Durissimo Nordio: noi pieni di errori giudiziari ma la magistratura continua a essere autoreferenziale

17 Giu 2023 17:53 - di Paolo Lami

Non le manda a dire, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ai suoi ex-colleghi, quei (pochi) magistrati ideologizzati che ancora protestano contro la riforma voluta dal governo Meloni, in  particolare, sull’abuso d’ufficio: “Noi siamo infarciti di errori giudiziari di persone che sono state in prigione per mesi o per anni poi sono stati assolti e nessuno ha detto niente e la magistratura continua a essere autoreferenziale dicendo che questa è la loro indipendenza e la loro autonomia – va giù durissimo il Guardasigilli da Taormina dove è intervento per presentare il suo libro ‘Giustizia’. – Io non avrei fatto il magistrato per 40 anni se non avessi onorato la magistratura ma quando le indagini sono fatte male compromettono la vita degli individui e addirittura qualcuno viene promosso, o eletto in Parlamento dopo anni di lunghe indagini”.

La riforma affronta temi come l’eccesso di carcerazione preventiva come quello delle intercettazioni a strascico che costano centinaia di milioni di euro, come resto evanescenti e non correttamente normati quali il traffico di influenze, come le migliaia di processi finiti nel nulla ma costati miliardi di vecchie lire: “Sapete quanto è costato il processo fatto a suo tempo contro Andreotti che è finito nel nulla? E’ costato – svela Nordio – un miliardo di lire alla difesa soltanto per fare le fotocopie”.

È praticamente impossibile dare torto a Nordio su questi aspetti che lui, da ex-magistrato, conosce molto molto bene.

E, infatti, sulla riforma dell’abuso d’ufficio ha raccolto il plauso di tutti i sindaci Pd, come Matteo Ricci di Pesaro e Beppe Sala di Milano, a dimostrazione che la riforma di quel reato – 4.500 processi, 80 condannati – andava per forza ritornato.

Somo anni che si parla di riforma della Giustizia ma ogni tentativo di metterci mano si è infranto contro il muro, apparentemente invalicabile, della corporazione delle toghe che il Pd e, più in generale, il Centrosinistra, cercava o di sobillare.

Finalmente dopo anni di tentativi e, soprattutto di vicende vergognose – oggi, tanto per dirne una, ricorre il caso Tortora, una delle macchie più nere della magistratura italiana – il governo Meloni è riuscito a metterci mano trovando il favore di buona parte del Parlamento.

Nordio ha difficoltà a sottolineare la singolarità dell’Italia visto che, ricorda, l’abuso d’ufficio non aveva uguali in nessun ordinamento europeo.

”Se l’Europa ci chiedesse una sorta di rimodulazione del nostro sistema integrato repressivo, noi siamo disposti ad accoglierla, ma non nella forma in cui esisteva l’abuso d’ufficio, che era così evanescente atipico – ricorda il ministro – da non avere uguali, tra l’altro, in nessun altro ordinamento europeo”.

Il ministro affronta poi gli altri aspetti della riforma che il Pd si affanna a contestare con gli slogan senza, tuttavia, riuscire a ribattere sui punti sostanziali.

Il traffico di influenze? È stato mantenuto e abbiamo aumentato la pena minima. Ma – chiarisce Nordio – è stato definito secondo il principio di tassatività. Prima era un reato evanescente, nessuno capiva cosa fosse e le condanne erano poche. La stessa raccomandazione poteva essere ritenuta traffico di influenze. Noi abbiamo ben definito la fattispecie. L’abbiamo circoscritta”.

Sulla linea del garantismo anche la norma che obbliga i magistrati ad avvertire la persona che si sta per arrestare: “E’ giusto che una persona venga avvertita prima di essere arrestata, così si possa difendere e non dopo quando verrà scarcerato dal Tribunale della Libertà – annota il Guardasigilli. – A me sembra un principio di coerenza. Nella nostra proposta se il giudice, dopo l’interrogatorio emette l’ordinanza di custodia cautelare in carcere deve motivare per cui dissente dalla linea di difesa dell’imputato, se è una difesa non convincente allora lo manda in prigione”.

Altra questione quella dell’introduzione della figura del giudice per le indagini preliminari collegiale: “Sei occhi vedono meglio di due, ricordo che la custodia cautelare deve essere l’eccezione. Dunque, è bene devolverla a un organo collegiale. Come è adesso. Solo che il Tribunale della Libertà interviene dopo e spesso scarcera chi è arrestato”.

Uno dei temi più dibattuti è quello delle intercettazioni e dell’utilizzo dei cosiddetti trojan, le spie digitali lanciate in cellulari e pc per catturare le notizie di reato.

“Usiamo una parte delle risorse per le intercettazioni inutili sui cittadini normali e spostiamoli sulle indagini sulla grande criminalità organizzata – propone Nordio. – È un discorso che abbiamo fatto con il procuratore antimafia Melillo. Perché noi siamo tecnologicamente arretrati. Io intendo potenziare le intercettazioni sulla mafia ma servono risorse”.

“Siamo – ricorda il ministro – indietro di anni sulle tecnologie che usano le grandi organizzazioni criminali, perché non abbiamo i soldi per pagare gli strumenti che intercettano le organizzazioni criminali, che sono molto più avanti con la tecnologia – dice Nordio – Lo stesso trojan che oggi viene considerato il meglio del meglio, o il peggio del peggio, è superatissimo. La criminalità organizzata usa dei sistemi che oggi non riusciamo a intercettare perché non abbiamo i soldi per farlo”.

“Ma vi pare che la mafia parli al telefono? – si chiede l’ex-magistrato che ha condotto le più grandi indagini italiane, alcune proprio su mafia e terrorismo. – Lo sanno di essere intercettati. Non parlano più nemmeno con i pizzini… Hanno ironizzato in Parlamento su questa frase. Ma è così”.

“Spendiamo una cifra colossale per inchieste che raggiungono risultati minimi tra l’altro rovinando la vita delle persone”, dice Nordio.

“Vorrei ricordare che la legge impedisce la pubblicazione degli atti giudiziari e vengono pubblicati lo stesso e nessuno dice nulla. Ma la legge c’è già – ci tiene a sottolineare il Guardasigilli. – I brogliacci della polizia non dovrebbero mai figurare perché la legge attuale dispone che questi brogliacci debbano essere depositati davanti al gip e debbano essere trascritti nella forma della perizia e nel contraddittorio delle parti. Perché molto spesso il brogliaccio della Polizia, quello finito intanto sui giornali è sbagliato. Perché magari l’intercettazione viene trascritta e interpretata da un maresciallo di Venezia che non capisce quanto dicono due siciliani e ha sbagliato a comprendere quanto dicono. E poi si scopre, con la trascrizione della perizia, che tutto quello scritto sui giornali è sbagliato. Non dico falso, che è ingannevole, ma era sbagliato”.

Quanto a certi detrattori della riforma, Nordio ricorda, ad esempio, che “”sia Cafiero De Raho che Pietro Grasso sono entrati subito in politica dopo avere cessato la carica di pm senza il periodo di decantazione che sarebbe necessario. Di nomi ce n’è tanti”.

“Grasso ha fatto tanta antimafia e vede la politica come un mondo di mafiosi – aggiunge il Gusrdasigilli. – Io auspico che magistratura e politica smettano di stare su fronti contrapposti”.

Commenti

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  • Giancarlo cartocci 18 Giugno 2023

    Condivido

  • Paolo Mario Pieraccini 18 Giugno 2023

    Emblematico il caso Lavorini a Viareggio.Adolfo Meciani,l’indiziato numero uno,sbattuto su tutti i gionali,fatto segno di una gogna mediatica di proporzioni gigantesche,ebbe a subire un calvario giudiziario.Sulla base delle contrastanti dichiarazioni dei ragazzi di vita della pineta di Viareggio venne più volte incarcerato sino a finire suicida nel carcere Don Bosco di Pisa.