Strage di Corinaldo, il marito di Eleonora: ho perso tutto, sono rimasto solo con i miei 4 figli

24 Mar 2023 20:57 - di Roberto Frulli

Al processo bis sulla strage al ‘Lanterna Azzurra Clubbing’ di Corinaldo, dove nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, al concerto di Sfera Ebbasta, morirono una giovane mamma e cinque adolescenti, i giudici ascoltano Fedez e anche il cantante che quella sera era lì sul palco per capire di chi sia la responsabilità di quello che è accaduto: se dei criminali che spruzzarono lo spray al peperoncino per rubare provocando il fuggi fuggi generale o, piuttosto, se dei gestori del locale che aveva diverse criticità inerenti la sicurezza.

Davanti al giudice Francesca Pizzi, Fedez viene chiamato a testimoniare in udienza perché in quel locale lui aveva fatto due concerti in precedenza.

“Devo dire onestamente che ho fatto così tante date che non ho un ricordo nitido che possa essere utile alla Corte. – dice Fedez. – Penso di essere abbastanza tranquillo nell’asserire che fosse stata una data tranquilla, perché ho avuto esperienze di date gestite male e quella della ‘Lanterna’ non rientra tra quelle critiche”.

Il rapper, che in quella discoteca si era esibito il 27 febbraio 2016, questa mattina in aula al Tribunale di Ancona ha spiegato al pm Paolo Gubinelli che “no, non mi è mai capitato nella mia vita artistica che sia stato spruzzato spray al peperoncino”.

“Faccio una mia piccola valutazione – ha poi aggiunto – perché credo che questo sia collegato ad una certa tipologia di artisti e a una certa tipologia temporale. Tanto tempo fa non c’era la moda dello spray al peperoncino ma anche quando esplose questa malsana usanza, comunque sia, in nessun tipo di mio concerto è stato usato, ma vedevo che altre tipologie di artisti venivano coinvolti, artisti trap. Gli eventi dello spray al peperoncino sono concomitanti con l’esplosione del genere trap”.

“Sicuramente dalla parte del locale ci doveva essere certezza e contezza di quanti biglietti fossero stati venduti. Trovo surreale, strano, che non ci fosse anche dall’altra parte”, si stupisce Fedez.

Agli avvocati di parte civile e ai giudici impegnati nell’individuazione delle responsabilità per la sicurezza dentro e fuori il locale di Corinaldo, delle carenze strutturali e del rilascio della concessione per il pubblico spettacolo, Fedez ha sottolineato: “Prima dell’arrivo dell’artista qualcuno che fa le veci del management va comunque a controllare la situazione all’interno del locale”.

Fedez è stato due volte alla Lanterna Azzurra, ha poi aggiunto: “’o scenario peggiore (quello della fuga disperata dal locale prima e della morte dei sei spettatori poi, ndr) si poteva prevedere sul fatto che c’era un cachet molto alto, un prezzo molto basso dei biglietti ma soprattutto la capienza limitata del locale”.

Poi, in udienza, al processo per la strage di Corinaldo, è la volta di Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta. Che racconta: “Il concerto è stato interrotto, ero sul palco mentre è successa la cosa. L’esibizione era già iniziata, hanno iniziato tutti a uscire, si sentiva non puzza, ma non si riusciva a respirare, la gola e gli occhi bruciavano, la gente iniziava ad agitarsi. Quindi si sono accese le luci, abbiamo stoppato e i ragazzi della sicurezza del locale hanno aperto le porte. Io però, nel momento in cui hanno acceso le luci e capito che bisognava sgomberare, sono andato nel backstage e non ho visto iniziare il deflusso, ma lo show fermarsi”.

Sfera Ebbasta affronta anche la questione dello spray al peperoncino, utilizzato nei concerti, come in quello di Corinaldo,  per creare il panico e rubare nel fuggi fuggi generale: “Quando sali sul palco – dice il cantantenon riesci a capire quanto è pieno, di solito ci dicono dopo che c‘é il sold out. In generale i requisiti richiesti per la sicurezza del locale sono sostanzialmente sempre più o meno gli stessi, ovviamente si spera che nessuno abbia con sé lo spray al peperoncino, è anche vero – ammette – che nessuno può controllare le tasche di chi entra”.

“Penso che questa dello spray sia una problematica esistente in ambiente discoteca più che nei concerti o dj set, usata – dice Gionata Boschetti – per rubare collanine nel panico generale, indipendentemente dalla discoteca o dal genere musicale”.

In altre circostanze è stato usato lo spray al peperoncino, ma senza feriti – ricorda Sfera Ebbasta. – E’ capitato anche durante una mia esibizione, il concerto era stato interrotto per un quarto d’ora, io ero sul palco, la gente è fatta uscire ma non ci sono state conseguenze, tanto è vero che poi sono state fatte rientrare le persone e il concerto è ripreso”.

Il cantante ricostruisce davanti ai giudici  anche il momento in cui venne a conoscenza della strage di Corinaldo: “Quella sera eravamo nei van, in quello davanti a me c’era il mio manager. Quando abbiamo capito che c’erano problemi, lui si è avvicinato a piedi al locale e lì davanti ha visto le ambulanze e il panico e mi ha avvisato”.

Dal canto suo Pablo Miguel Lombroni Capalbo, in arte Shablo, manager del trapper milanese, racconta che “Sfera Ebbasta non é mai arrivato alla Lanterna Azzurra. Sono sceso dall’auto a circa un chilometro dalla discoteca perché la strada era bloccata dalla fila delle macchine e ho fatto il percorso a piedi”, ricorda Shablo spiegando di aver visto lungo la strada che porta al locale, “ambulanze e mezzi dei pompieri” e di aver capito che “la situazione era più critica di quella che era stata riferita al telefono dalla sicurezza del locale”.

Quella notte fu la cronaca di una morte annunciata – dice, senza mezzi termini, all’Adnkronos, l’avvocato Corrado Canafoglia, legale di parte civile di alcuni ragazzi danneggiati in maniera seria durante la calca – perché è emersa l’assenza totale di qualsiasi controllo da parte delle istituzioni che avrebbero dovuto fermare eventi come quello di quella sera in quel posto. I controlli non ci sono stati”.

“Mi è sembrato assurdo che a Sfera sia successo altre volte che qualcuno spruzzava dello spray al peperoncino ai suoi concerti, uno dei quali, lo ha detto lui stesso, fu addirittura interrotto, ma senza nemmeno un ferito – si stupisce, parlando con l’Adnkronos, Paolo Curi, il marito di Eleonora Girolimini la giovane mamma morta nella tragedia alla ‘Lanterna Azzurra‘ la notte tra il 7 e l’8 febbraio 2018.Il problema non è lo spray al peperoncino, che pure è una cosa gravissima, ma che eravamo in un posto senza alcuna norma, un magazzino agricolo strapieno. I ragazzi quella notte sono stati mandati al macello”.

Io quella notte ho perso mia moglie, sono rimasto da solo con i miei quattro figli, la più piccola aveva appena 23 mesi, ancora prendeva il latte dalla mamma – racconta il marito di Eleonora Girolimini. Mi sono trovato da un solo da un giorno a un altro, ho dovuto chiudere la ditta che avevo, lasciare la bella casa in campagna che ci eravamo costruiti io e mia moglie. La difficoltà di andare avanti è stata su tutti i fronti, non solo economico. Io ero lì, sono forse l’unico adulto superstite di quella tragedia. Ero stato in altri locali in zona con mia figlia, ma quella notte la situazione era al di fuori del normale. E Sfera Ebbasta, che stava arrivando – conclude – non venne perché avvertito della tragedia dal manager poco prima. Mi spiace che si cerchino cavilli burocratici per aggirare le colpe, ma è impensabile che nel 2018 un locale fosse in quelle condizioni”.

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