Prende corpo la riforma della giustizia. Il Cdm approva il “pacchetto Nordio” all’unanimità

15 Giu 2023 20:15 - di Adriana De Conto
Cdm Giustizia

Il consiglio dei ministri approva all’unanimità il primo disegno di legge  in 8 articoli targato Carlo Nordio.  Si tratta delle modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento giudiziario che sono lossatura della riforma della giustizia voluta dal governo Meloni.  L’ obiettivo, più volte evidenziato dal Guardasigilli, è quello di aumentare le garanzie per chi è sottoposto a indagini. Si tratta di una prima tranche di misure che sarà seguita, nelle intenzioni del ministro, da altre due: una  entro la fine dell’anno, e l’altra, quella che riguarda il Consiglio superiore della magistratura e la separazione delle carriere, riforme che prevedono modifiche alla Costituzione, più a lungo termine. Tra le novità più rilevanti, l’abolizione dell’abuso d’ufficio e alcune modifiche al traffico di influenze illecite, che viene meglio definito e tipizzato oltreché «limitato a condotte particolarmente gravi». Stop anche al potere del pm di impugnare le sentenze di assoluzione, che resta solo per i reati più gravi. Stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni da parte dei giornalisti. I quali  potranno riportare solo i colloqui contenuti nei provvedimenti dei giudici. La pubblicazione sarà infatti possibile solo quando il contenuto intercettato è agli atti del processo; e il giudice sarà tenuto a stralciare, oltre ai dati personali sensibili, anche quelli  relativi a soggetti diversi dalle parti, a meno che non siano rilevanti per le indagini.

Sì del Cdm al “pacchetto Nordio”: ddl in 8 articoli. I contenuti

La riunione  è iniziata con un ricordo di Silvio Berlusconi da parte della premier Giorgia Meloni, riferiscono fonti presenti al Cdm. Il reato di traffico di influenze illecite viene fortemente ridimensionato nel testo. E sull’applicazione della custodia cautelare in carcere si dovrà pronunciare un giudice collegiale. Non più un singolo magistrato (ma la norma entrerà in vigore tra 2 anni). E ancora: prima della decisione l’indagato dovrà essere interrogato dal giudice, tranne se c’è pericolo di fuga o di inquinamento delle prove e in caso di reati gravi.  “La riforma della giustizia era da tempo programmata per oggi al Cdm”. Il fatto che avvenga il giorno dopo il funerale di Berlusconi “è una coincidenza. Che se da un lato può costituire un tributo per la sua battaglia combattuta a lungo per una giustizia più giusta; ha però  il rammarico di impedirgli di assistere al primo passo verso una riforma radicale della giustizia in senso garantista che lui auspicava”, aveva detto in mattinata Nordio, intervistato da SkyTg24.

Cancellato l’abuso d’ufficio

“È un passo importante verso un processo davvero giusto” ha assicurato il viceministro di Forza Italia Francesco Paolo Sisto, che sottolinea la “diretta partecipazione” alla stesura della riforma di Berlusconi, una ragione di più per dedicargliela.  La norma più attesa, era quella sull’abuso d’ufficio. Il reato viene cancellato con un tratto di penna perché le modifiche introdotte in questi anni non hanno eliminato lo “squilibrio” tra le iscrizioni nel registro degli indagati e condanne: l’anno scorso sono stati archiviati 3.536 dei 3.938 fascicoli aperti nel 2022. E nel 2021 in primo grado ci sono state solo 18 condanne. “Il reato di abuso d’ufficio è stato modificato varie volte per circoscriverne i limiti, ma sono continuate iscrizioni nel registro degli indagati e informazioni di garanzia che costituivano il vero motivo della paura della firma per cui sindaci e amministratori non firmavano nulla e questo è un grande danno economico che si riversa sui cittadini“, sostiene il Guardasigilli, che in conferenza stampa ha illustrato i punti della riforma, “frutto di sei mesi di lavoro”.

Stretta sulle intercettazioni

Cura dimagrante, inoltre,  per il traffico di influenze: il suo ambito diapplicazione viene “limitato a condotte particolarmente gravi”, fuori anche tutti i casi di “millanteria”, mentre sale la pena minima edittale.    I pm non potranno più presentare appello contro le sentenze di assoluzione che riguardano reati di “contenuta gravità”.  Potranno essere impugnate dal pm invece le assoluzioni per i reati più gravi, compresi quelli del Codice Rosso.  Sulle intercettazioni oltre all’estensione del divieto di pubblicazione, si chiede a pm e giudici di limitarsi: dovranno stralciare dai brogliacci e dai loro provvedimenti i riferimenti alle persone terze estranee alle indagini.     Consapevole delle carenze di organico nella magistratura, la riforma prevede l’assunzione di 250 nuovi giudici e stringe i tempi del concorso di accesso. E con una norma di interpretazione autentica evita il rischio che siano dichiarate nulle sentenze pronunciate in procedimenti per gravissimi reati di criminalità organizzata e terrorismo alle quali hanno concorso giudici popolari con più di 65 anni, limite massimo fissato dalla legge per la loro nomina.

 

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