Craxi, 40 anni fa l’esordio a Palazzo Chigi. Uno statista distante dalla sinistra di oggi

4 Ago 2023 10:24 - di Mario Campanella
Craxi

40 anni fa Bettino Craxi diventava Presidente del Consiglio. Il primo socialista della storia della Repubblica, seguito otto anni dopo, per un solo anno, da quel Giuliano Amato che era suo sottosegretario alla presidenza. Aveva 49 anni. Il più giovane primo ministro della storia dopo un altro socialista, 61 anni prima. Sarebbe durato tre anni e mezzo, un record per il dopo De Gasperi, e avrebbe lasciato un segno, prima di finire tragicamente preda di una nemesi ancora oscura. Aveva incontrato Almirante nelle consultazioni rompendo l’arco costituzionale che il suo alleato mai troppo amato, Ciriaco De Mita, aveva posto come scusante per avvicinare la balena bianca al PCI.

Craxi, dal decreto di San Valentino a Sigonella

Quei lunghi tre anni e mezzo non sarebbero passati invano. Dal decreto di San Valentino, che aboliva la scala mobile e sfidava CGIL e PCI, battendoli con coraggio al referendum, fino alla notte di Sigonella, in cui si recuperava dopo quarant’anni l’orgoglio nazionale, Craxi avrebbe mostrato il suo coraggio e il suo spessore. Eletto da De Martino e Mancini segretario nazionale del Psi al congresso del Midas del 1976 perché ritenuto malleabile, avrebbe portato fino in fondo il disegno di Nenni: autonomi dai comunisti, alleati ma non subordinati ai democristiani. Craxi conquistò il consenso delle imprese, l’odio dei cugini di Botteghe Oscure e del partito di Repubblica ed Espresso, portando il PSI a sfiorare il 14%. Un gigante in mezzo a due colossi elettorali.

Craxi e la destra

Estroverso e narciso, arrogante e generoso. Dipinto con gli stivali del regime da Forattini, un democratico che coltivava il fascino per Proudhon, la seduzione per il potere, il rispetto per ogni matrice socialista, arrivando a visitare la tomba di Mussolini del quale in privato non nascondeva una certa attrazione. Con la destra fu sempre corretto. Dopo l’incontro con Almirante anche la dichiarazione in aula dopo la strage del dicembre del 1984 dicendo, rivolgendosi ai banchi del Msi, che “non avrebbe imbastito teoremi”. Del resto era soprattutto allievo di Nenni del quale conservava la passione per nuovi schemi e l’allergia alla sottomissione.

Tangentopoli, le condanne, l’esilio

Craxi rimase l’uomo più potente della Repubblica sino a Tangentopoli. Poi le monetine, l’esilio , la morte.  L’esilio in Tunisia per sfuggire al carcere dopo le condanne ricevute per le presunte tangenti nella vicenda Enimont. Sognava il presidenzialismo e una sinistra riformista senza paraocchi e senza totem. Troppo per un Paese che non perdonava l’uscita dal binomio cattocomunista. Un’era geologica è passata da allora. Le idee di Craxi per un riformismo moderno sembrano due secoli avanti Schlein. Ci sono vite che si vivono in un minuto dice il colonnello Slade in Profumo di donna. Quella di Bettino, tra bene e male, dura ancora.

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