Pnrr, la Ue chiude il caso: “Con l’Italia scambi costruttivi”. E i giuristi difendono la scelta del governo

3 Giu 2023 18:59 - di Alessandra Danieli

Riflettori ancora accesi sul Pnrr, dopo il decreto del governo che sottrae alla Corte dei Conti il controllo concomitante sulla realizzazione delle opere. All’indomani dello scontro a distanza con Bruxelles  le acque si calmano. Se in Italia in tanti – economisti e giuristi –  giudicano «ragionevole e giustificata» la scelta del governo Meloni, un portavoce della commissione europea  chiude il caso.

Pnrr, Bruxelles conferma gli scambi costruttivi con l’Italia

«I lavori sulla valutazione da parte della Commissione europea della terza richiesta di pagamento presentata dall’Italia sono in corso e ci sono scambi costruttivi», fa sapere. «Comunicheremo la conclusione della nostra valutazione  non appena raggiungeremo quella fase. Non è insolito – aggiunge –  impiegare un po’ di tempo oltre la scadenza indicativa. È accaduto anche con le richieste di pagamento di Lussemburgo, Romania e Slovacchia».

Rientra lo scontro sul controllo concomitante della Corte dei Conti

Sulle polemiche in merito alle modifiche dei poteri di controllo della magistratura contabile, il portavoce di Bruxelles sottolinea la regola generale di non commentare i progetti di atti legislativi. «Il Pnrr richiede un quadro di controllo su misura. Proporzionato alla sua natura unica di programma di spesa dell’Ue basato sui risultati». Ieri era stato il portavoce capo della Commissione europea Eric Mamer a sollevare perplessità sul decreto del governo italiano in merito al controllo concomitante della Corte dei Conti. Osservazioni alle quali Palazzo Chigi ha risposto con una nota circostanziata in 8 punti che ha indotto Mamer a fare retromarcia.

Il costituzionalista Mirabelli: la scelta del governo è giustificata

Il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli, in un colloquio con l’Adnkronos, difende la scelta del governo. Giustificata dalla necessità di implementare «e procedere con assoluta sollecitudine a realizzare gli interventi e le opere in tempi molto stretti». Il  controllo concomitante, spiega,  potrebbe essere un elemento che «anziché agevolare ritarda, anche per le interlocuzioni che le amministrazioni dovrebbero avere con la Corte dei conti. Un controllo – aggiunge – che certamente può essere utile ma non indispensabile. Se viene mantenuto, ed è mantenuto come è d’obbligo, il controllo successivo». Quanto allo scudo erariale, altro elemento che l’Europa ha contestato all’Italia, Mirabelli spiega che «non significa che viene eliminata la responsabilità dei funzionari. Ma solo l’ipotesi di colpa. Il che rende meno preoccupato chi opera di come può essere valutato il proprio comportamento».

Di Taranto: stimo Draghi ma i problemi vengono da lì

L’economista Giuseppe Di Taranto, a sua volta, fa notare che i problemi con l’Ue scattano adesso, ma l’origine degli errori risale agli inizi. «Sono un ammiratore di Draghi,  ma con onestà intellettuale devo dire che gli errori ci sono stati all’inizio. Perché allora si trattava semplicemente di approvare i Piani nazionali non dovuti agli enti locali. Invece, nel 2023,  bisognava realizzare gli obiettivi oltre ai traguardi più generali come le riforme. Ciò vuol dire che adesso, con esattezza, bisognava dire quando si mettevano a terra  le opere. Quindi si trattava di dire una data precisa. Ed è evidente che allora tutti i problemi sono scattati adesso». L’economista indica inoltre che all’inizio del dialogo con l’Ue «purtroppo sono stati tirati fuori dai cassetti progetti non attuabili completamente. Ma sono stati messi fuori perché c’erano i fondi europei da valutare».

Fidanza: dagli alti funzionari due pesi e due misure

Polemico con la Ue il capodelegazione di FdI a Strasburgo, Carlo Fidanza. «Penso che da parte di alcuni alti funzionari ci sia una sorta di doppio standard. Quello che a Draghi veniva ampiamente consentito, senza che qualcuno gli chiedesse conto di alcunché, con noi diventa oggetto di attenzioni occhiute».

 

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