Se Samuel Beckett e Alberto Giacometti s’incontrassero: testo struggente di Massimo Pedroni

20 Apr 2023 15:03 - di Antonella Ambrosioni
Beckett Giacometti Pedroni

Gente come noi non può che vivere nell’insoddisfazione. Necessario che sia così, non potrebbe essere altrimenti. Senza quel magone di insoddisfazione, di senso di imperfezione, di incompletezza, si incepperebbe tutto. Il futuro, il domani”. E’ uno stralcio di conversazione fitta tra Samuel Bechett e l’artista Alberto Giacometti, immaginata dallo scrittore e poeta Massimo Pedroni nel suo nuovo lavoro,  L’albero(CartaCanta edizioni). Lo scrittore del Teatro dell’Assurdo  (1906-1989) e lo scultore (1901-1966) noto per i suoi lunghi e segaligni ominidi, simbolo di un’umanità disperata ebbero un rapporto di collaborazione che i più ignorano. Il loro dialogare è immaginato con una felice intuizione drammaturgica nel libro di Pedroni. Vorremmo vederlo in scena questo testo nato per il teatro ma che si legge come un romanzo. La genesi dell’opera si trova – spiega l’autore- in una fotografia in bianco e nero realizzata intorno agli anni ’60. Si sprigiona da qui la scintilla creativa dello scrittore, che dà voce e sostanza a un incontro artistico affascinante e disperato al tempo stesso. “Un sodalizio artistico tra portatori sani di ansie e interrogativi umani”.

Il nuovo affascinante libro di Massimo Pedroni: “L’albero”

La fotografia capitata nelle mani di Pedroni mostra i due grandi artisti entrambi con lo sguardo rivolto verso l’alto. “Qualcosa più alto di loro li sovrasta”. E’ un albero. Nell’unica collaborazione artistica tra i due, dobbiamo infatti a Giacometti la realizzazione della scenografia minimalista di Aspettando Godot, nella famosa edizione del 1961. Beckett gliel’aveva commissionata. Lo scultore realizzò un albero, essenziale, striminzito, spoglio e fragile come l’esistenza umana. Quell’albero ai piedi del quale – come sappiamo- si sviluppa il dialogare incessante  dei due vagabondi, Estragon e Vladimir. I due si trovano sotto quest’albero scarnificato in una strada di campagna. Sono lì perché un certo Godot ha dato loro appuntamento. Il luogo e l’orario dell’appuntamento sono vaghi. Lo sappiamo, non arriverà mai. L’albero di Giacometti scomparve dopo la fine delle rappresentazioni. E’ stata ricreata dall’artista Gérard Byrne, che la espose in una mostra nel 2006. Nella fotografia che scatena l’immaginario di Pedroni i due artisti guardano proprio in alto perché Giacometti stava illustrando al drammaturgo l’opera commissionatagli.Un albero che comunica la vulnerabilità e la precarietà dell’esistenza umana.

Quel dialogo immaginario tra Beckett e Alberto Giacometti

Il testo di Pedroni riempie con un linguaggio asciutto ed evocativo gli spazi vuoti che la fotografia lascia solo intuire e si addentra in un ipotetico dialogo tra i due artisti. Che come due “nuovi” vagabondi si comunicano analoghe inquietudini, solitudine, balzi metafisici, dettagli biografici. Un testo avvincente, fascinoso, reso ancora più “musicale” nella scrittura attraverso la traduzione a fronte in francese ad opera di Véronique Du Moulin.

Un incontro, una poetica

Il dramma dell’esistenza, la casualità dalla quale è mossa, l’arte come protezione: “Faccio pittura e scultura non per il risultato finale- spiega Giacometti nel testo- ma per fame di vita, per sentirmi protetto”. La vita, la morte, “quell’albero conficcato nelle angosce dell’uomo”. I due artisti si cercavano e si sono travati all’epoca. Quella foto coglie quell’attimo e le parole create da Pedroni ci restituiscono in pieno il senso profondo di un un incontro che vale una poetica, che vale il senso della vita.

Il senso eterno e tragico dell’Attesa

La grandiosità di Godot sta  nella sua astrattezza, l’attesa di Vladimir ed Estragon è l’Attesa con la A maiuscola, la sintesi di tutte le attese e le angosce possibili. L’albero di Giacometti le incarna. L’artista ha spesso combinato il motivo dell’uomo con quello dell’albero sin dalla fine degli anni Quaranta, attraverso una serie di disegni che portarono ad una litografia pubblicata sulla rivista Verve nel 1952. “Scarno, spoglio, essenziale” dice lo scultore. e Becket completa: “Indicibile”. Anche nella rappresentazione che i due stanno allestendo non arriva nessuno:nessun attore, nessun tecnico si presenta all’appuntamento, per le prove. Il dialogo tra i due è struggente: “Ha ancora senso aspettare?”. “Penso di no, quello che c’era da attendere l’abbiamo atteso”. “Non a vuoto, l’abbiamo riempita quell’attesa. E’ tempo di andare”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *