenda non tutti i responsabili abbiano pagato il giusto.


Proprio questo è il punto. Fiesoli, “il Profeta”, è sicuramente il primo responsabile. Ma non basta. Non può bastare per i tanti minori, oggi maggiorenni, che hanno sofferto loro malgrado perché sono stati “buttati” in un luogo che solo superficialmente si presentava come il paradiso, ma che in realtà era l’inferno. Già nella Commissione d’inchiesta della scorsa legislatura alcune audizioni di magistrati e politici – quelle perlomeno secretate – aprirono a mille dubbi. Vogliamo ricordare quanto detto, ad esempio, dall’ex presidente del Tribunale dei Minori di Firenze, Piero Tony: “Sono orgoglioso di quel che ho fatto per il Forteto”.

Il vostro libro ha contribuito a squarciare il velo sulla vicenda. Vi piacerebbe essere auditi in commissione?

Questo ovviamente lo deciderà chi di dovere. Noi riteniamo senza dubbio che il Forteto sia da un certo punto di vista un unicum tragico e su cui, come detto, bisogna ancora far luce. Ma da un altro punto di vista rappresenta il caso limite di tante altre vicende accomunate da una manipolazione mentale forte da parte del vertice e del “guru”. In Italia, ad oggi, manca una legge che punisca questo tipo di reato e l’unico appiglio esistente – la riduzione in schiavitù – non sempre è dimostrabile e non sempre è facile contestare agli imputati.

Avete novità su cui state lavorando  relative al Forteto?


Esatto. Non abbiamo mai smesso di interessarci a questa tragica vicenda che spesso è stata trattata con eccessiva superficialità e qualunquismo, quando non del tutto strumentalizzata. Con l’aiuto dell’Associazione Vittime Forteto e del suo instancabile presidente Sergio Pietracito, che da sempre si batte per raggiungere una piena verità su quanto accaduto, lavoriamo da anni su questo. Ultimamente abbiamo intervistato delle persone che fino a questo momento non hanno mai voluto raccontare la loro storia – neanche nelle sedi istituzionali – e che rivelano elementi mai emersi, riscrivendo in modo significativo e per taluni versi inquietanti delle verità che sul Forteto vengono date per assodate.

Il problema delle sette in Italia è ancora forte e presente sul territorio nazionale?


Assolutamente sì. Il nostro libro “Nella setta” è uscito nel 2018 e da allora sono decine e decine le segnalazioni che tuttora ci arrivano. Già nella nostra inchiesta sottolineavamo come circa 4 milioni di italiani fossero coinvolti nel fenomeno settario. E c’è da pensare che, anche a causa della pandemia e delle fragilità che ne sono nate, il numero sia notevolmente cresciuto. Per questo occorrono una maggiore attenzione e una più concreta presenza da parte delle istituzioni, fino ad ora pressoché assenti. Dal nostro libro sono nate svariate proposte di legge che, però, sono rimaste lettera morta.

Come si può legiferare per contrastare la proliferazione delle sette?


Nel 1987 la Corte Costituzionale ha giustamente dichiarato incostituzionale il reato di plagio poiché troppo arbitrario. Oggi, però, ci sono gli strumenti per ragionare su una seria introduzione del reato di manipolazione mentale. La psichiatria forense ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e dunque si potrebbe quantomeno ragionare su come intervenire. Ovvio che metodi, pratiche, modalità non spettano a giornalisti che raccontano un fenomeno, ma alla classe politica. Quel che è certo è che, così come alcune fattispecie di reato (il mobbing ad esempio) fino a poco tempo fa erano impensabili poiché ritenute, appunto, arbitrarie, e oggi invece sono un’importante realtà, anche sulla manipolazione mentale si dovrebbe almeno affrontare il tema.

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