Cospito, la Consulta spiana la strada allo sconto di pena. Il legale esulta

18 Apr 2023 20:31 - di Roberto Frulli

Con una decisione giuridicamente tecnica la Consulta, sollecitata dalla Corte d’assise d’appello di Torino che aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale, si è espressa sull’ergastolo cosiddetto ostativo esaminando la vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito, attualmente detenuto in regime di 41 bis presso il carcere milanese di Opera e giungendo alla conclusione che la norma sull’articolo 69, quarto comma del codice penale è “costituzionalmente illegittima nella parte in cui vieta al giudice di considerare eventuali circostanze attenuanti come prevalenti sulla circostanza aggravante della recidiva di cui all’articolo 99, quarto comma nei casi in cui il reato è punito con la pena edittale dell’ergastolo”.

Tradotto in parole povere, secondo la Corte Costituzionale, non può esservi una sorta di automatismo nell’attivazione della pena dell’ergastolo.

”Il carattere fisso della pena dell’ergastolo esige che il giudice possa operare l’ordinario bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti previsto dai primi tre commi dello stesso articolo 69 – spiega la Consulta in una nota. – Conseguentemente, il giudice dovrà valutare, caso per caso, se applicare la pena dell’ergastolo oppure, laddove reputi prevalenti le attenuanti, una diversa pena detentiva”.

È la tesi sostenuta stamattina dall’avvocato di Cospito, Flavio Rossi Albertini: “è incostituzionale la pena fissa dell’ergastolo perché non consente di parametrare la pena al fatto”, aveva detto il difensore dell’anarchico nel corso dell’udienza davanti alla Corte Costituzionale, dove si dibatteva, in definitiva, della possibilità di riconoscere le attenuanti di cui potrebbe beneficiare Cospito nel processo sull’attentato del 2006 alla caserma degli Allievi carabinieri di Fossano, nel Cuneese.

“Domani lo vedrò e spero di conoscere per allora la decisione della Consulta così da poter fare un colloquio orientato anche alla comprensione di che cosa fare ora”, aveva detto, dopo l’udienza alla Corte Costituzionale, il difensore di Cospito.

Cospito “non si alimenta, come fanno le persone, con pasta, pesce e carne, da 180 giorni – ha aggiunto l’avvocato Rossi Albertini. – Non avremmo mai pensato che sarebbe giunto vivo al 18 aprile. Ma ha perso la capacità di deambulare e 50 chili di peso”.

Una scelta fatta da Cospito consapevolmente. Peraltro si è poi anche scoperto che l’anarchico si era preparato allo “sciopero della fame” – e lo aveva anche svelato ai familiariingrassando in maniera spropositata prima di intraprendere la dieta per poi poterla proseguire più a lungo. E, inoltre, si alimentava con integratori al punto di aver superato agevolmente i cinque mesi canonici di un vero sciopero della fame.

Tutti i medici, infatti, concordano che un digiuno totale oltre i 4 mesi porta invariabilmente alla morte. E, invece, Cospito, grazie agli integratori e alla preparazione precedente all’inizio dello sciopero della fame, ha già superato i 6 mesi.

 

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